Fischiato, nega genocidio e fame. E mostra mappe e quiz. Intanto Medici senza frontiere annuncia di essere costretta a sospendere l'attività a Gaza City

“Finiremo il lavoro a Gaza, il più velocemente possibile”: ignorando la condanna della comunità internazionale, Benjamin Netanyahu sfida il mondo con toni bellicosi nel suo controverso intervento di 40 minuti all’Assemblea generale dell’Onu. Nel Palazzo di Vetro più di 100 diplomatici di oltre 50 Paesi abbandonano l’aula all’ingresso di Bibi tra fischi e buu. Gli applausi arrivano solo dalle delegazioni americana, senza l’ambasciatore Mike Waltz, e israeliana. Netanyahu ha iniziato il suo durissimo discorso, attaccando i Paesi che nei giorni scorsi hanno riconosciuto lo Stato palestinese, negando genocidio e fame a Gaza e lanciando un ultimatum ad Hamas per la liberazione degli ostaggi e il disarmo. Il premier non ha tuttavia evocato l’annessione della Cisgiordania: ne parlerà lunedì alla Casa Bianca con Donald Trump, che giovedì però ha già promesso di impedirla e che, mentre l’alleato parlava all’Onu, annunciava un probabile imminente accordo su Gaza.
Bibi ha accompagnato il suo intervento con mappe, quiz e un QR code sulla spilla della giacca che ha incoraggiato a scansionare per visualizzare le atrocità di Hamas del 7 ottobre. Inoltre ha riferito che il suo discorso era trasmesso dagli altoparlanti a Gaza e anche sui telefoni dei residenti della Striscia, rivolgendosi in ebraico direttamente agli ostaggi: “Non vi abbiamo dimenticati, nemmeno per un secondo”. Bibi ha iniziato celebrando la più straordinaria rivincita militare della storia da parte di Israele, quella dopo il giorno più buio, il 7 ottobre 2023. Quindi ha mostrato una mappa del terrore dell’Iran, ringraziando Trump per le sue azioni “coraggiose e decise” contro il regime degli ayatollah, e passato in rassegna, uno dopo l’altro, i successi di una guerra su sette fronti: da Teheran a Damasco, dagli Houthi a Hezbollah fino ad Hamas, i cui “ultimi resti sono asserragliati a Gaza City”. Israele “deve portare a termine il lavoro e vogliamo farlo il più velocemente possibile”, ha ammonito prima di lanciare un ultimatum ai militanti: “Liberate gli ostaggi ora, e deponete le armi. Se lo farete vivrete, se non lo farete vi daremo la caccia”.
Netanyahu ha attaccato poi i Paesi che hanno riconosciuto lo Stato palestinese: “Una macchia di vergogna che vi accompagnerà”, una decisione che incoraggerà il terrorismo contro gli ebrei, ha tuonato, rivelando inoltre che “molti leader che condannano pubblicamente Israele ci ringraziano a porte chiuse”. “Dare ai palestinesi uno Stato a un chilometro da Gerusalemme dopo il 7 ottobre è come dare ad al-Qaida uno Stato a un chilometro da New York dopo l’11 settembre”, ha proseguito. Quindi ha aggiunto: “I palestinesi stessi non credono nella soluzione dei due Stati, non vogliono uno Stato vicino a Israele ma al posto di Israele”, ha accusato. Bibi ha anche respinto come “bugie antisemite” le accuse che Israele stia commettendo genocidio o riducendo alla fame gli abitanti di Gaza: “Un Paese che commette genocidio chiederebbe alla popolazione civile che dovrebbe colpire di mettersi al sicuro?”, ha detto, accusando invece Hamas di rubare il cibo e di farsi scudo con i civili.
MEDICI SENZA FRONTIERE
Intanto in serata Medici senza frontiere ha comunicato che si vede costretta a sospendere le attività mediche a Gaza City a causa dell’incessante offensiva israeliana e del rapido deterioramento della situazione di sicurezza tra continui attacchi aerei e l’avanzata dei carri armati. “Non abbiamo avuto altra scelta, poiché le nostre cliniche sono circondate dalle forze israeliane. È l’ultima cosa che avremmo voluto, poiché i bisogni a Gaza City sono enormi e le persone più vulnerabili non possono muoversi, sono in grave pericolo”, ha dichiarato Jacob Granger, coordinatore delle emergenze.