Culture

Oggi, 13:082017-12-17 13:08:42
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Biancaneve: la prima principessa Disney compie 80 anni

Innocente, pura, semplice, così diversa dalle eroine di oggi, come la coraggiosa protagonista di Oceania o l’intraprendente e sempre allegra Anna di Frozen,...

Innocente, pura, semplice, così diversa dalle eroine di oggi, come la coraggiosa protagonista di Oceania o l’intraprendente e sempre allegra Anna di Frozen, eppure ancora universalmente amata: Biancaneve e i sette nani, primo lungometraggio prodotto da Walt Disney e primo film di animazione completamente a colori, compie 80 anni. “Snow White ad the Seven Dwarfs” venne proiettato in anteprima al Carthay Circle Theatre di Los Angeles il 21 dicembre 1937, poi distribuito negli Usa il 4 febbraio 1938. Dopo la prima uscita ottenne al box office 8 milioni di dollari in tutto il mondo.

È tuttora tra i film di animazione più redditizi della storia americana, con un incasso negli Usa di oltre 935 milioni di dollari (oltre 913 milioni di franchi al cambio attuale), e la Disney lavora a rilanciarlo in formato live action.

La madre di tutte le principesse Disney, fanciulla perseguitata dalla perfida matrigna Grimilde, che si rifugia nel bosco, nella casa dei sette nani, viene avvelenata dalla strega e poi si risveglia grazie al bacio del principe azzurro, fu un miracolo artistico negli anni bui in cui gli Stati Uniti uscivano dalla grande depressione.

Il giovane Walt Disney decise di rischiare per realizzare il primo cartone animato strutturato come un film, investendo tutto quello che aveva, oltre un milione e mezzo di dollari, cifra astronomica per quei tempi. La scelta di Biancaneve non fu casuale: un giovanissimo Walt aveva assistito in un cinema muto alla prima versione tratta dai Grimm, con Marguerite Clarke, e ne era rimasto colpito. Più avanti si rese conto delle potenzialità della storia e dopo anni di puntigliosa e quasi ossessiva preparazione creò la pellicola.

Una scommessa vinta: grazie a quell’intuizione Disney realizzò le basi di un vero e proprio impero – gigante che ha di recente acquisito il ramo intrattenimento di Fox – aprendo i Walt Disney Studios a Burbank, in California, in cui sono stati girati tutti gli altri suoi classici.

Diretto da David Hand, il film Biancaneve e i sette nani venne prodotto in tre anni con tecniche innovative: ci lavorarono 32 animatori, 102 assistenti, 167 intercalatori, 20 scenografi, 25 artisti dell’acquerello, 65 animatori per gli effetti e 158 tra pittrici e inchiostratrici. Furono realizzate 2 milioni di illustrazioni usando 1500 tonalità di colore. Premiato con un Oscar speciale, consegnato da Shirley Temple a Walt Disney, il film ottenne, oltre alla tradizionale statuetta, anche altri sette Academy Award in miniatura.

Ieri, 06:102017-12-16 06:10:53
Beppe Donadio @laRegione

Baglioni, a prescindere

A lungo unico depositario del mal d’amore (e di quello in riva al mare), il cantautore romano è colto musicista assai prima che personaggio. Dal 1970 di ‘Notte di Natale’ al 2016 di ‘Capitani...

A lungo unico depositario del mal d’amore (e di quello in riva al mare), il cantautore romano è colto musicista assai prima che personaggio. Dal 1970 di ‘Notte di Natale’ al 2016 di ‘Capitani coraggiosi’, e nel giorno dell’annuncio dei cantanti in gara, ecco la storia di un caposcuola oggi direttore artistico di Sanremo, ruolo scomodo in Italia quanto la panchina della Nazionale.

1. Il pessimismo baglioniano

“E per tutti 'Agonia'”. In ‘51 Montesacro’, intermezzo autobiografico che lega i brani dell'album 'Strada facendo' (1981), Claudio Baglioni ricorda quel soprannome che lo accompagnò per i primi anni di carriera, nato un po' per gli occhiali spessi un dito (“Il più bravo a scuola, quattr’occhi e mezzo naso”), un po' per lo struggimento d'amore del quale è stato per molto tempo depositario e unico autorizzato. Fino alla fine del secolo scorso, infatti, i teenager di ieri (50enni di oggi) erano soliti inneggiare a tutta una serie di disastri sentimentali, da ‘Fiori rosa fiori di pesco’ (1970, Battisti, il lasciato va a casa della lasciante e ci trova l’altro) a ‘Questo piccolo grande amore’ (1972), dove l’amore – grande o piccolo che fosse – era già finito (“Ed io, io non lo so quant’è che ho pianto”). Baglioni c’era andato giù pesante già agli esordi in ‘Notte di Natale’ (1970): nevica, in cielo nemmeno una stella cometa, lei ha bidonato il cenone e il male di vivere esplode nel verso “Dio, tu stai nascendo e muoio io”. Ascoltata la notte della Vigilia, peggio ancora se la fidanzata storica vi ha lasciati a Pasqua, il rischio di ateismo è alto.

‘Amore bello’ (1973) è teatro dell’ultimo ballo (“Fra poco andrai, un lento, l’ultimo oramai”); in ‘E tu’ (1974), sebbene lei stia “scoppiando dentro il cuore” di lui, lui si chiede “che cosa mai farei se adesso non ci fossi tu” (qualcuno che esplode dentro il cuore tuo dovrebbe rappresentare la migliore delle certezze. E invece il cantautore si fa delle paranoie). L’incipit “Passerotto non andare via” di ‘Sabato pomeriggio’, stesso anno, dice già tutto. Come già tutto dice il titolo ‘Solo’ (1977), brano dal quale emerge il preoccuparsi di lei, l’abbandonante, quando quello grave è lui, l’abbandonato (“Non darti pena sai per me, mangia un po' di più che sei tutt'ossa”, che equivale a “Ho parlato al suo ragazzo e l'ho convinto a ritornare da lei”, l'amore al tempo dei ‘Servi della gleba’). In 'E tu come stai?' (1978) va in scena il pensiero fisso dell'altro con lei (“Chi ti accarezza stanco?”, dove “stanco” a noi è sempre parso più lascivo di “arzillo”); in ‘Amori in corso’ (1985, da ‘La vita è adesso’), l’amore non è mai cominciato (“Ancor prima di trovarti, forse ti ho già perso”).

Tardivamente premesso che quanto sopra è di qualità artistica eccelsa e che in questo pregevole mal de vivre ci siamo cullati con un certo piacere autolesionistico, il Baglioni pessimista andrebbe ascoltato quando nella vita si hanno le prime sicurezze, una minima autostima e, soprattutto, una volta superati l’idealizzazione della figura femminile, le pretese salvifiche e i presunti poteri divinatori. Soltanto allora si potrà soffrire in modo costruttivo ascoltando ‘Mille giorni di te e di me’ (1990) e i cocci rotti di una storia che “va a puttane, sapessi andarci io”, per poi passare a un capolavoro del mal d’amore – nessuna ironia, di capolavoro si tratta – intitolato 'Fammi andar via' da ‘Io sono qui’ (1995), grido disperato di chi chiede alla donna della sua vita – lei, evidentemente, ha cambiato idea – di aiutarlo a dimenticarla: “E se andrai lontano, fa che non sia troppo fuori mano, o trova un posto irraggiungibile”. Esiste modo migliore per descrivere un addio?

