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Dal Kenya alla Colombia, due ticinesi al fianco dei più deboli

Le storie di due cooperanti, l’antropologo Togni e la criminologa Ombelli. Intanto Comundo teme tagli agli aiuti da parte del Consiglio federale

Ombelli tra gli anziani (Comundo)

Le storie di due cooperanti, l’antropologo Togni e la criminologa Ombelli. Intanto Comundo teme tagli agli aiuti da parte del Consiglio federale

2 gennaio 2024
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Da Cadro alla Colombia a fianco degli indigeni che lottano per i loro diritti e la loro terra. Da Lugano al Kenya per migliorare la formazione degli operatori sanitari attraverso e-learning. Due cooperanti ticinesi di Comundo raccontano come il loro quotidiano impegno per promuovere una maggiore giustizia sociale, li abbia cambiati. Tutto ciò mentre in Svizzera il Consiglio federale potrebbe decidere di tagliare per il quadriennio 2025-2028 fondi pubblici alla cooperazione allo sviluppo per destinare diversi miliardi all’Ucraina.

Diana Ombelli in Kenya

Anziani considerati stregati e isolati

In Kenya miti antichi e conoscenze moderne si intrecciano. Secondo la credenza popolare, gli anziani sono considerati stregati e maledetti, stigmatizzati a causa dei loro cambiamenti fisici e spesso abbandonati a sé stessi, soprattutto se hanno problemi di salute. Nelle comunità rurali, anche solo vedere i capelli bianchi di un anziano porta sfortuna. Di conseguenza, la maggior parte di loro ha paura di uscire di casa. Questa è una delle tante stranezze scoperte dalla cooperante di Comundo, la ticinese Diana Ombelli, che ha appena terminato un interscambio in Kenya a pochi chilometri da Mombasa.

ComundoDiana Ombelli, con una laurea in scienze forensi

La luganese, diplomata in scienze forensi, dopo aver lavorato per la Polizia comunale di Berna e per diverse aziende internazionali come responsabile di progetti nel settore dell’informatica, è partita per l’Africa. Qui, la specialista ha supportato, negli ultimi tre anni, il North Coast Medical Training College (Ncmtc) – una scuola professionale in ambito sanitario costruita in una zona rurale – a livello tecnico e organizzativo, promuovendo l’apprendimento tramite e-learning per fornire agli studenti una solida educazione alle professioni sanitarie. Ad esempio, ha sostenuto gli studenti in un progetto sugli anziani, su malattie e stereotipi che li riguardano. Prima fase: la raccolta di dati sanitari utilizzabili in formato elettronico. Seconda tappa: elaborazione scientifica dei dati per trovare misure adeguate. “Ho aiutato gli studenti a digitalizzare i dati. Ho visto uomini anziani che si radevano o tingevano i capelli per nascondere la vecchiaia. Spesso i loro figli si erano trasferiti in città. Per chi rimaneva, il rischio era quello di venir isolati dalla comunità. In Kenya sono davvero necessari operatori sanitari per migliorare la qualità e l’accesso ai servizi sanitari di base”. Anche se ci sono ricchi, c’è anche una drammatica povertà: circa un terzo della popolazione vive con meno di 2.15 franchi al giorno. Di conseguenza per chi vive nelle zone rurali e ha bisogno di assistenza medica, non è facile ricevere una diagnosi. I motivi: scarseggiano sia attrezzature sanitarie sia personale medico, inoltre le visite mediche sono costose. “I dispensari istituiti nelle comunità rappresentano una valida alternativa”.

ComundoDiana Ombelli aiuta i futuri operatori sanitari nell’apprendimento tramite e-learning

Pochi studenti hanno un portatile

Oltre all’esperienza unica come cooperante, Diana si porta a casa nuove saggezze. “Ho vissuto sulla mia pelle il peso del pregiudizio, che ogni straniero vive. Come bianca, vieni associata a privilegi. Al di là delle differenze culturali, ho imparato a rapportarmi alle persone senza pregiudizi. Soprattutto in ambito lavorativo si possono trovare linguaggi comuni, come ad esempio l’informatica, che aprono porte e annullano le differenze”. Anche se le competenze digitali nelle scuole sono in crescita, continua l’esperta, solo uno studente su tre ha un minimo di competenze. “Ci vorrà tempo. Pochi studenti hanno un portatile. Uno usato e ricondizionato costa circa 250 franchi, ossia più della metà di uno stipendio mensile. Finché non ci sarà una democratizzazione dei mezzi digitali sarà difficile”.

