GRANOLLERS M./ZEBALLOS H.
DJOKOVIC N./HERRERA C.
16:45
 
GOLUBIC V. (SUI)
0
BENCIC B. (SUI)
0
1 set
(3-2)
disavventure-latine-4-frontiera-vista-mare
© R. Scarcella
+3
ULTIME NOTIZIE Ticino7
Ticino7
1 gior

È arrivata Yamira (e la sua Valigia Rossa)

Questa è la storia di una casalinga e mamma sulla quarantina. Tra le mille sfumature della sua vita sceglie il rosso, col quale tinge tutto di "piacere"...
Ticino7
3 gior

Zucchero? Sì, ma con giudizio

È opinione diffusa che dolci e affini siano da demonizzare, perché responsabili della dilagante obesità. Ma forse li stiamo solo consumando nel modo sbagliato
Ticino7
4 gior

Ah, ecco cosa attira le zanzare!

In un mondo pieno zeppo di persone in che modo questi fastidiosi insetti scelgono le loro vittime? È una lunga storia che vale la pena di scoprire: seguiteci
Ticino7
4 gior

Se non ti sgranocchi le dita, ‘godi solo a meta’

‘Bello questo smalto!’. Me lei, con molta cortesia, mi ha risposto sorridendo: ‘Grazie ma sono unghie finte. Le metto così evito di smangiucchiarmi le dita’
Ticino7
4 gior

La legge di Tina e la febbre del cuore

La cosa più importante nella vita? Lo sanno tutti: ma per avere ‘membra sane’ anche i sentimenti vanno nutriti. Con passione
Ticino7
1 sett

La montagna come una volta

Oggi è tutto una tecnologia: dai pantaloni ai bastoni alle borracce. Non vorrei perdessimo il senso della fatica, anche se poi il sacco è meglio lo portino gli altri
Ticino7
1 sett

Comunione e Liberazione. La finestra aperta

Dei ciellini si dicono tante cose, ma io non sapevo neanche come si scrive la parola ‘Cielle’. Ne ho sempre sentito bisbigliare. Ecco chi sono e cosa pensano
Ticino7
1 sett

Biennale Architettura Venezia 2021. Visioni svizzere in Laguna

“Nell’opera che presento a Venezia c’è la mia Svizzera. Tutto è cominciato lì: facevamo le torri, le capanne sugli alberi, nel bosco" (Not Vital)
Ticino7
1 sett

Una partita con Claudio Boschetti

Classe 1957, ha studiato Belle Arti si è sempre mosso nel campo della vendita e del marketing. E gli scacchi gli hanno spesso dato una marcia in più
Ticino7
1 sett

I miracoli di tutti (i giorni)

Quando credi che la tua vita sia solo un casino, ascoltare i racconti degli altri aiuta (anche ad andare avanti)
Ticino7
2 sett

Mangiare fuori. Da ogni campo

Come spesso accade nella vita, basta aspettare. Aspettare che il vino faccia effetto, che la carne arrivi in tavola, che i bambini mangino con le mani. Basta aspettare...
Ticino7
2 sett

Alla fonte della tradizione con Edo Cima

Dai 19 ai 33 anni attivo nel campo dell’edilizia. Poi altri dieci come insegnante al Centro Formazione Professionale di Gordola... e ora produttore di bibite gassate
Ticino7
2 sett

La Bocciofila dal Crot. Un racconto di Giorgio Genetelli

"Non accettava la valutazione a occhio e metteva in atto una persistente strategia psicologica per innervosire l’avversario e poi sbeffeggiarlo se la tattica riusciva..."
Ticino7
2 sett

Senza 'diversità' si soffoca un po’

Le città prive di polmoni ‘non convenzionali’ e di luoghi dove sognare mondi diversi sono tombe sociali
Ticino7
3 sett

United Roads of America. Quella Georgia da ʻtenere in menteʼ

“Per loro natura, i neri – disse in un suo celebre discorso il sudista Alexander Stephens – sono adatti alla condizione che occupano nel nostro sistema”. Cioè schiavi
Ticino7
3 sett

Homer e la rivalsa del vero sé

Col debutto dei ʻSimpsonsʼ avvenuto più di trent’anni fa, cominciò a vacillare quel tabù mediatico delle animazioni perbeniste e dal lieto fine. Una rivoluzione
Ticino7
3 sett

Riflessioni sull'arte con Giuliano Togni

"Manca la qualità", secondo lui. E manca soprattutto un riconoscimento per chi fa ricerca e percorre strade diverse
Ticino7
3 sett

Teatro: vivere il palco, ma in modo diverso

La recitazione può diventare un laboratorio dove rileggere il proprio vissuto, a volte drammatico e molto doloroso. Ecco alcune esperienze e testimonianze
Ticino7
3 sett

Un giorno da nulla

Una buona azione fa bene agli altri, ma soprattutto fa bene a noi. Non avete ancora deciso cosa fare?
Ticino7
1 mese

United Roads of America. La battaglia sull'aborto

Qui gli animi si sono accesi 50 anni fa e oggi tutti attendono di capire come si pronuncerà la Corte Suprema. In gioco c'è la vita o la morte, e i diritti civili
Ticino7
1 mese

C'era una volta la Valascia (con Danilo Gobbi)

Se volevate una birra e qualcosa da mettere sotto i denti dovevate vedervela con lui, lì, davanti alla "Buvette". E poi tutti in Curva a cantare e saltare
Ticino7
1 mese

Tecnologia e sicurezza. Una faccia, una persona?

