Economia

Credit Suisse, prevista perdita di 900 milioni

Il n°1 dell'investment banking Brian Chin e la "Chief Risk and Compliance Officer" Lara Warner lasciano i loro ruoli rispettivamente a fine mese e oggi

(Keystone)
6 aprile 2021
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Credit Suisse, sulla scia degli scandali che hanno colpito l'istituto bancario nelle scorse settimane, prospetta una perdita di 900 milioni di franchi nel primo trimestre del 2021. A pagarne le prime conseguenze sono il numero uno dell'investment banking Brian Chin e la "Chief Risk and Compliance Officer" Lara Warner, che lasciano i loro ruoli rispettivamente a fine mese ed oggi.

Chin verrà sostituito da Christian Meissner, finora vicepresidente dell'investment banking e co-responsabile dell'IWM (International Wealth Management) Investment Banking Advisory, ha indicato oggi in una nota il numero due bancario elvetico.

Il nuovo responsabile dei rischi (Chief Risk Officer) sarà invece Joachim Oechslin, finora capo consulente (Senior Advisor) del presidente della direzione del gruppo Thomas Gottstein. Mentre Thomas Grotzer, sinora capo giurista (General Counsel) e membro della direzione di Credit Suisse Svizzera, diventerà responsabile del servizio giuridico (Global Head of Compliance). Entrambi assumono gli incarichi ad interim.

Alla base della decisione del gruppo ci sono il caso Greensill, la fallita società finanziaria britannica, ma soprattutto la débâcle del fondo americano Archegos Capital Management. Quest'ultimo, emerso la scorsa settimana, non viene tuttavia mai citato espressamente dalla banca.

Perdita di 900 milioni

Credit Suisse ha inoltre annunciato che si aspetta di registrare una perdita ante imposte di 900 milioni di franchi nei primi tre mesi del 2021. Ciò include un onere di 4,4 miliardi legato al fallimento dell'hedge fund statunitense. Le cifre trimestrali saranno presentate il 22 aprile.

"La forte perdita nella nostra attività di Prime Services in relazione al collasso dell'hedge fund americano è inaccettabile", afferma Gottstein nel comunicato. Insieme alla liquidazione, annunciata a inizio marzo, dei fondi di finanziamento della catena d'approvvigionamento (supply chain finance) ciò ha "generato notevole incertezza tra gli stakeholder", sostiene il Ceo. Questi promette che i due casi verranno esaminati approfonditamente e che la banca ne trarrà un insegnamento.

Niente bonus e meno dividendi

I passi falsi delle ultime settimane avranno conseguenze anche per gli altri alti dirigenti della banca: per quest'anno ai membri della direzione non saranno versati bonus a breve e a lungo termine. Non si voterà quindi in merito all'assemblea generale del 30 aprile. Complessivamente senza tali bonus le retribuzioni dei membri della direzione scenderanno di 40,8 milioni di franchi rispetto a quanto previsto originariamente a complessivamente 29 milioni. La remunerazione di Gottstein calerà da 8,5 a 2,9 milioni.

Non è tuttavia escluso che non vi saranno ancora modifiche: il Consiglio di amministrazione (Cda) si riserva la libertà di adottare ulteriori misure sulla base delle conclusioni delle indagini interne ed esterne sui casi Greensill e Archegos. I collaboratori coinvolti potrebbero anche dover restituire una parte dei compensi.

Da parte sua il presidente del Cda, Urs Rohner, dovrà rinunciare a un compenso - noto come "Chair fee" - pari a 1,5 milioni di franchi. Gli rimarrà comunque un onorario di base pari a 3 milioni e oltre 200'000 franchi per "previdenza e altre prestazioni". Gli altri membri dell'organo di sorveglianza non si vedranno toccare le retribuzioni.

Inoltre il discarico dei membri della direzione e del Cda non sarà all'ordine del giorno dell'assemblea generale: l'organo di sorveglianza ritiene che "sia nell'interesse degli azionisti prendere in considerazione questa proposta quando le indagini interne sui recenti sviluppi saranno concluse e i risultati comunicati", scrive Credit Suisse. La banca ha pure modificato la proposta di dividendo, che passa così a 10 centesimi invece dei 29,17 centesimi originariamente previsti.

Quote di capitale caleranno

L'elevata perdita di certo secca parecchio i vertici dell'istituto considerando che operativamente gli affari sono andati molto bene nel primo trimestre. Tutte e tre le unità di gestione patrimoniale hanno realizzato utili superiori a quelli di un anno prima. Inoltre vi è stato un afflusso netto di patrimoni.

La perdita attesa farà scendere le quote di capitale della banca: stando al comunicato la quota di capitale ponderata per il rischio CET1 in base agli standard Basilea III dovrebbe attestarsi ancora ad almeno il 12% a fine marzo dopo il 12,9% a fine dicembre, mentre la CET1 Leverage Ratio dovrebbe essere di almeno il 3,7% dopo 4,4% tre mesi prima e il Tier 1 Leverage Ratio (quota d'indebitamento non ponderata) di almeno il 5,4% (6,4% a fine 2020).

Le posizioni di liquidità, prosegue l'istituto, "continuano ad essere solide" con valori patrimoniali liquidi di alta qualità previsti ad oltre 200 miliardi di dollari a fine trimestre.

Infine la banca fa sapere che dopo la conclusione dei riacquisti di azioni proprie nel primo trimestre Credit Suisse ha temporaneamente sospeso il programma e intende riprendere i riacquisti solo una volta raggiunti gli obiettivi inerenti alle quote di capitale e ai dividendi.

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