Estero

Negoziati a Ginevra sul nucleare iraniano mentre gli Usa si preparano a raid prolungati

Reza Pahlavi chiama Trump a intervenire durante una manifestazione di 200 mila persone a Monaco; il Pentagono valuta colpire anche strutture di sicurezza

14 febbraio 2026
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Nuovo round di negoziati martedì a Ginevra sul nucleare iraniano, mentre gli Usa si preparano anche a operazioni militari prolungate contro Teheran. Reza Pahlavi, figlio dello scià deposto e figura dell'opposizione in esilio, lancia un nuovo appello a Donald Trump per abbattere il regime degli ayatollah, durante una manifestazione con 200 mila persone a margine della Conferenza di Monaco sulla sicurezza.

I colloqui tra Washington e Teheran continueranno nella città lamanica sotto l'egida dell'Oman, poco prima di quelli sull'Ucraina. A trattare saranno sempre l'inviato presidenziale Steve Witkoff e il genero del tycoon, Jared Kushner, il cui nome è apparso nell'intercettazione di un servizio di intelligence straniero sull'Iran che la capa degli 007 americani, Tulsi Gabbard, ha prontamente "insabbiato". Trump continua a usare carota e bastone, alternando il desiderio di un accordo alla minaccia, altrimenti, di usare le due armate navali che sta radunando vicino all'Iran. Auspicando persino un "regime change", "la cosa migliore che possa succedere", ha detto.

L'esercito statunitense, secondo Reuters, si sta preparando alla possibilità di raid prolungati, della durata di settimane, se il comandante in capo ordinasse un attacco. In questo scenario, il Pentagono potrebbe colpire strutture statali e di sicurezza iraniane, non solo infrastrutture nucleari. Secondo gli esperti, i rischi per le forze americane sarebbero molto maggiori in un'operazione del genere contro l'Iran, che vanta un formidabile arsenale missilistico e ha già minacciato rappresaglie.

Intanto a Monaco, durante la Conferenza sulla sicurezza, Reza Pahlavi è riuscito a mobilitare — secondo la polizia — ben 200 mila manifestanti, il doppio rispetto alle previsioni degli organizzatori, mentre altre proteste si svolgevano in diverse città del mondo, tra cui Londra, Los Angeles, Toronto, Tokyo, Atene e Melbourne. Il figlio dello scià ha rilanciato due messaggi: l'appello a Trump perché intervenga e la propria disponibilità a guidare la transizione in Iran. Pahlavi ha ammonito che i negoziati non funzioneranno e che il governo iraniano sta "semplicemente guadagnando tempo". Poi si è rivolto al tycoon: "Il popolo iraniano vi ha sentito dire che l'aiuto è in arrivo e ha fiducia in voi. Aiutatelo e la storia vi porrà al fianco non solo della nazione iraniana, ma anche dei più grandi eroi del mondo". "È ora di porre fine alla Repubblica Islamica. Questa è la richiesta che risuona dopo lo spargimento di sangue dei miei compatrioti, che non ci chiedono di riformare il regime, ma di aiutarli a seppellirlo", ha aggiunto l'oppositore iraniano, in esilio a New York. Il figlio dello scià si è quindi detto pronto a guidare la "transizione dell'Iran verso un futuro democratico e laico", "attraverso le urne". Molti manifestanti sventolavano una versione della bandiera iraniana con il simbolo del leone e del sole, in uso prima della rivoluzione del 1979 che rovesciò lo scià. Alcuni portavano immagini di Pahlavi e scandivano slogan come "Cambio di regime in Iran!", mentre altri indossavano cappellini rossi con la scritta "Make Iran Great Again", un riferimento ai cappelli indossati dai sostenitori di Trump.