Un sacco di acqua pulita

Impact Journalism
20.6.2015, 09:222015-06-20 09:22:00
@laRegione
@laRegione

Un sacco di acqua pulita

Allegati
di Olivia Ho, The Straits Times, Singapore 

Non pesa nemmeno 300 grammi, trova facilmente spazio in uno zaino e, apparentemente, non ha nulla di diverso rispetto a qualsiasi altro sacchetto di plastica. Eppure questo semplice apparecchio è in grado di salvare vite umane là dove non vi è accesso ad una fonte d’acqua potabile.

Il sacchetto, chiamato ‘Fieldtrate Lite’ (gioco di parole che combina ‘Filed’, ovvero ‘campo’, con ‘filtrate’, filtrare, ndr) filtra acqua sporca, come quella proveniente dai fiumi, rendendola potabile in breve tempo: esattamente quanto ne servirebbe per farla sgorgare dal rubinetto.

L’idea è venuta alla start-up di Singapore ‘WateRoam’, creata per disegnare sistemi di filtraggio dell’acqua da utilizzare in caso di catastrofe in contesti rurali dove non vi è accesso all’acqua potabile. L’impresa sociale, creata in agosto dello scorso anno, è gestita da quattro giovani, tutti compagni di classe alla National University of Singapore: David Pong (26 anni), Lim Chong Tee (24), Vincent Loka (22) e Pooi Ching Kwek (27).

«Vogliamo costruire un mondo dove nessun essere umano debba confrontarsi con periodi lunghi di sete», spiega Pong, amministratore della ‘WateRoam’. «Nelle aree dove siamo già intervenuti, come ad esempio Phnom Penh e Bintan, abbiamo visto bambini cui l’assenza di nutrienti e acqua potabile ha bloccato la crescita – aggiunge il singaporiano, laureato in ‘business administration’ –. Non vogliono andare a scuola e non possono aiutare nei campi perché stanno sempre male. Più in là, vengono scartati nei colloqui di lavoro a causa della loro statura».

I quattro giovani imprenditori sperano che ‘Fieldtrate Lite’ possa essere la risposta a questo problema. Il sistema di filtraggio, dal costo di 35 dollari (circa 33 franchi), è facile da utilizzare e non richiede elettricità. Ogni sacchetto, costruito con plastica di qualità medica, è attrezzato con un tubo da cui sgorga l’acqua pulita. Ci vuole appena un’ora per depurare l’intero contenitore (10 litri) e ottenere così da bere sufficiente per cinque/sette persone. Il sistema ha una durata che varia dai tre ai cinque anni. Una durata elevata raggiunta grazie all’impiego di membrane di ceramica – in genere impiegate nella gestione di rifiuti industriali – per filtrare l’acqua. Un materiale molto più resistente rispetto alle membrane in polimero, ampiamente utilizzate, ma che si rompono con maggiore frequenza.

Oltre al sacchetto di filtraggio, l’azienda di Singapore dispone pure di un sistema più elaborato, chiamato ‘Fieldtrate Plus’, inventato prima della versione ‘Lite’. Grande come una valigia, è venduto a 1’500 dollari (poco più di 1’400 franchi) ed è in grado di produrre fino a 500 litri di acqua pulita in un’ora: abbastanza per i bisogni di alcune centinaia di persone.

Attualmente i prodotti ‘WateRoam’ hanno generato acqua pulita per all’incirca mille persone in tre differenti nazioni: un orfanotrofio in Bintan (Indonesia), un villaggio a Phnom Penh (Cambogia) e per le vittime delle inondazioni che in dicembre del 2014 hanno colpito Kelantan, in Malesia.

L’interesse di Lim, capo del marketing della società, per i sistemi di depurazione dell’acqua è nato nel corso di un viaggio a Phnom Penh, capitale della Cambogia, durante il terzo anno di università. «Ho visto un giovane bere acqua sporca da un pozzo allagato. Il liquido era marrone, addirittura verdastro, ma lui lo ha bevuto comunque». A seguito di quell’incontro, Lim ha riorientato i suoi studi universitari sull’ingegneria ambientale; oggi è al terzo anno. Dal canto suo Loka, indonesiano e controllore finanziario della società, ha vissuto la scarsità d’acqua nella propria città natale: Medan. «Ho scelto di intraprendere questa strada nella speranza di poter un giorno aiutare la mia nazione», rileva.

Attualmente ‘WateRoam’ vende i suoi filtri a organizzazioni non governative – come ‘World Vision’, ‘Conact and Relief.sg’ – che li impiegano anche oltre oceano. Quando i loro prodotti sono impiegati in qualche parte del mondo, i quattro ragazzi si recano sul luogo – a volte pagando di tasca propria il biglietto aereo – per aiutare ad installare i filtri e istruire gli utenti sulle basi dell’igiene idrica. «Tre mesi dopo l’alluvione che ha colpito Kelantan – spiega Pong, dopo essersi recato sul posto in marzo – molte persone dipendevano ancora dalle bottiglie d’acqua d’emergenza. Vorremmo aiutare a implementare un sistema più sostenibile».

Il prossimo passo della giovane start-up singaporiana ha già un nome: ‘Fieldtrate X’, un sistema che può ripulire l’acqua contenente arsenico, uno dei maggiori inquinanti presenti in luoghi come Phnom Penh e nel Bangladesh. Un primo prototipo è stato testato dal governo di Dacca e i quattro inventori prevedono che sarà pronto per l’impiego entro sei mesi.

Nel frattempo Pong si è laureato lo scorso anno mentre il resto della squadra concilia l’impegno in ‘WateRoam’ con gli studi. «È il lavoro dei miei sogni», chiosa Lim. Nel giugno del 2014 è tornato a Phnom Penh con alcuni ‘Fieldtrate Plus’: «Quando ho visto i bambini del villaggio correre attorno al nostro sistema di filtraggio, finalmente in grado di giocare con dell’acqua pulita, ho sentito che sto facendo vale la pena».