Estero

Denuncia contro consiglieri federali svizzeri archiviata

Il Ministero pubblico della Confederazione chiude il caso sulla complicità con Israele nei crimini a Gaza.

5 febbraio 2026
|

Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha archiviato la denuncia presentata l'anno scorso contro alcuni consiglieri federali svizzeri, accusati di complicità con Israele nei crimini commessi a Gaza. Tra i denunciati figura anche Ignazio Cassis. La decisione è stata confermata dal portavoce della procura federale, Maximilian Tikhomirov, all'agenzia Keystone-ATS, in seguito a un'informazione diffusa dalla Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI).

Martedì, venticinque avvocati svizzeri hanno presentato una denuncia contro Cassis anche alla Corte penale internazionale (Cpi). Uno degli avvocati, Christophe Schaffter, ha dichiarato di essere a conoscenza della chiusura del caso, ma di non aver ricevuto i dettagli della decisione. Tuttavia, contattato dalla RSI, Schaffter ha affermato di non sapere che la questione fosse stata definitivamente archiviata.

Secondo il portavoce dell'MPC, non è obbligatorio notificare i dettagli del decreto di archiviazione, e non è possibile presentare ricorso poiché l'avvocato denunciante non ha diritto legale, non essendo parte lesa né accusatore privato.

Oltre a Cassis, i denunciati includono i consiglieri federali Karin Keller-Sutter, Guy Parmelin, Martin Pfister e l'ex titolare del Dipartimento della difesa, Viola Amherd.

Durante una conferenza stampa a Berna, gli avvocati hanno dichiarato che è necessario rivolgersi alla Cpi per avviare un'indagine contro il responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), a causa dell'inazione della giustizia elvetica. Secondo loro, la Svizzera avrebbe violato le Convenzioni di Ginevra e non rispettato il diritto internazionale umanitario.

I legali sostengono che Cassis avrebbe dovuto adottare tutte le misure possibili per impedire i crimini commessi da Israele o, almeno, non favorirli. Inoltre, avrebbero dovuto interrompere le relazioni commerciali con Israele, continuare a finanziare l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA), vietare l'esportazione di armi e beni a duplice uso e usare la sua influenza diplomatica per prevenire il genocidio.