L'erede di Chavez risponde di no: ‘Il nostro Paese è indistruttibile, intoccabile e imbattibile’

"Vai via subito, lascia il Venezuela se vuoi salvarti": è l'ultimatum che Donald Trump avrebbe lanciato a Nicolas Maduro nel corso di una telefonata dei giorni scorsi. Un avvertimento che però al momento non avrebbe sortito gli effetti sperati dalla Casa Bianca. Dopo giorni di assenza, il leader venezuelano è infatti riapparso in pubblico, smentendo così le voci di una sua fuga dal Paese in seguito alle tensioni con gli Stati Uniti e al pressing del presidente americano.
Il Venezuela è "indistruttibile, intoccabile e imbattibile", ha cantato Maduro nel corso di un bagno di folla a Caracas, sfidando gli Usa e la loro massiccia presenza militare nell'area, composta da una decina di navi da guerra, inclusa la Us Gerald Ford, e più di 15.000 soldati. L'apparizione di Maduro appare la conferma di come il tentativo in extremis di Trump di disinnescare la crisi, e un potenziale attacco di terra, sia fallito. La telefonata fra i due leader che avrebbe dovuto allentare le tensioni si è infatti risolta in un nulla di fatto, con le posizioni delle due parti molto distanti. Maduro a Trump ha chiesto - secondo quanto riportato dal Miami Herald - un‘"amnistia generale e il mantenimento del controllo delle forze armate" in cambio di elezioni libere. Richieste che sono cadute nel vuoto: la Casa Bianca infatti le ha fermamente respinte. Senza successo anche il pressing di Trump, che ha offerto a Maduro la salvezza insieme a quella della moglie, del figlio e dei suoi collaboratori in caso di abbandono immediato del Paese. Una richiesta rifiutata seccamente da Caracas.
KeystoneSoldati venezuelaniChe la telefonata non fosse andata come previsto era già emerso dall'annuncio di Trump sulla chiusura dello spazio aereo venezuelano, considerato il preludio di un imminente attacco. Una mossa che ha spiazzato Caracas e che l'avrebbe spinta a cercare una seconda telefonata senza però ricevere risposta da Washington. La Casa Bianca è ora al lavoro sulle prossime mosse, e un incontro nello Studio Ovale fra Trump, il capo del pentagono Pete Hegseth e il segretario di stato Marco Rubio per fare il punto è atteso a breve. L'ipotesi di un attacco a terra americano non è esclusa del tutto visti i toni sempre più accessi dello scontro e il pugno duro dell'amministrazione nei confronti del Cartel de los Soles guidato da Maduro. Ma sarebbe una decisione difficile per Trump da giustificare davanti al popolo Maga a cui ha promesso a gran voce la fine delle ’forever war‘ americane.
Pur guardando a Caracas, l'amministrazione è intanto costretta a fare i conti con i raid contro le navi che trasportano droga nel Mar dei Caraibi. Il Congresso sta infatti indagando sugli attacchi e in particolare sugli ordini impartiti da Hegseth che, secondo indiscrezioni, in una delle 20 operazioni condotte avrebbe chiesto che venissero uccisi i sopravvissuti di uno dei raid. Una richiesta, è il coro bipartisan che si è alzato dalla politica americana, che potrebbe rappresentare un crimine di guerra.
KeystoneMaduro con i suoi amati generaliHegseth ha negato i rumors e puntato il dito contro le ’fake news' che screditano "i nostri incredibili guerrieri che combattono per proteggere la patria". Parole non sufficienti a placare l'ira del Congresso che vuole vederci chiaro e ottenere informazioni sugli attacchi e sulle loro giustificazioni dal punto di vista legale. "Non ha detto" che tutti dovevano essere uccisi: "Gli credo al 100%", ha detto Trump, difendendo il suo ministro della difesa dal fuoco incrociato delle critiche. Se la posizione di Hegseth sia però al sicuro non è ancora chiaro.