Spettacoli

È la notte di Oppenheimer, che porta a casa sette Oscar

Dopo La La Land, Emma Stone concede il bis: a lei il riconoscimento quale migliore attrice. Poca gloria per Barbie, che si deve accontentare di un premio

Cast e troupe di Oppenheimer festeggiano
(Keystone)
11 marzo 2024
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Con ben sette Oscar la notte degli Oscar 2024 è stata di Oppenheimer. Miglior film, miglior attore protagonista (Cillian Murphy) e comprimario (Robert Downey Jr), miglior regista Christopher Nolan e poi montaggio, fotografia e miglior colonna sonora originale: il maxi-biopic di Universal sul padre della bomba atomica Robert J. Oppenheimer, arrivato alla vigilia con ben 13 nomination, ha fatto man bassa di premi in una serata senza incidenti e in cui la politica non è rimasta in panchina.

L'Italia ha incassato la delusione di Matteo Garrone, arrivato in finale con l'odissea dell'emigrazione Io Capitano e battuto da La zona di interesse, il film importante e terribile del britannico Jonathan Glazer sull'Olocausto raccontato da fuori delle mura di Auschwitz che ha conquistato anche l'Oscar per il miglior sonoro.

Spiazzata la Barbie di Greta Gerwig fin dall'inizio della stagione dei premi, l'unico potenziale rivale di Oppenheimer era rimasto Povere creature!, di Yorgos Lanthimos. Leone d'Oro a Venezia, l'eccentrico remake della saga di Frankenstein ha portato a casa quattro premi su undici candidature, tra cui production design, make up e costumi più la statuetta per migliore attrice Emma Stone. «Lanthimos mi ha regalato una seconda vita con Bella Baxter», ha detto la star che, al secondo Oscar dopo La La Land, ha battuto l'altra favorita Lily Gladstone di Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese: l'unico duello che aveva veramente creato suspense fino all'ultimo. Se la Gladstone avesse vinto, sarebbe stata la prima nativa americana a vincere uno dei più prestigiosi onori di Hollywood.


Keystone
Emma Stone, ancora lei

Il film di Scorsese aveva avuto 10 nomination ed è lo sconfitto della serata. Scarsi i successi delle donne dopo l'esclusione di Greta Gerwig dai premi alla regia: sia Celine Song che Justine Triet (che per Anatomia di una caduta ha vinto però il premio per la sceneggiatura originale con il marito Arthur Harari) hanno ceduto il passo a Nolan che si conferma il più influente regista della sua generazione.

Barbie, rivale di Oppenheimer fin dal giorno in cui a luglio uscirono in simultanea nelle sale, è rimasta quasi a bocca asciutta, con l'unica statuetta per la miglior canzone originale, ‘What was i made for’ di Billie Eilish e del fratello Finneas che ha battuto in casa I'm Just Ken presentato da Ryan Gosling nella stupefacente performance vestito di rosa shocking con decine di ballerini in stile vecchia Hollywood.

Il conflitto tra Israele e Hamas, al centro di proteste fuori dal Dolby, era nella testa della gente anche dentro la cerimonia: la Eilish, Ramy Yousef, Mark Ruffalo, Ava du Vernay sono state tra le star che hanno messo la spilletta rossa della campagna Artists4 Ceasefire mentre Glazer, premiato per il film sulla Shoah, ha parlato di «tutte le vittime della deumanizzazione», sia i palestinesi intrappolati nella Striscia che gli ostaggi catturati il 7 aprile dai miliziani di Hamas.

Non è stato l'unico conflitto evocato al Dolby: Mstyslav Chernov, il regista di 20 Giorni a Mariupol premiato per il miglior documentario, ha condannato l'invasione russa dell'Ucraina mentre un fotogramma del vincitore del 2023, Navalny, è stato proiettato in apertura del segmento in Memoriam con l'accompagnamento di Partirò di Andrea Bocelli con il figlio Matteo.

C’è stato poi un siparietto tra Donald Trump e Kimmel: l'ex presidente non ha resistito dal fare una tirata sulla sua piattaforma Truth Social contro «il peggior conduttore di sempre», al che l'host, leggendo la ‘recensione’ prima che calasse il sipario, ha commentato: «Grazie per aver guardato, ma non è passata l'ora del coprifuoco in prigione?».

I due attori non protagonisti hanno regalato i momenti più emozionanti: tanto Da'vine Joy Randolph per The Holdovers - Lezioni di vita, quanto Downey Jr. avevano la vittoria in tasca e i loro discorsi dal podio hanno fatto ridere e piangere. Da'vine ha singhiozzato evocando tutte le persone che l'hanno accompagnata nella vita a partire dalla madre, Downey Jr. si è rivolto alla moglie, «il mio veterinario, che mi ha trovato quando ero un cucciolo randagio abbandonato e mi ha riportato alla vita». L'attore, appena uscito da una serie di battaglie contro ogni tipo di dipendenza che lo avevano portato a passare quasi un anno in prigione e altri in riabilitazione, ha poi aggiunto: «Avevo più bisogno di questo film che loro di me».

Il palmarès:

Miglior film
‘Oppenheimer’

Miglior regia
Christopher Nolan per ‘Oppenheimer’

Miglior attrice protagonista
Emma Stone per ‘Povere creature!’

Miglior attore protagonista
Cillian Murphy per ‘Oppenheimer’

Miglior attrice non protagonista
Da’Vine Joy Randolph per ‘The Holdovers - Lezioni di vita’

Miglior attore non protagonista
Robert Downey Jr. per ‘Oppenheimer’

Miglior sceneggiatura originale
Justine Triet e Arthur Harari per ‘Anatomia di una caduta’

Miglior sceneggiatura non originale
Cord Jefferson per ‘American Fiction’

Miglior film internazionale
La zona d'interesse (Regno Unito)

Miglior film d'animazione
Hayao Miyazaki per ‘Il ragazzo e l'airone’

Miglior fotografia
Hoyte van Hoytema per ‘Oppenheimer’

Miglior scenografia
James Price, Shona Heath e Zsuzsa Mihalek per ‘Povere creature!’

Migliori costumi
Holly Waddington per ‘Povere creature!’

Migliori trucco e acconciatura
Nadia Stacey, Mark Coulier e Josh Weston per ‘Povere creature!’

Migliori effetti visivi
Takashi Yamazaki, Kiyoko Shibuya, Masaki Takahashi e Tatsuji Nojima per ‘Godzilla Minus One’

Miglior montaggio
Jennifer Lame per ‘Oppenheimer’

Miglior sonoro
Tarn Willers e Johnnie Burn per ‘La zona d'interesse’

Miglior colonna sonora originale
Ludwig Göransson per ‘Oppenheimer’

Miglior canzone originale
‘What Was I Made For?’, musiche e testo di Billie Eilish e Finneas O'Connell, da ‘Barbie’

Miglior documentario
‘20 Days in Mariupol’ di Mstyslav Černov

Miglior cortometraggio documentario
‘The Last Repair Shop’, regia di Kris Bowers e Ben Proudfoot

Miglior cortometraggio
‘La meravigliosa storia di Henry Sugar’ (The Wonderful Story of Henry Sugar), regia di Wes Anderson

Miglior cortometraggio d'animazione
‘War Is Over! Inspired by the Music of John & Yoko’, regia di Dave Mullins

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