2. I ganci in mezzo al cielo

Amori in corsa o sul binario morto, Claudio Baglioni ha avuto quel dono di pochi di catturare l’epoca, la generazione, l’immediato, l'istante. Come quello che chiude 'Avrai', scritta per il figlio Giovanni nato nel 1982 (oggi virtuoso della chitarra acustica), al quale il padre augura “una radio per sentire che la guerra è finita”. Gli anni 80 di Baglioni erano iniziati con la consacrazione data da ‘Strada facendo’, canzone e album del 1981 prodotti da Geoff Westley (già col Battisti di ‘Una giornata uggiosa’, oggi nella commissione artistica di Sanremo). Quel “gancio in mezzo al cielo”, che i più intraprendenti hanno inseguito e i pigri atteso, ha affascinato un po’ tutti. Anche l’autore de ‘La forza mia’, brano con il quale il talentuoso (da talent) Marco Carta vinse un Festival urlando “Tu sarai la forza mia, il mio gancio in mezzo al cielo”. Che in musica è un po’ come in poesia ‘prendere in prestito’ versi di Ungaretti (“Tu sarai una tipa buia, ma a volte t’illumini d’immenso”).

Arrangiato da Celso Valli, con la London Symphony Orchestra registrata ad Abbey Road, ‘La vita è adesso’ (1985) contiene un altro (omonimo) inno. Il “gancio in mezzo al cielo” diventa l’invito a “non lasciare andare un giorno per ritrovar te stesso” (il pigro non raccoglierà, l’intraprendente sì). Nel testo, uno dei più intensi momenti d’intimità: “e tu che mi ricambi gli occhi in questo istante immenso, sopra il rumore della gente, dimmi se questo ha un senso” (oggi un rapper scriverebbe “si tromba”). In coda all’album c’è ‘Notte di note, note di notte’, da cui un congedo lungo 5 anni; in mezzo, ‘E adesso la pubblicità’, sul tema del rimbecillimento da tv molto prima dell’avvento dei format di Maria De Filippi. Su tutte, ‘Uomini persi’, amara e a suo modo anticipatrice riflessione che tutti – anche “quei disperati che seminano bombe tra poveri corpi, come fossero vuoti a perdere” – sono stati bambini, e, almeno per poco, innocenti.

3. ‘Oltre’ l’amore

Al Comunale di Torino, nel settembre del 1988, il popolo gridava Vasco con la stessa rabbia con la quale anni prima si gridò “Barabba”. Guardando alla scaletta, al tempo della data italiana di “Human Rights Now” – concertone in favore di Amnesty International – il rocker di Zocco rispetto al Baglioni non aveva né una ‘Uomini persi’ (vedi punto 2), né una ‘Ninna nanna nanna ninna’, la guerra vista da Trilussa e messa in musica (la gente che “se scanna per un matto che comanna” e per “un Dio che nun se vede”). Si trattava di suonare per i diritti dell'uomo insieme a Bruce Springsteen, Peter Gabriel, Sting, Tracy Chapman, Youssou N’Dour, e a 'Strada facendo' qualcuno avrebbe preferito 'Bollicine'. Baglioni fu oltraggiato in modi che YouTube non può raccontare, grazie (si presume) a un accurato lavoro di rimozione. Ma noi, tra quegli 80mila – piedi nella cartapesta per via del lavoro congiunto di volantini pacifisti, docce refrigeranti e primi venti autunnali – vedemmo volare le arance sul palco. A poco servì Peter Gabriel, nato in terra di hooligan, a placare gli ultrà.

Quanto sia pesato quel pomeriggio torinese sull’anno trascorso tra l'annuncio e la pubblicazione del nuovo album ‘Oltre’ non è dato sapere. Se anche si fosse trattato di perfezionismo, per svoltare non basta mettere fuori la freccia, bisogna prima avere la patente. E Baglioni si dimostrò patentato. Non riuscendo a comprendere quella pantagruelica raccolta di pensieri, parole, opere senza alcuna omissione, parte della critica pensò fosse il caso di stroncare a prescindere, complice un singolo non trainante (‘Dagli il via’). Oggi che il doppio album è ritenuto la vetta di Baglioni – registrato negli studi di Peter Gabriel con un viavai di turnisti come Steve Ferrone, Tony Levin, Paco De Lucia, Manu Katche e molti altri – si può rileggere un sottotitolo del critico Marco Mangiarotti che accolse il disco così: “il discusso ritorno di un popolare cantautore che crede di essere un poeta” (l’articolo è peggio). 'Oltre' è opera eccelsa, fosse solo per Pino Daniele in ‘Io dal mare’ e Mia Martini in ‘Stelle di stelle’, atipico duetto jazz in cui i duettanti viaggiano tutto il tempo separati, per incontrarsi sulla parola “voce”, alla fine di tutto.

Cinque anni dopo, Baglioni pubblica ‘Io sono qui’, dopo il quale tutto è un secondo indietro nell'orologio biologico del cantastorie. In mezzo a singoli riusciti come ‘Bolero’, vive una colta citazione di Libero Bovio chiamata ‘Reginella’. ‘Le vie dei colori’ è il fulcro di un live chiamato ‘Attori e spettatori’ che riempie due volte l’Olimpico, e San Siro. Capace per primo di smontare la sacralità dell’artista, per cantare debitamente riarrangiate ‘Heidi’, ‘Sandokan’, ‘Pippi Calzelunghe’ e le sigle di ‘Canzonissima’, nel ‘97 Baglioni è il juke-box umano di un contenitore tv sul modernariato chiamato ‘Anima mia’. Da lì, un cd di tutto il meglio (‘Anime in gioco’). Il ‘99 è l’anno di ‘Viaggiatore sulla coda del tempo’, dal quale la compagnia telefonica Omnitel si accaparra ‘Cuore d’aliante’, rendendola per sempre spot. L’album è chiuso da 'A Clà', il Baglioni artista che parla a sé stesso uomo, ricordando l’attimo in cui i due Claudio si sono separati per sempre (“Tu si che eri un re, mica io”). La canzone chiude un ciclo nel quale ‘Sono io (l’uomo della storia accanto)’ suona come un dignitoso effetto Doppler.

5. Perché Baglioni è Baglioni

Il fabbricatore di inni generazionali si è fermato a ‘Tutti qui’, da uno dei molti live da perdere il conto. L’ultimo Baglioni inedito è in una serie di brani sdoganati online per quella teoria tanto cara a Vasco Rossi che l’album è una cosa superata (che a noi suona come “non ho più la vena creativa di una volta”). Abituati al silenzio nel quale di 5 anni in 5 anni avevamo atteso il suo ritorno con un disco capace di far dimenticare il precedente, nel 2016 l’ennesimo live ha fermato nel tempo l’esperienza ‘Capitani coraggiosi’ insieme a Gianni Morandi, con il Baglioni – un tempo misurato – a chiudere ogni canzone con l’acuto, in una gara a chi ce l’ha più lungo (l’acuto). Disputata, per altro, con se stesso. L’ostentazione di fiato rievoca il miglior (peggior) Claudio Villa, che su ‘Granada’ andava a caccia dei bicchieri lasciati intatti da Caruso. Più che in gara per il gorgheggio, si rivorrebbe il Baglioni chino su un altro ‘Oltre’, come il Concato di ‘Tutto qua’ che nel 2011 sforna l’album perfetto quando meno te l’aspetti.

Nell’Italia che celebra ‘Gelato al cioccolato’ e non ricorda ‘Tamburi lontani’, prima che il Festival-tritacarne provi a ridurre in poltiglia la storia di un musicista come pochi (lo si ascolti nel live di Napoli reggere da solo al pianoforte un’intera carriera), e mentre si consolidano le incertezze di Mario Luzzatto Fegiz che sono pure le nostre (“non ho niente contro Baglioni a Sanremo, ho solo paura per lui”), ci sembrava giusto ricordare su queste pagine la grandezza di un grande. A prescindere.


