Culture

Il teatro ha perso il rivoluzionario Bob Wilson

Regista acclamato, drammaturgo, attore e artista visivo. Nato a Wacho in Texas nel 1941, avrebbe compiuto 84 anni in ottobre

(Keystone)

Regista, ballerino, coreografo, attore, architetto, scultore, scenografo, light designer e anche drammaturgo, artista visivo, sperimentatore dall'eleganza minimalista: è difficile dare una definizione esaustiva di Bob Wilson, morto oggi a 83 anni dopo una vita passata nell'arte. Da Waco, città texana dove è nato, ambiente difficile per un giovane gay che è riuscito a combattere con la danza la sua balbuzie – a Brooklyn dove si è trasferito dopo la laurea in economia, per poi studiare architettura in Arizona, è partita la sua avventura.

Quando parlava, quasi distrattamente concedeva sprazzi della sua densissima biografia, dalla conoscenza con Marlene Dietrich alla collaborazione con Tom Waits e William Borroughs per ‘Black Rider’ nel 1990, al lavoro rivoluzionario con Philip Glass con cui ha realizzato l'opera ‘Einstein on the Beach’, agli allestimenti di teatro e lirica in teatri come il Met di New York, l'Opéra di Parigi e la Scala di Milano, passando per le installazioni visive con Lady Gaga protagonista al Louvre e alla collaborazione con Marina Abramovich. Ultimi fra i suoi lavori ‘The Mother’, installazione realizzata per il Salone del mobile lo scorso aprile negli spazi del Castello Sforzesco in cui è conservata la Pietà Rondanini di Michelangelo, e ‘The night before. Objects chairs opera’, performance con il soprano Marina Rebeka andata in scena alla Scala in apertura del Salone.

E proprio il teatro milanese ha voluto ricordarlo come “una figura cardine della cultura contemporanea (...) Artista completo, regista e scenografo di prosa e d'opera – hanno sottolineato dal Piermarini in una nota di cordoglio in cui si sono uniti lavoratori, direttore musicale Riccardo Chailly e sovrintendente Fortunato Ortombina –, Wilson ha inteso sempre il teatro come opera d'arte totale curando ogni dettaglio degli spettacoli che firmava, ma l'impatto del suo lavoro si estende alle altre arti e a tutti i campi della creatività”. Nei suoi allestimenti nel tempo sempre più rarefatti, nulla era lasciato al caso, nessun movimento, con giochi di luce sempre più simili alle ombre cinesi. Ma dall'inizio il suo stile si è dimostrato unico e di avanguardia. Nel 1968 ha fondato la compagnia sperimentale Byrd Hoffman School of Byrds con cui ha realizzato spettacoli come ‘Deafman Glance’, opera silenziosa che ha debuttato nel 1970 a Iowa City e poi è arrivata Parigi, con costumista d'eccezione Pierre Cardin e l'apprezzamento del poeta surrealista Louis Aragon.

Nel 1991 Wilson ha fondato a Long Island il Watermill Center, un laboratorio artistico per le arti e le discipline umanistiche che “fornisce alla comunità globale il tempo, lo spazio e la libertà per creare e inspirare”, come si legge nella presentazione sul sito. Ed è proprio a Long Island che è deceduto, a causa di “una breve ma acuta malattia”. Sui profili social del Centro e dello stesso Wilson è stata annunciata la sua morte in modo minimalista ed elegante come sarebbe piaciuto a lui, con una sua immagine in bianco e nero – bellissimo e impeccabile – da cui si percepisce il blu dei suoi occhi e la scritta “in affettuoso ricordo di Robert W. Wilson (1941-2025)”.

“Una delle poche cose che resta nel tempo è l'arte”, aveva detto Wilson in un'intervista solo pochi mesi fa. E ora di lui resta l'arte.