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Acqua contaminata: intenso botta e risposta a Sant’Antonino

Sala multiuso piena ed esperti schierati per spiegare alla popolazione le soluzioni messe in campo per abbattere la Pfba nel pozzo di captazione

Dubbi non del tutto fugati ieri sera
(foto laRegione)
1 marzo 2024
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Tiene banco a Sant’Antonino il tema dell’acqua potabile contaminata dalle sostanze chimiche Pfas – in particolare le Pfba – provenienti dalla galleria AlpTransit del Ceneri, di cui si è saputo lo scorso autunno a seguito di una campagna di rilevamento eseguita su scala nazionale. Inquinamento il cui nesso causale (sostanze aggiunte al calcestruzzo per migliorarne le qualità) è stato confermato la scorsa settimana dal Consiglio federale, come da noi anticipato il 20 febbraio insieme al fatto che l’Ufficio federale dei trasporti è pronto a co-finanziare la posa dei filtri nel pozzo di captazione Boschetti decisa dal Comune in dicembre con una spesa realizzativa di 1,8 milioni e costi di gestione annui superiori ai 100mila franchi.

‘Nessun pericolo per la salute’

Il tema fra la popolazione è sentito perché il pozzo in questione rifornisce il 95% dell’utenza. Hanno convinto solo in parte la sala – perlopiù genitori di bambini piccoli – le rassicurazioni del chimico cantonale Nicola Forrer secondo cui le concentrazioni rilevate di Pfba «indicano che non c’è pericolo per la salute. Tanto più che le stesse Pfba sono fra le meno problematiche per l’organismo nella vasta famiglia delle Pfas». Perciò il pozzo non è mai stato disattivato, «perché anche qualora un adulto dovesse berne due litri al giorno per tutta la vita, assorbirebbe soltanto l’1,6% (la percentuale sale al 6,3 per i bambini piccoli) di quello che è considerato il livello di guardia». Che la Confederazione abbasserà nel 2026 a 0,1 microgrammi allineandolo a quello dell’Ue più restrittivo che pure entrerà in vigore quell’anno. Ecco perché – è stato spiegato ieri dagli specialisti intervenuti – bisogna in ogni caso posare i filtri al carbone: per portare entro i futuri nuovi limiti di legge, e poi mantenere nel tempo, gli attuali livelli di Pfba. Che sono comunque in calo essendo scesi dagli 0,53 microgrammi riscontrati nel maggio 2023 agli attuali 0,18. Una diminuzione che gli addetti ai lavori non sanno spiegare con esattezza, né sanno garantire che non vi saranno degli aumenti a breve, medio o lungo termine.

Le Ffs valutano tubo d’urgenza e filtri

Una mano – prima novità – la daranno le Ffs che, ha ricordato la direttrice dell’area sud Roberta Cattaneo, alcuni anni fa hanno ritirato la galleria dalla committente AlpTransit Sa. E ora si ritrovano col problema da gestire: «Abbiamo alcune opzioni allo studio. Dapprima quella d’urgenza, ossia la posa di una condotta che raccolga l’acqua di scolo del tunnel impedendo che finisca in falda e la conduca fino al depuratore» che però con le Pfas ha un’efficacia ridotta al 25%, mentre i filtri al carbone sfiorano il 100%. «Stiamo anche studiando delle varianti per trattare l’acqua di scolo sul posto, fra cui la posa di filtri al carbone vicino al portale ferroviario. Vogliamo una soluzione duratura e non un cerotto». A chi ha chiesto se a questo punto i filtri comunali non rischiano di essere superflui, è stato risposto che invece ci vogliono perché non si sa per quanto tempo la falda rimarrà contaminata, indipendentemente dal fatto che non vi penetri più l’acqua di scolo del tunnel.

‘Non sia il Comune a pagare’

«A ogni modo – ha ricordato la sindaca Simona Zinniker – il Comune si era tutelato ancora prima dell’avvio del cantiere AlpTransit, esigendo garanzie di protezione del nostro pozzo di captazione». Un passo che dovrebbe quantomeno sollevarlo dalla spesa milionaria: «Valutazioni giuridiche sono in corso. Intanto abbiamo chiesto alle Ffs di interrompere il prima possibile l’immissione in falda dell’acqua di scolo». Quanto alla spesa il neo consigliere nazionale Simone Gianini, autore dell’interpellanza cui il Consiglio federale ha già risposto, ha espresso l’auspicio che Sant’Antonino non debba sobbarcarsi alcun onere, dopo i disagi generati dal cantiere.

Si sapeva da un anno e mezzo

Ma come detto, a taluni le rassicurazioni non sono bastate. In particolare fa storcere il naso il fatto che risalga al maggio 2022 il primo prelievo le cui analisi hanno evidenziato tracce di Pfba, mentre la notizia è stata ufficialmente diffusa dalle autorità cantonali soltanto un anno e mezzo dopo, lo scorso autunno. «Non potevate dircelo prima?». Forrer ha spiegato che sui dati iniziali non c’era certezza mancando un metodo di analisi preciso come quello approntato dall’Associazione dei chimici cantonali in occasione della campagna a tappeto del 2023, la quale ha fornito alle autorità un quadro più chiaro. In ogni caso – ha assicurato Forrer – il fatto che si sia bevuto l’acqua per un anno in più «non comporta problemi di salute, vista la concentrazione molto bassa di Pfba e sotto gli attuali livelli di guardia elvetici».

A Capriasca valori molto più bassi

Il problema vede peraltro coinvolto anche un pozzo di Capriasca, le cui autorità comunali non si sono attivate come quelle di Sant'Antonino vista la percentuale di Pfba sotto il livello di guardia che sarà applicato nel 2026. Qui il problema deriva dal deposito del materiale AlpTransit di Sigirino, «la cui acqua di scolo – ha spiegato Nicola Solcà, capo Sezione protezione acqua, aria e suolo – nel frattempo, quale misura d’urgenza, è stata deviata verso il depuratore di Bioggio migliorando la situazione».

Il fungicida di Gudo: c’è un’ipotesi

Rimane intanto sempre fermo il pozzo di captazione in falda di Gudo, dove lo scorso novembre è emersa una contaminazione da Clorotalonil, fungicida usato in agricoltura per mezzo secolo e vietato dal 2020. «Stiamo ancora cercando la causa esatta – ha detto il chimico cantonale – e per ora possiamo solo ipotizzare che a causa delle importanti precipitazioni dello scorso autunno il livello della falda si sia alzato a tal punto da mettere in contatto l’acqua con strati di terreno contenenti il fungicida».

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