Articolo correlato: 'EuroBaglioni one-man-band a Campione', 10 maggio 2014

Ieri, 00:472017-12-16 00:47:40
Beppe Donadio @laRegione

Sanremo 2018, la musica ha scelto buona musica

La macchina Sanremo si è messa in moto. ‘Sarà Sanremo’, gara ad eliminazione fra giovani promesse (il panico da diretta ne azzoppa un paio), ha ospitato le scelte del...

La macchina Sanremo si è messa in moto. ‘Sarà Sanremo’, gara ad eliminazione fra giovani promesse (il panico da diretta ne azzoppa un paio), ha ospitato le scelte del direttore artistico Claudio Baglioni per la categoria ‘big’. Diciamolo a bassa voce, e a scatola chiusa: la musica ha scelto buona musica. Spiccano il nome di Mario Biondi e quelli della coppia partenopea Avitabile-Servillo, già vincitori di Tenco e Sanremo, qui in coppia (ma la sorpresa è più sotto). Davanti al giurato Facchinetti (con lui anche Pelù e Irene Grandi), scorrono attempati di valore come babbo Roby, in duetto con l’ex-Pooh Riccardo Fogli, e Luca Barbarossa. Torna Ornella Vanoni con due dei migliori autori italiani, Bungaro e Pacifico.

Ce n’è per tutti i gusti. Talent già affermati con moderazione (Kolors, Annalisa, Noemi), elettropop (Lo Stato Sociale), coppie atipiche (Ermal Meta con Fabrizio Moro). C’è il ritorno del bravo e coerente Renzo Rubino (il primo uomo a cantare ‘amami uomo’). Reunion per Le Vibrazioni, Reunion per i Decibel di Ruggeri, e reunion da brividi tra Ron e Dalla (Rosalino canta una canzone del grande e definitivamente assente Lucio). Il 20esimo e ultimo nome è quello di Elio e le Storie Tese, nell'anno del (finto?) addio con 'Arrivedorci'.

Una parola per l'elemento di continuità con l'ultimo nome e con le ultime edizioni, Rocco Tanica, la cui raffica di battute si capirà – per quantità – tra il sonno notturno e il dormiveglia di domani. Più di due parole per i giovani, con sorpresa ticinese oltre mezzanotte e mezza: Leonardo Monteiro, da Chiasso, salirà sul palco dell'Ariston con 'Bianca'. Il Baglioni della serata si chiama Lorenzo, canta ‘Il congiuntivo’ e pare un predestinato sul quale pende un’ombra gabbanica tutt’altro che sinistra. Prima della grammatica si era espresso sulle leggi di Keplero, forse con più genialità, ma scommettiamo su di lui da questa sera e sino al 10 febbraio. Piace Mudimbi, ma non quanto Mirkoeilcane, che con ‘Stanno tutti bene’ riesce a recitare il dramma dei barconi con rispetto per chi è rimasto al largo, il tutto visto dagli occhi di un bambino.

I 20 big in gara:

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli (‘Il segreto del tempo’)

Nina Zilli (‘Senza appartenere’)

The Kolors (‘Frida’)

Diodado e Roy Paci (‘Adesso’)

Mario Biondi (‘Rivederti’)

Luca Barbarossa (‘Passame er sale’)

Lo Stato Sociale (‘Una vita in vacanza’)

Annalisa (‘Il mondo prima di te’)

Giovanni Caccamo (‘Eterno’)

Enzo Avitabile e Peppe Servillo (‘Il coraggio di ogni giorno’)

Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico (‘Imparare ad amarsi’)

Renzo Rubino (‘Custodire’)

Noemi (‘Non smettere mai di cercarmi’)

Ermal Meta e Fabrizio Moro (‘Non mi avete fatto niente’)

Le Vibrazioni (‘Così sbagliato’)

Ron (‘Almeno pensami’)

Max Gazzé ('La leggenda di Cristalda e Pizzomunno')

Decibel ('Lettera dal Duca')

Red Canzian ('Ognuno ha il suo racconto')

Elio e le Storie Tese ('Arrivedorci')

15.12.2017, 16:152017-12-15 16:15:11
@laRegione

Biagio Antonacci a Rft: 'Voglio suonare a Locarno'

Tra ricordi di vecchi concerti a Zurigo e Lugano («È stato tantissimo tempo fa, era appena sparito il Super 8»), indietro sino alle trasferte in terra ticinese in...

Tra ricordi di vecchi concerti a Zurigo e Lugano («È stato tantissimo tempo fa, era appena sparito il Super 8»), indietro sino alle trasferte in terra ticinese in gioventù ("A quel tempo dire «Siamo stati a Lugano a bere un caffè» era chiccosissimo"), il cantautore in concerto al Palaghiaccio lunedì 18 dicembre alle 21 si racconta a Radio Fiume Ticino. Tra i molti temi, il desiderio di calcare il palco di Piazza Grande: «Se mi comporto bene alla Resega, azzardiamo anche Locarno». Ascolta l'intervista integrale.

"Con amore, firmato Biagio" - Leggi l'intervista alla 'Regione'

Biagio Antonacci 'Dediche e manie tour' (MrRoy Productions, biglietteria.ch)

15.12.2017, 07:152017-12-15 07:15:09
@laRegione

Molestie a Hollywood: nuove testimonianze contro Dustin Hoffman

Dustin Hoffman sempre più nella bufera, con nuove accuse di molestie sessuali rivolte da diverse donne. Una di queste racconta di essere stata...

Dustin Hoffman sempre più nella bufera, con nuove accuse di molestie sessuali rivolte da diverse donne. Una di queste racconta di essere stata abusata quando aveva solo 16 anni in un hotel di New York. Cori Thomas, questo il nome della ragazza, era allora una compagna di classe della sorella dell’attore che invitò le due ragazze nella sua stanza d’albergo per una cena. Quando la sorella di Hoffman andò via – racconta Thomas – l’attore si fece una doccia e ritornò con addosso solo un asciugamano che all’improvviso si tolse facendosi vedere nudo. Un’altra donna, Melissa Kester, racconta invece come l’attore prese la sua mano e la infilò nei suoi pantaloni mentre erano nello studio di registrazione. Hoffman è stato già accusato di molestie nelle settimane scorse dall’attrice Anna Graham Hunter che all’epoca dei fatti, nel 1985, aveva 17 anni.

15.12.2017, 06:072017-12-15 06:07:04
Beppe Donadio @laRegione

Te lo do io il Natale

I panettoni sugli scaffali a settembre, mentre per strada signore e signorine sfoggiano ancora vestitini corti, sono il sinistro presagio. Che le Feste sono arrivate, invece, è realtà data dallo...

I panettoni sugli scaffali a settembre, mentre per strada signore e signorine sfoggiano ancora vestitini corti, sono il sinistro presagio. Che le Feste sono arrivate, invece, è realtà data dallo spot natalizio dei grandi magazzini. Punto di non ritorno, il film di Natale; per alcuni, la riconciliazione col bambino che c’è in noi, per altri una ciclica tortura. Se mai ‘Blizzard, la renna di Babbo Natale’ vi mandasse in sbattimento, se non credete al ‘Miracolo nella 34ª strada’, se non sapete che farvene di elfi e regine del freddo, se ‘Love actually’ vi provoca l’orticaria e se per il bimbo di ‘Mamma ho perso l’aereo’ sognate ogni volta un finale diverso, ecco alcuni titoli per chi è convinto che a Natale possiamo essere tutti più cattivi…

In 'L'ultimo Capodanno' di Marco Risi (1998), Monica Bellucci è il fulcro di una follia condominiale programmata per esplodere alla mezzanotte. La triste umanità del palazzo include anche una vedova aspirante suicida, un gigolò per anziane signore (Rosario Fiorello) e un avvocato vittima delle sue fantasie erotiche (Alessandro Haber). L’impatto della Bellucci sul film è statico quanto il finto pelo pubico che la ricopre nelle scene di nudo integrale, ma il film è di gradevole cinismo (il più noto padre Dino disse al figlio Marco: "Se riesci a far ridere con queste cose vuol dire che sei veramente un grande regista").

