Bellinzonese

Monitoraggio in Valle Morobbia: fotografati tre lupi

Il progetto che compara tre metodi sfocerà in un articolo scientifico. Abbiamo incontrato l'esperta tedesca il cui cane cerca escrementi di lupi

Foto Dipartimento del territorio
21 giugno 2019
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Il monitoraggio del branco di lupi che si aggira in alta Valle Morobbia e nei suoi dintorni potrebbe rivoluzionare il modo in cui si raccolgono le prove sulla presenza di questo grande predatore in Svizzera. Stando a un primo bilancio effettuato dai ricercatori dell’Università di Zurigo che collaborano a questo progetto con l’Ufficio caccia e pesca del Canton Ticino, emergono infatti dati interessanti sull’utilizzo in contemporanea di tre metodologie, ovvero le fototrappole, le registrazioni sonore degli ululati e la ricerca di escrementi di lupo con l’ausilio di un cane appositamente addestrato. Proprio quest’ultimo metodo rappresenta una novità assoluta nel nostro Paese e, grazie al progetto in corso sulla comparazione dei tre metodi, in futuro potrebbe prendere piede anche alle nostre latitudini.

Come spiega contattato dalla ‘Regione’ Federico Tettamanti, responsabile dei grandi predatori per l’Ucp del Dipartimento del territorio, le autorità elvetiche non si sono mai servite della ricerca tramite cane per timore che la sua presenza nel bosco potesse dare fastidio ai lupi o alla selvaggina. «In realtà emerge che si tratta di un metodo non invasivo. L’animale percorre assieme alla sua proprietaria dei sentieri già battuti, allontanandosi eventualmente solo di qualche metro», spiega. Proprio in questi giorni la ricercatrice tedesca Laura Hollerbach è tornata in Ticino per la terza volta per percorrere dei tracciati stabiliti assieme a Università di Zurigo e Ucp dopo le esperienze vissute in primavera e in autunno dello scorso anno.

«Nel primo caso – ci racconta – il cane aveva individuato 30 sterchi di cui 20 le analisi di laboratorio avevano rivelato essere di lupo. La seconda volta ne sono stati trovati solo due, probabilmente a causa del fatto che la morte della femmina alfa aveva fatto allontanare il branco dalla zona». In questi primi giorni di ricerca (della durata di circa 2 settimane) non sono ancora stati trovati sterchi. «Ma in caso di grandi predatori che percorrono lunghe distanze è normale camminare a lungo senza trovare risultanze», spiega Laura Hollerbach senza demordere. I lupi sono infatti ancora presenti: l’Ucp ci conferma di averne fotografati tre nei pressi della Valle Morobbia a fine maggio, il maschio alfa e verosimilmente due figlie. Non è invece ancora dato sapere se è presente una nuova cucciolata. Come fa notare Tettamanti, i cuccioli solitamente nascono tra metà e fine maggio e iniziano a gironzolare dopo circa un mese.

Dai koala australiani a qui

Il Labrador retriever Maple e Laura Hollerbach sono tra i pochi che svolgono quest’attività in tutt’Europa. La proprietaria lavora a Gelnhausen, in Germania, per un istituto di ricerca che fa parte del Museo di storia naturale Seckenberg di Francoforte. Dopo essersi occupata della ricerca di escrementi di koala in Australia durante il suo lavoro di Master, ora sta scrivendo il suo dottorato su lupi e linci. Nelle vallate attorno alla Morobbia si muove fino a circa 2’000 metri di altitudine e solitamente lo fa da sola, anche se è in contatto con il guardiacaccia della regione per organizzare le trasferte, i passaggi attraverso le barriere, ecc.

Un aspetto chiave del progetto è il fatto che i tre metodi vengono utilizzati contemporaneamente. «Grazie alla comparazione dei risultati possiamo concludere che tutti e tre funzionano – sottolinea Federico Tettamanti –. Le fototrappole che posiamo in collaborazione con il Kora permettono di vedere gli animali ma non sappiamo quali e quanti sono con certezza, l’ululato dà la prova di quanti sono e se sono adulti o cuccioli, mentre con lo sterco non vedi i lupi ma tramite analisi genetiche i dati sono molto più precisi. Quest’ultimo procedimento potrebbe essere utilizzato in futuro per raccogliere più materiale in meno tempo». L’utilità dei metodi dipende dal genere di risultati che si stanno cercando, aggiunge la ricercatrice. «Ciascuno ha vantaggi e svantaggi, ed è pertanto utile combinarli. Questo progetto ci permette anche di comparare pro e contro, impegno, costi ecc. di ogni singolo monitoraggio», spiega. Le conclusioni verranno raccolte e riferite in una pubblicazione scientifica grazie anche alla partecipazione al progetto dell’ecologo Gabriele Cozzi, dell’Università di Zurigo, alla luce dei dati raccolti finora e dei prossimi risultati che emergeranno nel corso dell’autunno.

‘Per il cane dev’essere un gioco. È importante ricompensarlo’

Una volta un lupo l’ha incontrato dal vivo. Le loro strade si sono incrociate per soli tre secondi, qualche anno fa nell’estremo Est della Germania. «Non appena ha visto un essere umano è scappato via». Ma al di là di questo breve incontro, la ricerca sui lupi ha occupato buona parte della formazione universitaria e della carriera della ricercatrice tedesca Laura Hollerbach. Quando la incontriamo in una pausa tra le sue missioni in Valle Morobbia a venirci incontro è innanzitutto Maple, una femmina di Labrador retriever di quasi tre anni che l’accompagna nella vita e durante la ricerca di escrementi di lupi o di linci, i due ambiti in cui Laura è specializzata e su cui sta scrivendo un lavoro di dottorato.

«Prima di uscire sui percorsi bisogna studiare di preciso dove passare, qual è il punto migliore da cui iniziare e che strada percorrere per non sprecare energie», ci racconta. «Partiamo la mattina presto per evitare le ore più calde del giorno. Porto molta acqua, cibo, ricompense per Maple e il guinzaglio lungo, oltre a tutta l’attrezzatura necessaria per raccogliere i campioni», spiega. Ogni giorno è possibile percorrere 10 km sul territorio, intercalati da diverse pause in cui far recuperare le energie al cane. «È importante che sia felice lungo il tragitto, perciò cerco di rendere la passeggiata il più possibile divertente e rilassante per lei». Quando Maple individua un escremento di lupo, la ricercatrice segue un protocollo che prevede descrizione e misurazione, alcune fotografie e l’inserimento di un campione genetico in un apposito contenitore che verrà poi fatto analizzare. E Maple viene premiata giocando. «Ha imparato che quando trova un escremento di lupo ci sarà tanto divertimento. Non puoi obbligare un cane a lavorare quindi è importante che per lei rimanga un gioco».

L’apprendimento avviene attraverso un processo di imprinting: fin da piccolo al cane vengono sottoposti diversi campioni di escrementi provenienti da lupi e altri animali. E quando riconosce le feci di lupo riceve una ricompensa. Un metodo che è possibile insegnare a tutti i cani? «Molte razze o incroci potrebbero essere idonei. L’importante è che l’animale sia fisicamente in forma e pieno di energia, capace cioè di spostarsi in un ambiente anche impegnativo. Dev’essere inoltre entusiasta nell’effettuare le ricerche e per le ricompense ricevute», sottolinea.

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