Estero

Reperti aborigeni restituiti alla Tasmania dopo 170 anni

L'Università di Aberdeen restituisce un cranio e una collana di conchiglie a un gruppo aborigeno

25 marzo 2025
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Due reperti esposti per oltre 170 anni in una raccolta dell'Università di Aberdeen in Scozia - il cranio di un giovane uomo e una collana di conchiglie - sono stati restituiti a un gruppo aborigeno della Tasmania, in Australia.

L'Università ha comunicato che i dettagli di come sono stati acquisiti sono poco noti, e che i reperti sono stati inclusi in una raccolta di storia naturale acquistata nel 1852. Il cranio è stato catalogato come di "un nativo di Van Dieman's Land - così veniva chiamata la Tasmania dai colonizzatori britannici - ucciso da un'arma da fuoco presso il fiume Shannon". Si ritiene che siano stati ottenuti durante gli anni 1820 o 1830 e usati per insegnamento dall'Università di Aberdeen.

I resti ancestrali saranno sepolti in una cerimonia tradizionale al suo ritorno in Tasmania. Andry Sculthorpe del Tasmanian Aboriginal Centre ha detto che l'omicidio del giovane non sarà dimenticato ora che finalmente verrà riportato in patria. "È una documentazione degli atteggiamenti razzisti verso lo studio dell'umanità, compresi i resti umani acquisiti dal saccheggio di tombe e altre attività immorali; in questo caso un omicidio. Elogiamo le istituzioni che hanno il coraggio di superare le loro percezioni di supremazia intellettuale, di abbracciare la propria umanità fare ciò che è giusto verso le persone che più hanno sofferto per le atrocità inflitte nel passato", ha aggiunto.

Il direttore delle raccolte dell'Università di Aberdeen, Nei Curtis, si è detto lieto che i resti siano restituiti per un'appropriata sepoltura. "Data la violenza e il razzismo che hanno portato alla loro acquisizione, sarebbe inaccettabile che tali resti ancestrali siano usati a fini di ricerca, insegnamento e esposizione". La tribù del 'Grande Fiume' della Tasmania a cui l'uomo apparteneva è una delle molte tribù originali interamente sterminate, di cui non vi sono discendenti diretti sopravvissuti, ha aggiunto.