Sarà il suo passato di pubblicitario, Paolo Genovese gestisce con maestria il disagio che porta alla ‘soluzione finale’, che di norma se ne infischia del lieto fine. Caratteristiche che accomunano tanto 'Perfetti sconosciuti' (2016) quanto il natalizio ‘Una famiglia perfetta’ (2012), storia di un burbero separato (Sergio Castellitto) che per non trascorrere le feste solo come un cane assolda una troupe di attori ai quali far recitare i singoli ruoli della famiglia che non ha più (dello stesso Genovese, sorvoliamo sulla bontà che regna in ‘La banda dei Babbi Natale’. Perché noi qui si vuole soffrire). Beghe familiari anche in 'Parenti serpenti' di Mario Monicelli (1992), dove una coppia di anziani che rifiuta l’ospizio offre in eredità la propria abitazione a chi, dei 4 figli, li accoglierà in casa. Il vaso di Pandora delle gelosie represse è aperto, così come pure l'armadio con gli scheletri dentro.

In 'Regalo di Natale' (1986), Pupi Avati mette in scena la crudeltà del poker. Coppa Volpi per il miglior attore protagonista, Carlo Delle Piane è un avvocato noto per le perdite al gioco, vittima sacrificale di un gruppo di amici, o presunti tali, capeggiati da Diego Abatantuono (che ha promesso alla moglie di non giocare più). Quella che sembra una pura formalità diviene beffa all’alba del 25 dicembre (‘La rivincita di Natale’, 18 anni dopo, sarà degno sequel). 

Per gli amanti dell’horror, il caposcuola è 'Black Christmas (Un Natale rosso sangue)', film del ‘74 nel quale uno psicopatico si accanisce in un convitto femminile (meno epocale il remake splatter). In ‘Silent night, deadly night’ (1984), un altro psicopatico (per trauma natalizio infantile) agisce vestito da Santa Claus per moralizzare il vicinato. In ‘Krampus - Natale non è sempre Natale’ (2015) si riesuma il  demone di antiche leggende popolari, anch’esso moralizzatore (il piccolo Max, che ha perso lo spirito del Natale, straccia la letterina per Santa Claus  e, giustamente, finisce all’inferno). Peccato per il lieto fine che accompagna i perfidi ‘Gremlins’ (1984), ‘Il Grinch’ (2000) e Ebenezer Scrooge di ‘A Christmas Carol’ (2009), uno dei più riusciti eroi negativi delle Feste uscito dalla penna di Charles Dickens.

Il cinepanettone U.S. annovera anche un episodio della saga dei Griswold (famiglia media americana con a capo il maldestro Chevy Chase) in 'Un Natale esplosivo' (1989), cenone che muta in disastro. Ma il Natale non è mai abbastanza cattivo senza 'Babbo bastardo' (2003), irriverente che nemmeno i Monty Python. Willie (Billy Bob Thornton) è un ladro alcolizzato e sessualmente bulimico il cui tentativo di svaligiare un centro commerciale gli impone di fare il Babbo Natale per i bimbi. Niente di troppo complesso per un ladro alcolizzato e sessualmente bulimico, se non che Willie, i bimbi, li detesta. Per ridere della sua deriva morale – la parte era destinata a Bill Murray o Jack Nicholson, entrambi già impegnati su altri set – si eviti il sequel, informe lista di sboccataggini. Anche nel primo film, in verità, le sboccataggini abbondano. Soltanto che sono distribuite ad arte, con una certa poesia e funzionali alla storia. Bambini accompagnati (ritirato dalle sale italiane il 21 dicembre 2004. Nemmeno il tempo di festeggiare…).

14.12.2017, 23:582017-12-14 23:58:34
@laRegione

Lorenzo Licitra vince X Factor Italia, secondi i Maneskin

Lorenzo Licitra vince l’undicesima edizione italiana di X Factor. Il ragusano ha superato a sorpresa in finale i romani Maneskin, dati per favoriti da...

Lorenzo Licitra vince l’undicesima edizione italiana di X Factor. Il ragusano ha superato a sorpresa in finale i romani Maneskin, dati per favoriti da settimane.

La serata è iniziata con un salto indietro nel tempo e con l’apertura affidata ai Soul System, che esattamente un anno fa venivano eletti ’nuovi talenti’ del talent di casa Sky. Con loro, sulle note ’Let me entertain you’, si sono esibiti anche tutti i quattro concorrenti rimasti in gara, oltre ai giudici e perfino Alessandro Cattelan. Confermato il meccanismo della gara suddivisa in tre manche: una prima dedicata ai duetti dei concorrenti con James Arthur, al termine della quale è stato eliminato Samuel Storm, una seconda con i medley dei brani già presentati dai concorrenti nei mesi scorsi, per finire con un testa a testa dedicato ai brani inediti dei due superfinalisti. Al termine della seconda manche è stato eliminato Enrico Nigiotti, così che le porte del testa a testa finale si sono spalancate per i Maneskin, dati per favoriti da settimane, e per Lorenzo Licitra. Tra i due superfinalisti, il ragusano si è aggiudicato a sorpresa l’X Factor 2017. (Ansa)

14.12.2017, 14:112017-12-14 14:11:19
@laRegione

Disney compra una parte di Fox per oltre 52 miliardi

Disney ha raggiunto l’accordo per comprare alcuni asset della 21st Century Fox. L’operazione – per la quale Disney pagherà 52,4 miliardi di dollari con un...

Disney ha raggiunto l’accordo per comprare alcuni asset della 21st Century Fox. L’operazione – per la quale Disney pagherà 52,4 miliardi di dollari con un concambio di 0,2745 azioni Disney per ogni azione Fox – smembra l’impero mediatico di Rupert Murdoch.

Walt Disney si accaparra così la maggior parte dell’impero che Rupert Murdoch ha assemblato nell’arco di tre decenni e che va dagli studio di Hollywood al principale canale via satellite in Europa fino alle emittenti Tv più viste in India. Gli asset che passano di mano sono Sky, Star India, una serie di Pay-tv fra cui Fx e National Geographic, mentre rimarranno nella scuderia di Murdoch il canale Fox News, la rete sportiva FS1 e il network Fox negli Usa. L’a.d. di Disney, Bob Iger, resterà in carica fino al 2021.

La cessione rappresenta un notevole ridimensionamento per l’86enne Murdoch, con suo figlio James che potrebbe anche dire addio alla parte rimanente dell’impero del magnate australiano, magari nella speranza di una proposta di lavoro da parte di Disney che potrebbe garantirgli la successione di Iger stesso. Si chiude così la gara con Comcast che ha praticamente monopolizzato la finanza statunitense negli ultimi mesi, con l’accordo Disney-Fox che ora deve passare al vaglio delle autorità Antitrust statunitensi.

14.12.2017, 06:062017-12-14 06:06:45
Beppe Donadio @laRegione

Con amore, firmato Biagio

È cominciato tutto con un nuovo album, atteso tre anni. Tutto prosegue con un tour che aggiunge date in corsa per far fronte a concerti già sold out. È la coda dell’annus mirabilis di Biagio...

