Commento

I ‘Narcos’ e lo sbrago da Carnevale

4 febbraio 2017
|
Aggiungi laRegione alle tue fonti di Google

C’è da crederci. Il bar che in vista del Rabadan ha lanciato la sua festa a tema ‘Narcos’, voleva solo organizzare un evento «all’insegna del divertimento e dell’allegria». Ed è proprio questo, ci pare, l’aspetto più drammatico di questa vicenda: la mancanza di cattive intenzioni, l’inconsapevolezza. Il diritto al divertimento, o il suo “tunnel”, giustifica forse qualche forzatura. Il problema, come sempre, è darsi da sé un confine, un codice etico sul quale orientare le proprie scelte. Altrimenti, un party si può finire con il farlo anche a tema “ndrangheta”, “SS” o “Isis”: dopotutto si fa solo per divertirsi.
In fondo, questa è solo una piccola storia di ordinaria insensibilità, che non fa altro che certificare la superficialità con cui tendiamo a stare al mondo. In un cantone di beati sniffatori quotidiani, pochi forse si chiedono quale tragitto abbia fatto quella polverina magica prima di atterrare sul loro specchietto portatile. Fra quante mani è passata, quali storie ha lasciato dietro di sé, quali ferite. I lavoratori sfruttati, le intere comunità in ostaggio del profitto di pochi, il clima sociale intossicato, il conflitto perpetuo che nega diritto alla parola e alla speranza, le voci critiche minacciate, zittite uccise, sfregiate o decapitate a scopo dimostrativo. Quanto sangue, dietro una striscia.
Oggi è il Messico, ieri la Colombia. Il fatto che quella “anarchia”, o meglio quella dittatura, fatta di violenza bestiale e di negazione della libertà, divenga a migliaia di chilometri di distanza spunto di divertimento notturno, conferma una certa nostra generale incapacità di uscire dai noi stessi; per vedere oltre la superficie delle cose, sviluppare uno sguardo minimamente critico e complesso sulla realtà, provare empatia per il prossimo. Per prendere coscienza del fatto di essere parte di un tutto che trascende il perimetro stretto della nostra quotidianità, nel quale ogni nostra azione si riflette e produce una conseguenza.
Chi propone il tema ‘Narcos’ per il Carnevale fa riferimento a una serie tv di successo, e così implicitamente si giustifica. La storia del cinema è ricca di grandi narrazioni di narcotrafficanti, come ‘Scarface’, in genere travisate dagli spettatori, per incapacità o poca volontà di leggere in modo minimamente complesso e articolato un racconto filmico. Un film o una serie tv (si veda ‘Breaking Bad’), quando ben fatti, inseriscono anche la vicenda di un narcotrafficante nel suo contesto, ne sviscerano la densità umana e le implicazioni sociali, ne raccontano le premesse, lo sviluppo e le conseguenze più o meno visibili; non si limitano a solleticare l’immaginario dello spettatore odierno, frustrato e sensibile a qualsivoglia immagine di affermazione sociale, per brutale che sia; ne propongono al contrario una lettura molteplice e composita, ricca di sfumature e forte di uno sguardo critico; non fine a se stessa, non al solo spettacolo (o divertimento). Un film o una serie di questo tipo, attraverso un’operazione narrativa ed estetica, offrono allo spettatore la possibilità di sviluppare un suo sguardo critico, una sua consapevolezza. Che è altra cosa dal propinare un po’ di sbrago notturno da Rabadan.

Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali