Due terzi delle aziende esportatrici modificano la strategia, mentre cresce l'interesse per il mercato UE
Nonostante i dazi americani, il clima di fiducia delle piccole e medie imprese (PMI) svizzere non si è incupito. Due terzi delle aziende orientate all'esportazione hanno però adeguato nel frattempo la propria strategia di esportazione e una PMI su dieci la sta addirittura rivalutando nel suo complesso.
Stando a uno studio pubblicato oggi da Raiffeisen, la valutazione dell'attuale situazione economica non è cambiata. Anche tra le imprese orientate all'esportazione non si è registrato alcun peggioramento.
"Considerata la difficile situazione questa fiducia è sorprendente", afferma il responsabile della clientela aziendale di Raiffeisen Svizzera Philippe Obrist, citato in un comunicato. A suo avviso le aziende hanno imparato negli anni a gestire sconvolgimenti come i dazi statunitensi.
Nell'ambito dello studio sono state intervistate 500 PMI prima e dopo l'annuncio di dazi doganali al 39% sulle importazioni dalla Svizzera da parte del presidente americano Donald Trump a inizio agosto.
Le PMI hanno già iniziato a staccarsi dagli Stati Uniti subito dopo il primo annuncio sui dazi in aprile, viene affermato. Secondo il sondaggio, già in luglio due terzi delle imprese orientate all'estero avevano adeguato la propria strategia di esportazione.
Dopo l'introduzione dei dazi del 39% esse hanno intensificato ulteriormente la ricerca di alternative agli Stati Uniti. Un quarto delle ditte intende ora concentrarsi su altri mercati, a fronte del 17% in luglio. Il 22% è inoltre alla ricerca di nuovi mercati di sbocco e l'11% ha aperto nuovi stabilimenti o filiali all'estero. Al contempo il mercato dell'UE sta diventando più importante per le aziende svizzere.
"Le imprese stanno diversificando, dove possibile, le loro attività all'estero per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti", aggiunge Obrist. Anche il mercato elvetico sta acquisendo maggiore importanza: un quinto delle PMI intervistate intende concentrarsi maggiormente sul mercato interno. Inoltre, sempre più aziende rinunciano completamente alle attività all'estero: in agosto la percentuale era già del 13%, rispetto al 9% prima del secondo annuncio sui dazi.