È cominciato tutto con un nuovo album, atteso tre anni. Tutto prosegue con un tour che aggiunge date in corsa per far fronte a concerti già sold out. È la coda dell’annus mirabilis di Biagio Antonacci, che fa tappa a Lugano per il tour di ‘Dediche e manie’ (MrRoy Productions, biglietteria.ch). Il Palaghiaccio, lunedì 18 dicembre alle 21, è una delle prime date di un viaggio che continuerà pressoché ininterrottamente sino al 27 gennaio in Italia. Prima di Mosca e San Pietroburgo, in febbraio, e di nuovi concerti alle porte dell’estate 2018. Con la Resega che sta per aprire la sua pista, incontriamo un artista entusiasta di un’opera curata in prima persona, assorbito da un lavoro che ha sempre sognato di fare e che continua ad amare come il primo giorno.

La genesi dell’album raccontata dal suo autore...

Non è stato realizzato a tavolino, come nessuno degli altri. Nasce dalla voglia di sperimentare nuovi linguaggi e nuovi modi di fare musica, collaborando con giovani artisti, come in ‘Sei nell’aria’ in duetto con Laïoung, un giovane di grande talento. È un esponente della musica rap che con la sua voce ha dato un’energia particolare alla canzone. Ho arrangiato e prodotto tutte le canzoni insieme a giovani musicisti come Fabrizio Ferraguzzo, Davide Tagliapietra, Placido Salamone e Stefano De Maio, mio storico collaboratore. Un album, soprattutto per un cantautore, non è un semplice prodotto ma è qualcosa di più: è il risultato di mille esperimenti musicali, di tantissime canzoni scritte e non pubblicate, di nuovi modi di esprimersi, con linguaggi musicali differenti.

Quanto di te è in questo disco?

Essendo un cantautore, quando presento un mio nuovo lavoro presento anche una parte di me. Non perché le storie che racconto mi appartengano direttamente, ma solo per il fatto che sono nate da me, in momenti particolari nei quali ho saputo, con l’ispirazione, attingere dalla vita di tutti i giorni Che non necessariamente deve essere per forza la mia. Un artista deve dare per emozionare e far pensare; è quasi una missione o per lo meno dovrebbe esserlo. Appunto per questo, per me è importante la parte artigianale del mio lavoro, la mia voglia di arrivare in studio sapendo che quello che inciderò è qualcosa che mi appartiene e quindi interpreterò al meglio. Il mio modo di fare musica è autentico e non potrebbe essere altrimenti, dal momento che ciò che scrivo e che canto lo dovrò presentare dal vivo al mio pubblico. Dal vivo non ci sono trucchi, ci sei tu e la tua musica ed il pubblico sa capire se sei reale oppure no.

Apri con ‘Il migliore’, un invito a darsi una mossa. Da dove partiamo?

Dalla volontà di capire che ognuno di noi può essere il migliore, anche una sola volta nella vita; basta credere in ciò che si fa. Il risultato è sempre importante, ma è ancora più importante il modo in cui cerchi di raggiungerlo.

E poi c’è quel gioiello di ‘Mio fratello’...

‘Mio fratello’ è la storia di due fratelli con due vite distinte per stili e risultati, un incontro ma anche uno scontro tra due realtà differenti. Anche questo brano è impreziosito dalla presenza di un bravissimo cantautore siciliano, Mario Incudine, un interprete raffinato e sincero, dotato di grandissime doti interpretative. Sono contento di avergli dato spazio nel mio album, così come ne ho dato a Laïoung, perché dare l’occasione a talenti veri è per me fonte di grande stimolo.

L’amore descritto con gli strumenti musicali in ‘Un bacio lungo come una canzone’. Da dove nasce l’idea?

Creare significa in qualche modo dare voce alle proprie visioni; gli artisti sono tutti dei visionari, dei sognatori. Io ho un’immaginazione creativa che attinge dalla realtà di tutti i giorni, che non deve essere per forza la mia. Anzi, io mi nutro di ciò che vedo, anche se non appartiene alla mia esperienza diretta. Un artista deve trovare spunto da tutto e trasformare in ispirazione ciò che sente e che vive, anche da realtà diverse dalla propria.

‘In mezzo al mondo’, trionfo del vintage…

Il videoclip è di chiara ispirazione anni ‘80 primi ‘90, un momento musicale incredibile per la storia della musica mondiale; lo stesso vale per il cinema e per l’exploit del Vhs che permetteva di portare nelle case di tutti il cinema. Il mio ultimo album è stato scritto e composto sotto l’influenza di atmosfere musicali di quegli anni, seppur con sonorità moderne.

Dediche e manie: le tue più ricorrenti?

Una canzone della mia carriera per me molto importante è ‘Ti dedico tutto’. In quel brano c’è una parte considerabile del mio modo di vedere e vivere la vita. Più dedica di così! La musica è la mia sana mania. Da giovane pensavo sempre alla musica, nella speranza di poter vivere, appunto, attraverso la musica. Era un sogno, e adesso che ho realizzato questo sogno continuo a crederci, continuo a portarlo avanti senza annoiarmi mai.

Quando Biagio dice Svizzera, dice…

Estati della mia gioventù, quando passavo periodi lunghi in un paesino che si chiama Grantola, nella provincia di Varese vicino al confine; con gli amici amavamo spesso passare le serate in compagnia nel territorio svizzero.

E quando Biagio dice Lugano, dice...

Un concerto dove al centro di tutto ci saranno la musica ed il mio pubblico. Amo cantare insieme al mio pubblico, la mia più grande soddisfazione è ascoltarlo mentre intona insieme a me le mie canzoni. Esibirmi davanti a migliaia di persone che scelgono di ascoltarmi è la più grande soddisfazione per una persona che come me fa questo lavoro.

Parafrasando la radio, sulle tue pagine social “Le notizie passano prima da te”. È amore per il tuo pubblico?

I social sono una realtà fondamentale per chiunque, non solo per chi fa un lavoro come il mio. Detto questo, oggi chi ha un contatto con il pubblico non può esimersi dall’avere un rapporto diretto con chi segue ciò che fai. È un modo per confrontarsi e per capire cosa pensa il pubblico di te, anche quando i giudizi non sono per forza positivi.

Canti (anche) di donne e (anche) per le donne. Quello che ogni uomo, anche stonato, dovrebbe sempre fare. Come s’insegna agli uomini il rispetto?

Gli uomini devono sempre ricordarsi che sono anche figli di una madre e che hanno delle sorelle e delle figlie, e questo dovrebbe bastare per capire cosa è il rispetto per le donne; un uomo che ama la propria madre, la propria figlia e la propria sorella non può in alcun modo fare del male ad altre donne, perché è come farlo a loro. Un uomo che fa del male ad una donna non sarà mai un uomo e non merita il rispetto da parte di nessuno.

Chiudo con ‘L’appello dei popoli’. Dici di tenere “sempre una lettera in tasca”. Posso sapere cosa c’è scritto?

No non posso, alcune cose restano mie ed è giusto che sia così.

13.12.2017, 09:162017-12-13 09:16:27
@laRegione

Droghe, smartphone e insonnia: in uno studio i rischi  crescenti per la mente degli adolescenti

Allarme sonno per gli adolescenti: per almeno il 10% delle notti dormono meno di 6 ore. A 18 anni il 75% dei...

