Ticino

‘Lotta alla mafia, da Pietro Grasso indicazioni molto utili’

In mattinata l'incontro nell'aula del Gran Consiglio tra la commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’ e il già Procuratore nazionale italiano

Pietro Grasso
(Ti-Press)
8 marzo 2024
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È durato due ore, dalle dieci a mezzogiorno di stamattina, l’incontro nell’aula del Gran Consiglio a Bellinzona tra la commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’ e il già Procuratore nazionale antimafia italiano, nonché ex presidente del Senato, Pietro Grasso sul tema della lotta alle infiltrazioni mafiose. Tema sul quale, per i risvolti ticinesi, sono pendenti in Gran Consiglio alcuni atti parlamentari. Preannunciato un paio di settimane fa, l’incontro è stato promosso dalla presidente della commissione Daria Lepori (Ps) e dal deputato democentrista, membro della ‘Giustizia e diritti’, Pierluigi Pasi, procuratore federale dal 2003 al 2015 (è stato responsabile della sede di Lugano del Ministero pubblico della Confederazione e del team di inquirenti impegnati nelle indagini sulle infiltrazioni in Svizzera della criminalità organizzata italiana.

Giudice a latere negli anni Ottanta nel primo maxiprocesso contro Cosa Nostra, Grasso, spiega Daria Lepori, «ci ha offerto una visione storica e aggiornata del fenomeno mafioso in Italia e degli strumenti legislativi di cui lo Stato italiano si è dotato negli anni per contrastarlo. Si è inoltre parlato, in materia di appalti pubblici, del certificato antimafia (la cui introduzione in Svizzera è stata proposta nel 2022 dall’allora consigliere nazionale centrista Marco Romano, ndr) e della necessità comunque, secondo l’ex Procuratore nazionale antimafia italiano, di disporre contemporaneamente di una banca dati performante». Ma durante l’incontro «Grasso ha accennato pure alle criptovalute, usate anche per il riciclaggio di denaro».

Il già Procuratore antimafia, evidenza a sua volta il primo vicepresidente della commissione ‘Giustizia e diritti’ e granconsigliere del Centro Fiorenzo Dadò, «ha affermato inoltre che leggi che non prevedono una pena detentiva minima per chi commette reati non costituiscono un deterrente. Quella pena detentiva minima che invece la legislazione italiana contempla, ovviamente anche i per i reati legati alla mafia». Aggiunge Dadò: «Ci sono così membri di organizzazioni criminali che si insediano in Svizzera per condurre affari e riciclare denaro di provenienza illecita: si sentono relativamente tranquilli visto che da noi rischiano una multa o pene sospese condizionalmente, in ogni caso pene di lieve entità». Moderato da Pasi, l’incontro, rilevano Lepori e Dadò, «è stato estremamente utile».

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