Prevale una cultura della discussione

Organizzazione ed efficienza dei progetti è quello che la ticinese ha portato all’Istituto in Kenya che dal 2012 offre un insegnamento superiore in campo sanitario formando operatori in grado di identificare problemi di salute nella comunità e trovare anche le soluzioni appropriate, particolarmente nelle aree poco servite da strutture. “In Kenya prevale una cultura della discussione: ci si incontra, c’è un confronto di idee senza poi dover trovare a ogni costo una soluzione. Il mio approccio era più pragmatico, dopo ogni incontro si concretizzava quando deciso. Questo è stato apprezzato. Anche se ho imparato che in alcune situazioni è bene prendersi il tempo per riflettere per non fare passi troppo affrettati”.

Il dramma dei vestiti di seconda mano

Allontanarsi da casa, oltre ad aprire gli orizzonti, aiuta a vedere le cose da altri punti di vista. Come l’impatto di abitudini occidentali sulla vita di altri. “Penso che dobbiamo imparare a consumare meno e meglio!”, dice Ombelli. “Mi spiego: vivendo lì, vedi cose che in Svizzera non vedi. Come lo sconfinato mercato di vestiti, scarpe e borse di seconda mano di Mombasa. Tanti acquistano pacchi di vestiti e li vendono nei villaggi. È una mole immensa di vestiti usati e non in Occidente, alcuni ancora con l’etichetta appiccicata, che sbarcano in Africa, dove diventano un business. Eppure qualcuno li ha donati. Perché in Africa la gente deve pagarli?”.

La nostra domanda resta sospesa come il futuro della ex cooperante che deve rimettersi sul mercato dopo tre anni intensi all’estero. “Rimarrò nell’e-learning e proseguirò con la ricerca di un posto di lavoro”, conclude serena.

Tullio Togni dalla Colombia

Terra di guerra e laboratorio di pace

“Questa è una terra di guerra e al contempo un laboratorio di pace”. Così riassume Tullio Togni, 34 anni, la regione della Colombia dove lavora come cooperante di Comundo da quasi un anno, il dipartimento del Cauca costantemente colpito da conflitti armati e ambito per le sue risorse naturali (terra fertile, legno, minerali e acqua) da numerosi gruppi armati e da potenti gruppi agro industriali e minerari. Qui, l’antropologo sociale, sostiene il Consejo Regional Indígena del Cauca (CRIC) nel suo lavoro di difesa dei diritti umani delle comunità indigene.

ComundoTullio Togni da un anno e mezzo in Colombia

“È un’organizzazione di oltre centomila persone che riunisce 11 popolazioni indigene diverse e costituisce a tutti gli effetti un governo autonomo e alternativo. Le elezioni sono ogni due anni. Il Cric si batte da oltre 50 anni per il riconoscimento dei diritti di queste comunità, la difesa dei loro territori e dei loro spazi vitali”. Sebbene il contesto sia parecchio violento (omicidi, minacce, sfollamenti; dal 2016, 1’593 leader del Paese sono stati assassinati (65 erano indigeni del Cric), 93 solo nel 2023) collaborare con un’organizzazione così enorme, che promuove azioni politiche, sociali, economiche, significa per Togni partecipare a un entusiasmante processo di cambiamento sociale. “Motore di questo cambiamento sociale, di liberazione dei popoli, di resistenza al sistema economico imperante è la popolazione indigena, che cerca di costruire alternative. Sono considerati eroi, mitizzati da alcuni, criminalizzati da altri”.

La liberazione della Madre Terra, che nella concezione indigena è ben più di uno spazio fisico e geografico è una priorità. “In passato c’è stata la lotta per il recupero dei territori controllati da latifondisti, Stato, gruppi paramilitari. Ora per liberarla da mono coltivazioni intensive di pino, di canna da zucchero e contro un modello economico imperante di liberalismo estremo. L’obiettivo è proporre modi di vivere alternativi”, spiega il ticinese, cresciuto a Cadro. Vivere con popolazioni indigene sta plasmando anche il suo concetto di ambiente. “La difesa del territorio è qualcosa di trasversale. È concreta e spirituale. È sussistenza ma anche un mondo invisibile, popolato da spiriti coi quali solo lo sciamano può dialogare. È un’esperienza arricchente che permette di vedere tutto, anche l’ambiente, da prospettive diverse”. Nel suo lavoro all’Osservatorio del Cric sui diritti umani, il ticinese collabora alla registrazione, verifica e analisi di tutte le violazioni, così da fornire alle comunità rurali informazioni di qualità per prevenirle e denunciarle. “Nel 2023, fino a fine novembre – ci spiega – abbiamo contato 729 vittime di minacce, sfollamenti, omicidi...”. Inoltre fa ricerca.