Allarme sonno per gli adolescenti: per almeno il 10% delle notti dormono meno di 6 ore. A 18 anni il 75% dei ragazzi dorme meno di 8 ore e solo il 3% dorme più di 9 ore. Il loro cervello, più vulnerabile perché in pieno sviluppo, può risentire della carenza cronica di sonno. La corretta maturazione della mente dei teenager è sotto attacco anche per via dell’abuso, sempre più frequente e sempre più precoce, di sostanze.

È il ritratto a tinte fosche dei ragazzi tratteggiato da ‘Quando tutto cambia. La salute psichica in adolescenza’, degli psichiatri italiani Claudio Mencacci e Gianni Migliarese. «Studi su campioni ampi (più di 100mila ragazzi) – dice Mencacci – hanno trovato una forte correlazione tra disturbi del sonno (quantità di sonno inadeguata, scarsa qualità del sonno e eccessiva sonnolenza diurna) e uso di smartphone e social network soprattutto nelle ore serali. L’insonnia agisce da detonatore, ampliando la vulnerabilità individuale a differenti patologie psichiche, come depressione o alterazioni dell’impulsività. La deprivazione di sonno, specialmente se cronica, può produrre conseguenze sul lungo periodo in termini di formazione dei circuiti cerebrali. E i rischi dell’uso di smartphone e pc vanno al di là dell’influsso sul sonno: l’esposizione al gaming, ad esempio, ha effetti sullo sviluppo di specifiche aree cerebrali. I videogame sono legati a un aumento di comportamenti impulsivi e aggressivi. La tecnologia, inoltre, modifica le modalità con cui i ragazzi si relazionano tra di loro».

Vi sono anche altri rischi per i giovani: il 33% degli studenti italiani ha provato almeno una droga. La più usata è la cannabis, almeno una volta dal 32% degli intervistati. Circa il 16% degli studenti è un utilizzatore corrente di cannabis. La sua diffusione tra i giovani è pari, se non superiore, in Italia, a quella del fumo di sigaretta. Inoltre, tra le nuove sostanze la più utilizzata è la cannabis sintetica (Spice) assunta almeno una volta dall’11,6% dei ragazzi intervistati.

Circa il 10% degli adolescenti, indica Mencacci, «si dichiara globalmente insoddisfatto della propria vita, delle relazioni amicali, familiari e della propria salute. I dati nazionali e internazionali riscontrano tassi simili di ragazzi con manifestazioni depressive o sintomi d’ansia. È a questi giovani che bisogna prestare attenzione facilitando il riconoscimento di tutti quei fattori tossici che possono favorire l’esordio e il mantenimento di patologie psichiche».

12.12.2017, 14:272017-12-12 14:27:41
@laRegione

Levante, a marzo pop d'autore al Palacongressi

Spagna, Portogallo, Olanda, Inghilterra, Francia, Italia e poi Svizzera. È questo l’ordine del Caos Tour di Levante, passata da rivelazione a realtà musicale nell’arco...

Spagna, Portogallo, Olanda, Inghilterra, Francia, Italia e poi Svizzera. È questo l’ordine del Caos Tour di Levante, passata da rivelazione a realtà musicale nell’arco di quattro anni. Tre album all’attivo, la siciliana di stanza a Torino aveva affidato il suo esordio al singolo ‘Alfonso’ (2013), dal giudizio unanime di pubblico e critica. La consacrazione è arrivata dal brano ‘Non me ne frega niente’, da un libro edito da Rizzoli (‘Se non ti vedo non esisti’) e dal ruolo di giudice di X-Factor 11. Un 2017 coi fiocchi che va ad aggiungersi alle collaborazioni con Max Gazzè (le aperture del ‘Sotto casa Tour’ nel 2014 e, più tardi, il duetto ‘Pezzo di me’), agli opening act per Negramaro e Paolo Nutini e allo special guest in ‘Assenzio’, sul multiplatino ‘Comunisti col Rolex’ di J-Ax e Fedez.

Il tour di Levante (Claudia Lagona all’anagrafe) approderà al Palazzo dei Congressi di Lugano il 17 marzo 2018 alle 21 grazie a MrRoy Productions (media partner Ticinonline-20 minuti, laRegione, ReteTre e Radio Fiume Ticino). Biglietti da 49 franchi su www.biglietteria.ch. Per ulteriori informazioni: press@mrroy.ch.

12.12.2017, 06:072017-12-12 06:07:15
Beppe Donadio @laRegione

'Papà guarda, un disco!' (il Gabbani sotto l'albero)

Il titolo di questo articolo è liberamente tratto da uno spot tv del 1988, nel quale una famiglia italiana era in balìa di una mamma che usava il dado sbagliato...

Il titolo di questo articolo è liberamente tratto da uno spot tv del 1988, nel quale una famiglia italiana era in balìa di una mamma che usava il dado sbagliato. Ma un giorno arriva “il dado che sa fare il dado”, quello di un noto marchio teutonico che “arricchisce i sapori senza coprirli”. La mestizia regnante in famiglia (che contagiava anche il nonno, anziano e un po’ depresso di suo) si trasformava in gaudio: “Papà guarda, un pollo!”, gridava il bimbo, accortosi che quel pollo, dapprima raffigurato come un inerte solido a più facce riconducibili al dado, aveva finalmente una sua dignità d’arrosto.

Veniamo al tema centrale di questa dissertazione sul dado e a Francesco Gabbani, così da dare un senso a tutto. Dopo avere ascoltato “Amen”, folgorati sulla via di Sanremo, ci eravamo chiesti se il buon Francesco sarebbe stato capace di ripetersi. Dopo avere ascoltato “Occidentali’s Karma”, folgorati l’anno dopo sulla stessa via, ci eravamo chiesti se il sempre buon Francesco sarebbe stato ulteriormente capace di ripetersi. Dopo avere ascoltato “Tra le granite e le granate”, folgorati sotto l’ombrellone, ci eravamo chiesti se il buonissimo Francesco sarebbe andato oltre. Dopo avere ascoltato “Pachidermi e pappagalli”, potevamo pure ritenerci soddisfatti.

E invece, tra le 9 tracce dell’album ‘Magellano’, arriva per Natale quella preziosa pietruzza chiamata “La mia versione dei ricordi”, che farebbe la fortuna di chiunque se Francesco scrivesse ancora per altri. Il videoclip è più che una citazione di ‘Last Christmas’ degli Wham. È il remake in toto del grande successo natalizio del fu George Michael, girato nel 1984 a Saas-Fee nel Canton Vallese. Per il Gabbani sotto l’albero, invece, si sono scelte le località di San Cassiano e Armentarola, entrambe in Val Badia. In verità, su ‘Magellano’ ci sarebbe pure un altro inno non meno riuscito, intitolato “A moment of silence”. Per Pasqua?

Concludendo. Una volta il buon album era quello che di buono aveva almeno una facciata. Ora le facciate non ci sono più, ma il concetto resta. Cosa c’entra il Gabbani con il dado tedesco? ‘Magellano’ ha il condimento giusto. È morbido, ruspante, saporito, vero. Possiamo metterci a tavola col sorriso, certi che tutta la famiglia gradirà. Nonno compreso.

P.s. Forse il paragone con lo spot televisivo è un po’ terra terra, ma tutte le migliori metafore, i paragoni più calzanti, le citazioni più colte e commestibili stanno nei testi di Fabio Ilacqua. Valeva la pena mettersi in competizione?

11.12.2017, 06:102017-12-11 06:10:00
Ivo Silvestro @laRegione

Dialogo sui massimi sistemi

La premessa era intrigante: mettere a discutere di arte e scienza due persone accomunate da un particolare biografico importante e a suo modo determinante: aver studiato medicina senza mai...

