Hockey

L'emozione di Brunner: 'Io e Duri eravamo così legati'

(GABRIELE PUTZU)
30 aprile 2015
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Non riesce a contenere la commozione, Damien Brunner. Per l'attaccante del Lugano non si è ancora spento l'eco della tragedia in Costa Rica, dove mercoledì hanno perso la vita in un incidente stradale Duri Camichel e Harry Andereggen, il preparatore atletico di Streit e Josi (ma non solo). E Brunner Duri Camichel lo conosceva bene, avendo giocato per ben cinque stagioni a Zugo con il fratello di Corsin, l'ex biancoblù. «Io e Duri eravamo così legati – dice, trattenendo a stento le lacrime –. Sono molto colpito. E triste. Per la sua famiglia, per sua mamma. E sinceramente, non so nemmeno io cosa dire».

Ma la vita va avanti. Per tutti i rossocrociati – tre dei quali, ovvero Streit, Ambühl e Manzato, con Camichel avevano giocato i Mondiali del 2007 a Mosca –, ma soprattutto per Brunner. Che arriva in Repubblica Ceca dopo la commozione cerebrale rimediata nei playoff contro il Servette a cui si è poi aggiunto un problema fisico che lo staff della Nazionale non ha mai voluto precisare. «Ciò che mi premeva era ritrovare subito la condizione – dice, alludendo alla settimana di pausa forzata durante la fase di avvicinamento ai Mondiali –. Settimana scorsa in Francia ho insistito sulla condizione, ma ho anche lavorato in pista, su un ghiaccio davvero pesante e quindi poco ideale per pattinarci. Anche se, paradossalmente, forse ciò mi ha aiutato, visto che in simili condizioni devi spingere molto di più con le gambe».

Finora Brunner ha sudato a fianco di Romy e Hollenstein. Pur se oggi – finalmente – a Praga è atterrato anche Kevin Fiala, il solo svizzero che ancora mancava all'appello, costretto a terra mercoledì negli Stati Uniti dopo aver mancato una coincidenza. E nessuno può escludere che con l'arrivo dell'attaccante dei Nashville Predators, Glen Hanlon ora decida di rimescolare le carte. «Sono praticamente quattro anni che mi ritrovo a giocare con Kevin (Romy, ndr) in qualità centro. È un giocatore intelligente, sa dare i dischi giusti e vince tanti ingaggi. Denis, invece, è veloce e ha delle buone mani. Ma se la linea rimarrà così anche in partita, dipenderà dalle scelte del coach».

Nell'attesa, Brunner si gode il suo primo contatto con la spettacolare O2 Arena. «È un grande impianto, sotto tutti punto di vista – conclude –. Ma di Praga mi piace soprattutto l'atmosfera, perché si capisce subito che i cechi l'hockey lo amano davvero. Adesso starà a noi fare la nostra parte».

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