T. TogniDal 2016, 1’593 leader del Paese sono stati assassinati (65 erano indigeni del CRIC)

T. TogniLa popolazione indigena cerca di costruire alternative

T. Togni

Prima delle popolazioni indigene del Cauca, l’antropologo era attivo in Palestina, Guatemala, Sahara occidentale. “Sempre impegnato con popolazioni che vivono sotto occupazione”. Una vita in mezzo a pericoli, movimenti di resistenza e spinte al cambiamento. “La paura talvolta c’è, ma come straniero non sei esposto allo stesso modo di un locale alla ferocia dei gruppi armati. Accompagnando chi è stato vittima di attentati, di minacce, ci si muove con auto blindate, con la scorta e si conta sulla protezione collettiva che aiuta a mitigare i rischi”. Una volta l’anno circa torna a Cadro. “Apprezzo le montagne, le stagioni, la tranquillità quasi immobile della Svizzera dove ho le mie radici. Amo però anche essere là dove ci sono cambiamenti sociali e farne parte”, conclude. Tra miracoli, omicidi e speranze nel laboratorio di una pace in costruzione.

T. TogniSono considerati eroi, mitizzati da alcuni, criminalizzati da altri

T. Togni

T. Togni

La direttrice di Comundo

‘La sfida di acquisire nuovi donatori’

È ancora presto per sapere se e in che misura i rincari dei prezzi in Svizzera si stiano traducendo in una diminuzione delle donazioni alle organizzazioni non governative. È invece certo che tra i bisogni nel mondo e le risorse disponibili nel settore della cooperazione internazionale il divario è enorme e di questo passo sarà semplicemente impossibile raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dalle Nazioni Unite per il 2030. Con la politologa Alessandra Genini, che dirige Comundo nella Svizzera italiana, cerchiamo di capire se in un cantone dove la precarietà avanza, la generosità tiene, è in calo, forse predilige situazioni locali.

ComundoAlessandra Genini dirige Comundo nella Svizzera italiana

“Il Ticino, pur essendo il cantone con lo stipendio medio più basso, si è sempre dimostrato molto generoso nel sostenere le iniziative di solidarietà, sia locali sia destinate a progetti in Paesi del Sud globale. A Comundo abbiamo la fortuna di contare su donatrici e donatori fedeli. Più difficile invece la sfida di acquisirne di nuovi. Mentre in passato, le persone che sostenevano una causa lo facevano per molti anni, il settore delle donazioni è ora caratterizzato da una grande volatilità ed è per questo sempre più difficile mantenere il livello delle entrate sufficienti”. Per questo motivo l’ente sta procedendo a una riorganizzazione interna per ridurre le spese in Svizzera. “Gli obiettivi nei nostri Paesi di interscambio rimangono invece immutati. Il lavoro che le nostre e i nostri cooperanti realizzano è la nostra ragione di esistere e vogliamo continuare a farlo”, dice l’ex cooperante in Bolivia.

Timori per i tagli della Confederazione

A livello di finanze, un’altra fonte di preoccupazione è data dal taglio dei fondi pubblici che potrebbe essere deciso dalla Confederazione per il quadriennio 2025-2028: “Come società civile ci stiamo mobilizzando per sensibilizzare la popolazione e il mondo politico. Il Consiglio federale vuole infatti risparmiare sulla cooperazione allo sviluppo per destinare diversi miliardi all’Ucraina. Ovviamente pensiamo che sia necessario sostenere la sua ricostruzione, ma ciò non deve essere fatto a discapito dei Paesi del Sud globale che ne hanno maggiormente bisogno”. In un mondo segnato da molteplici crisi, conclude, la Svizzera ha il dovere di essere solidale: è una questione di umanità.