Qualcuno suonava la lira

laRegione 25 anni
13.9.2017, 16:552017-09-13 16:55:00
Generoso Chiaradonna @laRegione
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Qualcuno suonava la lira

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Qualcuno ne ha nostalgia da tempo e vorrebbe che ritornasse, ma non c’è molta speranza che ciò avvenga, non nel brevissimo termine. Eppure la piazza finanziaria ticinese è cresciuta anche grazie a lei o a loro, a seconda dei punti di vista. In Ticino ne arrivavano copiose con artifici giuridici più o meno sofisticati o seguendo i rodati sentieri dei contrabbandieri. All’epoca non si faceva gli schizzinosi sulla loro provenienza: tutto nel calderone della fuga – ritenuta legittimissima – da un Paese politicamente instabile sempre in procinto di cadere in mano ai temutissimi comunisti. Nel 1992 il pericolo rosso nel resto d’Europa era evaporato da quasi due anni eppure occupava le prime pagine dell’epoca per l’inutile difesa, costata migliaia di miliardi di… lire, e il repentino crollo agevolato dal principe degli speculatori: George Soros. Proprio il 15 settembre del 1992 un franco valeva poco più di 904 lire. E non erano lontani i tempi di chi si ricordava che servivano ben sette franchi per mille lire. Una stabilità rimasta tale per oltre un ventennio: dal 1950 al 1970 un franco costava mediamente 144 lire. Iniziò l’epoca dell’inflazione e con essa della svalutazione, che si interruppe solo alla fine del 1995 quando per un franco si sfiorarono le 1’400 lire. Bastava attraversare il confine sud con poche migliaia di franchi in tasca per sentirsi milionari. Quel periodo coincise con una crisi acuta dell’economia ticinese, segno evidente delle forti interdipendenze tra i due lati del confine nel bene e nel male. Erano colorate e sulle loro facce c’erano personaggi come Vincenzo Bellini, Guglielmo Marconi, Maria Montessori, Alessandro Volta e Caravaggio. Prima ancora Giuseppe Verdi, Alessandro Manzoni e Leonardo da Vinci. Icone di un’identità culturale e al contempo di storia valutaria travagliata con tutti quegli zeri a indicare le vicissitudini economiche e politiche di una giovane democrazia. Nel 1992 erano passati infatti solo 47 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale. Meno dell’attuale età del redattore di economia de ‘laRegione’.