Svizzera

Crans-Montana, a Niguarda tutti i pazienti ancora in condizioni critiche

Undici pazienti ricoverati con ustioni fino al 70%, tre in terapia intensiva molto critici ma stabili; due ancora non trasportabili

6 gennaio 2026
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"Abbiamo 11 pazienti ricoverati. Alcuni più gravi, altri meno. Ma sicuramente 11 pazienti critici sui quali manteniamo ancora una prognosi riservata". Lo ha affermato il direttore generale del Niguarda di Milano, Alberto Zoli, in un punto stampa sui feriti di Crans-Montana ricoverati nell'ospedale milanese.

"Le loro condizioni variano da ustioni molto estese, anche al 70%, fino a ustioni molto meno estese ma con compromissioni delle funzioni vitali. Per questo sono tutti pazienti ancora in condizioni critiche ma che nelle prossime ore possono avere un'evoluzione, speriamo, positiva", ha spiegato.

"Abbiamo ancora pazienti ricoverati in terapia intensiva, altri in semi-intensiva o meno intensiva. Sicuramente stanno ricevendo tutte le cure del caso ma dobbiamo sottolineare ancora una volta che parliamo di grandi ustionati con compromissioni a volte di funzioni vitali come la respirazione. Dato che questo è il quadro, la prognosi rimane riservata", ha dichiarato Zoli.

"In terapia intensiva abbiamo tre pazienti molto più critici di altri, ma le condizioni, pur nella loro gravità, sono stabili e riusciamo a mantenerli non in pericolo di vita immediato" ma sul loro decorso "si naviga a vista" e "ogni giorno è un giorno guadagnato", ha spiegato da parte sua il direttore Anestesia e Rianimazione del Niguarda, Giampaolo Casella, nel punto stampa.

"La quantità di ustione sarebbe più che sufficiente per essere preoccupati. Il combinato disposto di aver dovuto respirare fumi velenosi per un periodo molto lungo, insieme alle ustioni, moltiplica il problema. È un vero problema" ha aggiunto, sottolineando che "oggi sono in corso degli interventi e andremo avanti tutto il pomeriggio e la sera".

Due feriti non ancora trasportabili

"Abbiamo ancora difficoltà nel trasferimento di due pazienti che avevamo previsto per via delle loro condizioni. Le condizioni di intrasportabilità non hanno permesso di fare arrivare già da ieri almeno uno dei due pazienti previsti. Quando sarà possibile, procederemo come abbiamo fatto per gli altri 11", ha proseguito Zoli.

"Anche se il viaggio non è lungo, perché si tratta al massimo di un'ora di volo, comunque il paziente deve essere ampiamente stabilizzato e stabile per poter arrivare in condizioni critiche ma sufficienti per essere gestito all'arrivo. Quando saranno dichiarati trasportabili - ha aggiunto - vedremo cosa deciderà la centrale remota di organizzazione dei soccorsi sulla loro destinazione: quasi sicuramente per uno la destinazione sarà Niguarda, invece per l'altro potrebbe essere una destinazione diversa perché la centrale di smistamento e di gestione di questi trasporti cercherà di distribuire, e deve distribuire, i pazienti anche in base alla loro residenza".

Per quanto riguarda possibili arrivi di altri pazienti dalla Svizzera "in questo momento non abbiamo richieste, come è stato il primo giorno e anche il giorno successivo", ha concluso il direttore.