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21.01.2023 - 16:59

Hattusa, nell’antica terra degli Ittiti

Scoperta in Turchia, fondata dal bellicoso popolo indoeuropeo venuto dal Caucaso, potrebbe esserne stata la città sacra

di Marco Horat
hattusa-nell-antica-terra-degli-ittiti
© Bernard Gagnon/Wikipedia
Hattusa, le mura ricostruite
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Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione

Una notizia letta sulla stampa quotidiana mi ha riportato al cuore e alla mente un viaggio fatto alcuni anni fa con due guide archeologiche: il professor Giorgio Bejor e Claudia Lambrugo dell’Università di Milano: ‘Scoperta in Turchia la città sacra degli Ittiti’, il titolo scelto da un quotidiano italiano. In sintesi si tratta del ritrovamento di una ‘struttura circolare’ – tipo quelle delle quali ho parlato due mesi or sono in questa rubrica – venuta alla luce sull’altipiano anatolico, dove opera da una quindicina di anni una missione archeologica internazionale guidata dall’Università di Pisa. Quello che potrebbe essere un luogo di culto, o di riunione all’interno di un centro urbano, è circondato da grandi strutture murarie a gradoni, edifici monumentali (tra i quali un tempio forse dedicato al dio della Tempesta) e una residenza reale; sono state trovate anche tavolette con iscrizioni in cuneiforme risalenti al regno di Hatti che ci parlano di contatti con tutto il Medio Oriente. La città avrebbe anche un nome: Zippalanda. Vedremo.


© Elelicht/Wikipedia
Mappa del sito

Dire Ittiti significa dunque parlare di un popolo presente nell’Anatolia del II millennio a.C. Hattusa (oggi Bogazkale o Bogazköy) è stata quasi sempre la capitale del loro regno divenuto impero, in lotta perenne con i vicini per il controllo dell’intera regione, primi fra tutti gli Egizi. Si ricorda la battaglia di Qadesh del 1275 a.C. tra Ramses II e il re ittita Muwatalli II, tante volte propagandata nei templi egizi come un successo (che in effetti non fu tale), conclusasi anni dopo con il primo trattato di pace della storia che lasciava agli Ittiti i territori conquistati precedentemente all’Egitto. Inciso su tavole d’argento, il trattato non ci è mai pervenuto, ma ne riferiscono le tavolette in cuneiforme e le iscrizioni in geroglifici. Una regione dinamica al centro di guerre continue, cruente congiure di palazzo, matrimoni inter-dinastici e trattati di sudditanza al Grande Re di Hatti, traffici e commerci vari. Situata a circa 150 chilometri a est di Ankara in una zona poco popolata, a un’altitudine di 1’100 metri, Hattusa è oggi integrata in un grande Parco archeologico, patrimonio Unesco dal 1986. La si raggiunge arrivando dal basso poiché situata su una collina che strapiomba da tre lati.


© China Crisis/Wikipedia
Yazilikaya, dodici dèi ittiti, bassorilievo

Il ricordo che ne ho è legato al silenzio che regnava tra noi durante la salita con un cielo azzurro di settembre, immersi in un paesaggio brullo, sottolineato dal sussurro del vento pomeridiano. Poi la sorpresa di fronte alla monumentalità del sito: l’imponente cinta muraria estesa per sette chilometri e in origine alta sei metri, varcata grazie alle antiche porte: quella detta del Leone dalle due sculture-guardiano ancora in situ (le loro copie, dato che gli originali si trovano al museo di Ankara); e quella del Re, con il bassorilievo del dio della guerra ittita posto a difesa della città. E ancora, l’incontro con ciò che rimane di palazzi, scaloni monumentali, magazzini e quartieri oggi ammutoliti, da ricostruire grazie ai racconti degli archeologi che mi accompagnavano, ma anche con un po’ di immaginazione, indispensabile per ricreare un quadro della vita che un tempo si doveva svolgere nella capitale. Ho rivisto le immagini scattate allora sul posto, rivivendo in piccola parte quei momenti magici e per la verità irripetibili come lo sono le emozioni vissute in prima persona.


© Bernard Gagnon/Wikipedia
La porta delle sfingi

Hattusa fu fondata dagli Ittiti, popolo indoeuropeo piuttosto bellicoso venuto dal Caucaso, attorno al 1600 a.C. Il regno di Hatti cercherà fino al collasso – avvenuto verso il XII secolo a.C. quando l’ultimo Re Suppiluliuma II lascia Hattusa con la sua corte per una destinazione che gli archeologi non hanno ancora identificato – di espandere il suo dominio in direzione della ricca Mesopotamia, e di lì raggiungere le coste del Mediterraneo orientale.

Scavata fin dagli inizi del ’900 da missioni dell’Istituto tedesco di archeologia, ha reso un enorme patrimonio di informazioni grazie tra l’altro al ritrovamento dell’archivio reale composto di oltre 30mila tavolette in argilla e lastre di bronzo che riportano corrispondenze ufficiali di corte con i regni vicini, contratti commerciali con mercanti assiri, codici legali, pratiche religiose e medicali, profezie, relativamente non solo all’Anatolia, ma a tutto il Vicino Oriente. Analoghe scoperte si sono susseguite in siti analoghi e oggi costituiscono un corpus letterario unico per ampiezza e varietà, visibile in parte nel Museo delle civiltà anatoliche di Ankara che raccoglie innumerevoli tesori artisticoarcheologici e che può essere considerato il punto di arrivo di un viaggio in Anatolia. Oltre ai documenti, ai sigilli (con immagini accompagnate da caratteri cuneiformi e geroglifici) e agli altri reperti trovati, vi sono nella zona siti di grande interesse: ad esempio Alakahöyük con la Porta della Sfinge oppure Yazilikaya, nota per il suo tempio a cielo aperto scavato nella roccia viva risalente al XIII secolo a.C., con sculture alle pareti che ritraggono una solenne processione di dei e divinità ittite con indosso curiosi copricapo conici.


© Bernard Gagnon/Wikipedia
La porta dei leoni, sud ovest della città

L’Anatolia si sta così rivelando come un paradiso per gli archeologi turchi e le università di mezzo mondo: le autorità parlano di 670 attività archeologiche in corso, da Ilio/Troia a ovest fino al Lago Van a est, attraverso la Cappadocia. Lo scopo è definire meglio i contorni culturali di una regione vitale per la civiltà a partire dal III millennio, ma con ramificazioni molto più remote nel tempo. Forse l’ultimo ritrovamento dell’antico centro dal quale siamo partiti, che potrebbe essere stata la città sacra degli Ittiti, aggiungerà un ulteriore tassello a questo intrigante mosaico millenario in via di composizione.


Trattato fra re Tudhaliya IV e il cugino Kurunta, tavoletta in bronzo

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