Le Forze di difesa israeliane (Idf) riferiscono che l'Iran ha iniziato a lanciare missili balistici contro Israele dal centro del Paese negli ultimi giorni. Un portavoce delle Idf ha spiegato che i lanci da quest'area "vengono effettuati dopo che l'esercito ha privato il regime terroristico della maggior parte delle sue capacità di lancio dall'Iran occidentale, nell'ambito delle centinaia di raid aerei condotti dall'inizio dell'operazione".
Intanto, il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi ha partecipato alla preghiera per l'Eid nella moschea della capitale, dedicando poi un discorso ai "martiri del 2012", e tuonando contro i Fratelli musulmani e "ciò che stavano facendo", che "non ha nulla a che vedere con l'Islam".
Allora, ha detto, "abbiamo scelto di combattere il terrorismo e, allo stesso tempo, di perseguire lo sviluppo economico" per il bene del Paese. "Non siamo mai stati cospiratori - ha detto -. Non abbiamo cospirato, volevamo solo preservare il nostro Paese" da "operazioni e attentati terroristici che si verificavano quasi quotidianamente".
"Lo Stato - ha aggiunto - ha combattuto una dura guerra contro il terrorismo per 10 anni". "I terroristi - ha detto - volevano spezzare il nostro spirito, uccidere la speranza, farci credere che non ci fosse un domani. Lo hanno detto e lo hanno fatto", ma le "istituzioni egiziane, l'esercito, la polizia e la magistratura, hanno resistito con fermezza affinché l'Egitto potesse superare quel periodo difficile". "L'Egitto - ha detto ancora - un Paese di 120 milioni di abitanti, compresi i visitatori, è ora sicuro e stabile grazie al sacrificio dei martiri".
Si è poi soffermato sui costi della guerra, "circa 40 milioni di sterline egiziane al giorno, oltre all'inestimabile perdita di ogni martire e ferito, in tutto circa 120 miliardi di sterline", ha sottolineato. E rivolgendosi ai giovani: "non siamo stati noi a iniziare tutto questo".
Sisi ha rivelato che dopo il 2011 non ha mai dubitato che i Fratelli Musulmani (ora designati come gruppo terroristico) avrebbero governato l'Egitto. Ma allo stesso tempo, era certo che non sarebbero rimasti al potere "perché gli egiziani non accettano di essere costretti, che si tratti di pregare in una moschea o in una chiesa. L'Egitto - ha concluso - è un Paese in cui nessuno è costretto ad abbracciare una religione".