La premessa era intrigante: mettere a discutere di arte e scienza due persone accomunate da un particolare biografico importante e a suo modo determinante: aver studiato medicina senza mai essere diventati medici ma, appunto, qualcosa d’altro: Wolfgang Laib un artista, Silvia Bencivelli una giornalista scientifica.
Tuttavia, se l’idea era sperare che la formazione medica potesse fare da terreno comune per questo secondo incontro della serie ‘La scienza a regola d’arte’ – organizzata dal Masi, il Museo d’arte della Svizzera italiana, e dalla Ibsa Foundation for scientific research –, le cose non sono andate così. Perché se sia Laib sia Bencivelli hanno avvertito dei limiti in quello che stavano studiando (medicina, appunto), hanno risposto in maniera molto diversa. Da una parte, il...

11.12.2017, 06:092017-12-11 06:09:00
Lorenzo Erroi @laRegione

‘One of us’: il lato oscuro del chassidismo americano

‘He went off the derech’, ha abbandonato il sentiero: dicono così, gli ebrei ultraortodossi di New York, quando parlano di chi ha abbandonato la loro...

‘He went off the derech’, ha abbandonato il sentiero: dicono così, gli ebrei ultraortodossi di New York, quando parlano di chi ha abbandonato la loro comunità, chiusa e tradizionalista fino al midollo. Quella dei chassidim, concentrati soprattutto a Brooklyn e nelle cinture suburbane. Un mondo dove non entra neppure internet e in cui i panni sporchi – violenze su donne e bambini incluse – si lavano in famiglia. Al punto che uscire dal sentiero è come fuggire da una prigione: bisogna sfidare i guardiani, affrontare minacce e attacchi, e poi abituarsi a un mondo ‘là fuori’ che nemmeno si conosce. Da soli.

Sembra incredibile che succeda nel cuore della metropoli per eccellenza, eppure è questo che racconta il documentario ‘One of Us’, disponibile su Netflix. Le registe sono Heidi Ewing e Rachel Grady, le stesse di ‘Jesus Camp’, ormai specializzate in fanatismo religioso.

La scena si apre su una madre di sette figli che chiama la polizia: i parenti del marito, che ha fatto arrestare dopo anni di pestaggi, stanno cercando di sfondare la sua porta. Etty riuscirà a scappare, ma a che prezzo: la famiglia del marito arruolerà i migliori avvocati, che le porteranno via i figli. Unica concessione: un’ora di visita alla settimana, pedinata da una parente, per assicurarsi che non venga violata nessuna ‘tradizione’.

Poi c’è Luzer, che la famiglia l’ha lasciata a Brooklyn, e cerca di sbarcare il lunario come attore in California (in una scena racconta di quando andava a vedersi i film in auto, di nascosto, e la polizia andava a controllare cosa stesse facendo di tanto proibito.) E Ari, un adolescente con una storia di abusi sessuali alle spalle, per il quale perfino “la scoperta di Wikipedia è stata un dono di Dio”, e che una volta fuggito ha finito per cadere di peso nella cocaina.

Questo non è il chassidismo mitizzato da Martin Buber, che ne raccolse i racconti della tradizione attribuendogli un’anarchica e mondana spontaneità. Assomiglia più all’immagine che ne diede Gershom Scholem: un mondo di superstizioni  magiche, cabalismi di risulta, settarismo. Una chiusura su sé stessi che è anche una risposta all’Olocausto, ma in forma di autoghettizzazione.

 

10.12.2017, 19:022017-12-10 19:02:39
@laRegione

Consegnato il premio Nobel per la chimica allo svizzero Dubochet

Alfred Werner, Paul Karrer, Leopold Ružička, Hermann Staudinger, Vladimir Prelog, Richard Ernst, Kurth Wüthrich e, quest’anno, Jacques Dubochet...

Alfred Werner, Paul Karrer, Leopold Ružička, Hermann Staudinger, Vladimir Prelog, Richard Ernst, Kurth Wüthrich e, quest’anno, Jacques Dubochet sono gli otto svizzeri insigniti del Nobel per la chimica, dal 1901 a oggi.
Jacques Dubochet ha ricevuto oggi pomeriggio il prestigioso riconoscimento durante la cerimonia a Stoccolma. Il chimico svizzero, insieme allo statunitense Joachim Frank (77 anni) e al britannico Richard Henderson (72), si è visto assegnare il premio per le ricerche nell’ambito della criomicroscopia elettronica.


La moglie con i due figli e la rettrice dell’ateneo vodese Nouria Hernandez hanno accompagnato sul posto il 75enne professore onorario dell’Università di Losanna, insieme a una delegazione formata anche da Sylvie Podio, presidente del Gran Consiglio vodese e municipale di Morges (comune di domicilio del vincitore) e dalla consigliera di Stato vodese Cesla Amarelle.


La criomicroscopia elettronica è stata inventata proprio dallo scienziato svizzero assieme alla sua squadra negli anni Ottanta. Questa tecnica permette di studiare campioni biologici senza snaturarne le proprietà. Questi vengono infatti congelati a meno 170 gradi per conservarne lo stato originale. Diventa in questo modo possibile esplorare la struttura tridimensionale di proteine molto importanti, come quelle che rendono i batteri resistenti agli antibiotici e quelle che si trovano sulla superficie del virus Zika.
Dubochet nasce ad Aigle nel 1942 e nel 1955 viene identificato come il primo dislessico ufficiale nel canton Vaud. Nel 1967 consegue il diploma di ingegnere fisico all’Università di Losanna e due anni dopo ottiene un certificato in biologia molecolare all’Università di Ginevra. Nel 1973 sostiene la tesi in biofisica, realizzata a Ginevra e Basilea. La sua carriera si sviluppa inizialmente in Germania, ad Heidelberg, prima del ritorno a Losanna nel 1987, dove viene nominato professore al Dipartimento di analisi ultrastrutturale e direttore del Centro di microscopia elettronica.
In pensione dal 2007, si dedica ora alle sue passioni, fra cui spiccano la montagna e la natura. Molto interessato alla politica, si definisce di sinistra e tiene un blog nel quale commenta l’attualità.

(Ats/Red)

10.12.2017, 17:562017-12-10 17:56:11
@laRegione

Ovaie stampate con la tecnologia 3D

Funzionano e producono regolarmente ormoni le prime ovaie stampate in 3D. Il loro banco di prova è stato l'organismo di un ratto, nel quale sono state impiantate e il risultato è...

Funzionano e producono regolarmente ormoni le prime ovaie stampate in 3D. Il loro banco di prova è stato l'organismo di un ratto, nel quale sono state impiantate e il risultato è così incoraggiante da far pensare in futuro alla possibilità di adottare la stessa tecnica nell'uomo, al posto della terapia ormonale sostitutiva prescritta alle donne in menopausa o alle donne costrette alla menopausa precoce a causa di chemioterapia. Pubblicata sulla rivista Nature Communications, la ricerca è stata condotta negli Stati Uniti, dall'istituto Wake Forest per la Medicina rigenerativa.

L'obiettivo ultimo è ripristinare la produzione degli ormoni femminili nel modo più naturale possibile, riducendo al massimo gli eventuali effetti collaterali su densità ossea e peso. Punto di partenza del gruppo di ricerca guidato da Emmanuel Opara sono stati due tipi di cellule delle ovaie: quelle granulose collegate agli ovociti e quelle della struttura che circonda i follicoli ovarici, chiamata teca follicolare. Entrambi i tipi di cellule sono stati incapsulati all'interno di un'ovaia stampata in 3D. Quest'ultima è stata poi trapiantata in femmine di ratto alle quali erano state asportate le ovaie. Una volta impiantate, le ovaie stampate in 3D hanno cominciato a 'dialogare' con l'ambiente biochimico nel quale sono state immerse, nell'organismo dei ratti, e si sono adattate al punto da cominciare a produrre gli ormoni femminili, soprattutto gli estrogeni e poi il progesterone.

