"Se la vita cessa di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società? Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell'ombra il bambino non ancora nato, l'anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri?". Lo ha detto Papa Leone XIV in un lungo discorso odierno al Parlamento spagnolo, il primo di un pontefice in questo contesto istituzionale.
"La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà. Ogni vita umana dev'essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza", ha affermato il papa alle Cortes Generales.
"Quando questa certezza si offusca - ha sottolineato Prevost - i più vulnerabili sono le prime vittime e la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona. Per questo, la grandezza morale di una nazione si manifesta, soprattutto, nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare quelle vite segnate da maggiore fragilità".
"Il tragico dramma migratorio" va affrontato andando "oltre la semplice gestione di flussi", ha poi dichiarato il pontefice cambiando tema. C'è "una duplice esigenza di giustizia sociale: offrire vie sicure e legali, un'accoglienza rispettosa e reali possibilità di integrazione e promuovere, al tempo stesso, il diritto di rimanere nella propria terra".
Il papa ha menzionato "le rotte sempre più pericolose" come quella atlantica: "È necessario rafforzare il salvataggio e l'assistenza, specialmente con una cooperazione multilaterale" poiché "nessuna nazione può affrontare da sola una sfida di questa portata".
Leone si è poi detto preoccupato dal riarmo. "Ogni guerra costituisce una dolorosa sconfitta della capacità di negoziare. Le armi possono imporre un silenzio temporaneo, ma non potranno mai costruire una pace autentica e duratura. Per questo motivo, è preoccupante che, in diverse parti del mondo e anche in Europa, si presenti nuovamente il riarmo come risposta quasi inevitabile di fronte alla fragilità dello scenario internazionale. La vera sicurezza, invece, nasce dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale", sono state le sue parole.
Prima del discorso alle Cortes Generales, Prevost, che sta compiendo in Spagna il suo quarto viaggio apostolico, si è intrattenuto privatamente per una ventina di minuti con il presidente del governo iberico Pedro Sánchez. Questi lo ha omaggiato regalandogli un bonsai di ulivo.