Il governo giapponese si appresta ad operare una netta inversione di rotta nella gestione dei cittadini stranieri, privilegiando la sicurezza pubblica e l'ordine sociale rispetto ai principi di inclusione e coesistenza finora perseguiti. È quanto scrive in un articolo online il giornale progressista Asahi Shimbun, segnalando come nei giorni scorsi il Consiglio dei ministri abbia approvato un nuovo pacchetto di misure che potrebbe rendere più difficile l'accesso all'assistenza pubblica per gli stranieri. La ministra competente, Kimi Onoda, ha presentato la riforma come fondamento di "una società inclusiva basata sull'ordine", spiega l'Asahi, cancellando esplicitamente dal documento ufficiale la precedente promessa secondo cui "nessuno straniero sarebbe stato lasciato isolato".
Al suo posto, è stata introdotta una forte enfasi sulle "preoccupazioni e percezioni di ingiustizia" da parte della popolazione giapponese, legate a presunti abusi dei sistemi sociali. Tra le proposte allo studio, la revisione dei criteri per l'assistenza sociale - attualmente concessa su base umanitaria a circa 66.000 stranieri, pari al 3% del totale dei beneficiari - e l'innalzamento della soglia di reddito richiesta per ottenere lo status di residente permanente. La stretta arriva in concomitanza con la dissoluzione della Camera bassa e la campagna elettorale in vista del voto dell'8 febbraio.
Le opposizioni sostengono che la linea dura serva a intercettare consensi in un clima politico influenzato dall'ascesa di formazioni espressamente xenofobe, tra le quali il partito Sanseito, noto per la sua retorica "il Giappone prima di tutto", sulla falsariga dei segnali che arrivano dagli Stati Uniti di Donald Trump.
In risposta, la stampa nipponica ha dato notizia di una manifestazione svoltasi nel fine settimana a Shinjuku, al centro di Tokyo, da un gruppo civico di avvocati, accademici e ex funzionari pubblici. Tra questi era presente anche Kihei Maekawa, ex funzionario del ministero dell'Istruzione giapponese che ha accusato il governo di "considerare gli stranieri come un disagio", mentre è stata letta una dichiarazione dell'ex premier Shigeru Ishiba, secondo cui "il vero conservatorismo non tollera pregiudizi né discriminazioni e rispetta con umiltà le diverse opinioni".
Sempre sul tema dell'immigrazione, un giudice federale ha bloccato il tentativo dell'amministrazione Trump di revocare lo status legale a oltre 8'400 familiari di cittadini statunitensi e titolari di carta verde che si sono trasferiti negli Stati Uniti da sette paesi dell'America Latina.
Il giudice distrettuale statunitense Indira Talwani, con sede a Boston, ha emesso un'ingiunzione preliminare che impedisce al Dipartimento per la Sicurezza interna di porre fine al permesso umanitario concesso a migliaia di persone provenienti da Cuba, Haiti, Colombia, Ecuador, El Salvador, Guatemala e Honduras.