La produzione, a livelli bassi e stabili, è stata osservata per 90 giorni. Un risultato positivo che, secondo i ricercatori, costituisce una prova di principio che indica come le ovaie stampate in 3D siano in grado di sostituire gli organi naturali producendo una quantità sufficiente di ormoni. Prima di passare ai test sull'uomo, però, i ricercatori preferiscono raccogliere altri dati con ulteriori esperimenti.

(ANSA/RED)

8.12.2017, 11:552017-12-08 11:55:54
@laRegione

I genitori divorziano? La custodia alternata non è un obbligo

La custodia alternata dei figli in caso di divorzio non deve diventare un modello generale. Sono preferibili soluzioni individuali che rispettino nel...

La custodia alternata dei figli in caso di divorzio non deve diventare un modello generale. Sono preferibili soluzioni individuali che rispettino nel modo migliore il bene del figlio. Lo afferma il Consiglio federale sulla base di un rapporto adottato oggi.

Secondo le nuove norme entrate in vigore a inizio anno, l’autorità competente in caso di divorzio o di separazione (giudice o autorità di protezione dei minori) deve esaminare la possibilità della custodia alternata, se un genitore o il figlio lo chiede. Non vi è però alcun obbligo di accordarla.

La custodia alternata, oltre a porre esigenze elevate all’interazione tra i genitori, dipende infatti anche da determinati presupposti materiali, come il reddito dei genitori, e da condizioni quadro strutturali, come l’offerta di possibilità di accudire il figlio complementari alla famiglia. Condizioni che non sempre sussistono.

Tale tipo di custodia, precisa ancora l’esecutivo, può inoltre porre difficoltà al bambino a causa del frequente cambiamento di luogo di soggiorno. Insomma, per il governo i risultati dello studio hanno chiaramente dimostrato la correttezza della decisione di non prevedere la custodia alternata come modello generale.

7.12.2017, 14:202017-12-07 14:20:36
@laRegione

È boom di criptogattini (e non è un cartone animato)

Mentre il Bitcoin schizza oltre i 15 mila dollari, l’altra criptomoneta emergente, l’Ethereum, registra dei rallentamenti nella sua rete a causa di un...

Mentre il Bitcoin schizza oltre i 15 mila dollari, l’altra criptomoneta emergente, l’Ethereum, registra dei rallentamenti nella sua rete a causa di un bizzarro boom: gattini virtuali. Una mania con un valore che avrebbe superato gli 8 milioni di dollari in poco più di una settimana. Si chiamano KryptoKitties, "criptogattini" letteralmente, e sono stati lanciati da Axiom Zen a fine novembre come un gioco che sfrutta la tecnologia, la "blockchain" in gergo, di Ethereum.

Si tratta di beni virtuali che si comprano con questa specifica criptomoneta, ma non solo. Gli utenti possono "allevare" i gattini acquistati, incrociarli per ottenere specie uniche, rare, da vendere in aste online che possono diventare anche molto costose. Secondo quanto riportato dal sito di Bloomberg, a pochi giorni dal debutto del gioco il traffico di Ethereum legato ai criptogattini era del 4%. Dopo pochi giorni è schizzato all’11%. Insomma i gattini virtuali stanno cominciando a intasarne la rete. Questo si traduce in transazioni più lente per tutti gli utenti.

Secondo il sito Crypto Kitty Sales, che tiene traccia della compravendita delle schede dei gattini, finora gli scambi sono stati oltre 61 mila, con quasi 50 mila gattini venduti per un valore in Ethereum che ha superato l’equivalente di 8 milioni di dollari. Un criptogattino oggi è stato venduto per più di 100 mila dollari.

6.12.2017, 15:512017-12-06 15:51:33
@laRegione

Da Parigi alla Val di Blenio, il ricordo di Sighanda: 'Quella volta sul palco con Johnny Halliday'

Dominique Fidanza, alias Sighanda, la conosciamo come artista a tutto tondo, pittrice, illustratrice (anche...

Dominique Fidanza, alias Sighanda, la conosciamo come artista a tutto tondo, pittrice, illustratrice (anche delle nostre pagine) e cantautrice di enorme talento. Siculo-belga, trapiantata in Val di Blenio. da poco ha presentato al Teatro Sociale il suo ultimo disco, ‘Mitofonie’, in forma di originale spettacolo fruibile anche da persone sorde. Fra le varie esperienze del suo passato, però, c’è la partecipazione a ‘Star Academy’, celebre talent show che ne ha appunto fatta una star in Francia.

E proprio lì, in uno studio di TF1, ha conosciuto Johnny Halliday, per un duetto memorabile sulle note di ‘Toute la musique que j’aime’.

Che ricordo ne conservi?

«È stato un incontro molto bello. Anche se ogni volta quando le luci si spegnevano ognuno se ne andava per conto proprio, con lui c’è stato uno scambio vero, lo ricordo come uno dei duetti più belli. Io non lo conoscevo, non mi rendevo conto davvero di chi avevo davanti e in quel momento ho colto una personalità fortissima. C’erano star ospiti che non venivano neanche alle prove ma mandavano dei figuranti: lui sapeva di essere una leggenda vivente della musica popolare francese, ma non lo faceva pesare, era molto disponibile, non si risparmiava nel dire grazie né nel complimentarsi con le persone».

6.12.2017, 10:452017-12-06 10:45:00
@laRegione

Il 2017 al suon di Despacito. Ma anche di Occidentali's Karma. Ascolta le top 5 (salvo la prima, per evitare di canticchiarla tutto il giorno)

Il tormentone di Luis Fonsi e Daddy Yankee Despacito,...

Il tormentone di Luis Fonsi e Daddy Yankee Despacito, video YouTube più visto di sempre, è il re della classifica dei video musicali più popolari su YouTube nel 2017, che l'Ansa pubblica in anteprima. Tormentone che sul canale web è stato visualizzato oltre 44 miliardi di volte (contando solo il video ufficiale). Non lo alleghiamo al presente articolo per evitare al lettore di canticchiarlo tutto il giorno.

Al secondo posto – ben distante, parliamo di 'soli' 170 milioni di visualizzazioni – Occidentali's Karma di Francesco Gabbani che vanta il record di essere il video italiano più veloce di sempre a raggiungere 100 milioni di visualizzazioni.

Ecco la top 10 dei video musicali più popolari su YouTube:

1. Luis Fonsi - Despacito ft. Daddy Yankee
2. Francesco Gabbani - Occidentali's Karma

3. Fabio Rovazzi (feat. Gianni Morandi) - Volare (Official Video)

4. Enrique Iglesias - Subeme la radio (Official Video) ft. Descemer Bueno, Zion & Lennox

5. Ed Sheeran - Shape of You [Official Video]


6. Baby K - Voglio ballare con te ft. Andrés Dvicio
7. Takagi & Ketra - L'esercito del selfie ft. Lorenzo Fragola, Arisa
8. J-AX & Fedez - Senza Pagare VS T-Pain
9. Thegiornalisti - Riccione
10. Ghali - Happy Days (Prod. Charlie Charles).

Come ogni fine anno con #YouTubeRewind si potranno ripercorrere gli ultimi 12 mesi su YouTube con una vera e propria colonna sonora composta dai video musicali più popolari del 2017, in base al tempo di visualizzazione, alle condivisione e ai commenti che ciascuno di essi ha avuto.