Il giorno dopo la fine del blackout che ha lasciato al buio e al freddo 50 mila famiglie nel sudovest della città, sono esplose le polemiche a Berlino, dove alcune questioni cruciali restano tuttora aperte.
Nonostante le rivendicazioni degli anarchici ambientalisti di sinistra del Vulkangruppe, ritenute attendibili dalla polizia, il fatto che vi siano state diverse lettere (ben tre finora), complica l'interpretazione degli eventi e lascia spazio anche a qualche dubbio.
Sotto pressione è finito inoltre il sindaco di Berlino Kai Wagner, della Cdu, che per sua stessa ammissione, è andato giocare a tennis proprio sabato, il giorno dell'agguato incendiario, in cui decine di migliaia di persone sono rimaste senta corrente e termosifone, nella morsa del gelo.
Non basta. Molte domande si aprono a questo punto sulla scoperta, anche questa piuttosto clamorosa, di quanto sia facile far saltare la corrente nella capitale tedesca, vista la "trasparenza" della collocazione e "l'accessibilità" dei siti in cui si trovano i cosiddetti "ponti" che raggruppano i cavi che riforniscono ampie fette della città.
"Sono 15 - ha spiegato un giornalista della Bild in un podcast pubblicato dal vicedirettore Paul Ronzheimer - la metà dei quali del tutto privi di sorveglianza". E in tempi di attacchi ibridi la politica dovrebbe riflettere sulla sicurezza delle proprie infrastrutture.
Resta poi "tutto un po' misterioso e confuso", continua lo stesso giornalista, se si pensa alla cronologia delle lettere di rivendicazione: la prima arrivata sabato stesso, quando il gruppo Vulkan - artefice di diversi agguati ai cavi della corrente elettrica dal 2011 - ha affermato di essere responsabile dell'azione di sabotaggio.
Del resto Vulkan ha scelto il suo nome ispirandosi al vulcano islandese che paralizzò il traffico aereo di mezza Europa diversi anni fa. Ieri, in una seconda missiva, la stessa organizzazione ha replicato a chi ha immaginato una mano russa dietro l'agguato. "La Russia non c'entra", hanno assicurato, sottolineando che la politica stia sottovalutando lo scontro interno alla società tedesca.
Infine, in un terzo messaggio di cui si è saputo oggi, la prima generazione del Vulkangruppe prende le distanze dalla seconda. Fatti su cui comunque si continuerà a indagare e a discutere, mentre in Germania è a questo punto evidente che neppure gli effetti della mobilitazione della sinistra estremista siano da sottovalutare.