Estero

Fao: allarme sicurezza fondiaria, proprietà spesso non documentata

25 febbraio 2026
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Il possesso della terra è la chiave per la sicurezza alimentare, eppure solo il 35% delle terre dispone di una documentazione formale di proprietà o uso. Un vuoto normativo che alimenta l'incertezza, con 1,1 miliardi di adulti che temono di perdere la propria casa o il proprio terreno entro i prossimi cinque anni.

È quanto emerge dal rapporto "Status of Land Tenure and Governance" presentato da Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura), International land coalition (Ilc) e dal Centro di ricerca francese Cirad, che evidenzia come i progressi degli ultimi 20 anni siano stati troppo lenti rispetto alle crisi attuali.

"L'insicurezza fondiaria è una delle forme più dannose di disuguaglianza", denuncia Maximo Torero Cullen, capo economista Fao. "La certezza del diritto è il discrimine tra sopravvivenza e sicurezza alimentare a lungo termine".

Gli stati detengono la proprietà legale di oltre il 64% del suolo, spesso gestiti secondo consuetudini ancestrali ma prive di riconoscimento ufficiale. Estrema la concentrazione nel settore agricolo, dove il 10% dei più grandi proprietari gestisce l'89% delle terre, mentre l'85% degli agricoltori deve farsi bastare appezzamenti sotto i 2 ettari. A livello regionale, se in Europa la proprietà privata è la norma (55%), nell'Africa subsahariana il 73% delle terre è regolato da sistemi consuetudinari, di cui solo l'1% è formalmente riconosciuto; uno scarto tra realtà di fatto e legalità documentata che colpisce i popoli indigeni: nonostante occupino il 42% del pianeta, solo l'8% ha diritti di proprietà certi.

Secondo il rapporto, infime, la corsa al Net-Zero e alle energie rinnovabili sta aumentando la pressione sulle terre. Paradossalmente, soluzioni climatiche come biocarburanti, parchi eolici o crediti di carbonio, finiscono per minacciare territori indigeni privi di tutela legale. Si stima che il 19% dei paesaggi forestali intatti e il 15% dei depositi di carbonio si trovino in aree non riconosciute dai governi, rischiando di scivolare in un limbo giuridico che ne favorisce lo sfruttamento industriale. Non ultimo il divario di genere: in quasi tutti i paesi, gli uomini hanno fino al 20% di probabilità in più di possedere terra rispetto alle donne.