Polizie e governi in tutto il mondo li usano, ma gli studi sembrano dimostrare come i sistemi di riconoscimento del viso siano spesso imprecisi e discriminatori
Ticino7
1 mese

Tu, fratello neanderthaliano

Viveva in società, cacciava e pescava, costruiva capanne, utilizzava un linguaggio articolato e cuoceva il suo cibo. Poi un giorno, dalla lontana Africa...
Ticino7
1 mese

Insomma, quante sarebbero: una, alcune o parecchie razze?

ʻNo, la razza non esiste. Sì, la razza esiste. No, certo essa non è ciò che si dice che sia; tuttavia essa è la più tangibile, reale, brutale, delle realtàʼ
Ticino7
1 mese

Siamo sempre, le solite, scimmie

LʼHomo sapiens cerca un nuovo salto evolutivo. La tecnologia lo aiuta, ma non è detto basterà
Ticino7
1 mese

A una certa età (tutti i problemi vengono al pettine)

Le amiche che fino a ieri si interrogavano sul prodotto miracoloso anticellulite oggi sono attanagliate da altri dilemmi. I principali sono botox e capelli bianchi
Ticino7
1 mese

United Roads of America. Chiedi alla ruggine

Una volta la "Rust Belt" era il cuore industriale e produttivo degli USA. Oggi questa manciata di Stati orientali cerca di ripartire, come può e a fatica
Ticino7
1 mese

In pista. Corrente per andare veloci

Il mondo delle gare è tutt’altro che disgiunto da tendenze ed evoluzioni della mobilità di tutti i giorni. Anche qui l’elettrificazione è una solida realtà
Ticino7
1 mese

Dietro al volante con Ivano Di Remigio

Tra i vostri propositi per il 2021 vi è quello di cambiare vettura? Ecco la testimonianza di chi ha fatto la sua scelta, con cognizione di causa va da sé
Ticino7
1 mese

"Sulla Rolls di Lennon". Un racconto di Giorgio Genetelli

Un manipolo di amici, una macchina musicalmente leggendaria, un viaggio senza meta, quella voglia di trasgredire e mandare tutti a quel paese. Se ancora si può fare
Ticino7
1 mese

Auto elettriche: attaccati alla presa

Quello che stiamo vivendo sarà ricordato come il punto di non ritorno per il comparto automobilistico. Per forza di cose, visti i cambiamenti sociali in atto
Ticino7
29.05.2021 - 13:560

Disavventure Latine 4. Frontiera vista mare

Colombia, stiamo arrivando! Sì, prima però ci sono un paio di formalità e alcune usanze locali da "evadere". Procediamo con calma: eccoci alla dogana...

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione.

Volevo vedere il Canale di Panama perché da bambino sfogliavo quei libroni con le grandi opere dell’uomo. E poi volevo attraversare un confine. Un confine vero. Perché ormai in Europa, anche quando ci sono, è come se non ci fossero. Niente timbri, niente suspense, niente di niente. Ti giri e all’orizzonte vedi l’Ikea da tutte e due le parti. E non sai più se stai tornando a casa o se stai andando via. In America Latina, come altrove, le frontiere sono mondi a parte: faccendieri, cambiavalute, procacciatori di ogni genere di bene materiale e immateriale. Tra Panama e Colombia è un mondo ulteriormente a parte. Sempre se non scegli la via facile, l’aereo, o quella difficilissima, avventurarsi tra le boscaglie e i guerriglieri del Darien, al cui confronto i faccendieri di confine hanno la pericolosità dei puffi. Insomma, volevo entrare in Colombia in un modo un po’ avventuroso, ma possibilmente vivo. Ci sono arrivato via mare, su una barchetta grande quanto un divano, ma non altrettanto comoda. Da lì mi aspettavano la Cartagena di García Márquez, la Medellín di Escobar e la Bogotá di due tipi loschi col coltello. Ma ancora non lo sapevo.

Salpati da Naranjo Chico, l’isola del Piccolo Arancio che non aveva aranci, siamo arrivati su un altro isolotto di San Blas per passare l’ultima notte prima di attraccare in Colombia. Ad accoglierci c’è solo uno sparuto gruppo di cani scodinzolanti. Guardando i nomi sulla mappa deduciamo di essere arrivati a Perro Chico o a Perro Grande (Piccolo e Grande Cane). Veniamo subito smentiti, “perché nelle isole dei cani non ci sono cani”. Qui, però, non ci sono persone. Il motivo è che – per un disguido organizzativo – nessuno ci stava aspettando, cani a parte. Ripareremo su un’altra isola a pochissima distanza dal Darién, la striscia di foresta che unisce e divide Panama e Colombia, frequentata perlopiù da guerriglieri e narcotrafficanti. In mezzo al verde c’è un piccolo aeroporto e nient’altro. Ce ne accorgiamo perché ogni tanto, dal nulla, sbucano piccoli velivoli: il resto sono alberi a perdita d’occhio da una parte, Mar dei Caraibi dall’altra. Troviamo un alloggio di fortuna e la serata (in questo posto senza internet, senza acqua calda e con poca luce) diventa un megatorneo a un gioco di carte chiamato Il Presidente, dove a contare più di tutto è la fortuna (in francese lo chiamano anche ‘trou du cul’, tanto per capirsi). Le regole sono talmente semplici che a spiegarle bastano pochi secondi e alla fine vogliono partecipare un po’ tutti, locali compresi. Ognuno tira fuori quel po’ di alcolici che ha in valigia e la serata si fa presto nottata. Il giorno dopo ci fermiamo per un’ultimissima tappa sull’Isola della Balena, dove, nemmeno a dirlo, non ci sono balene, ma un enorme campo da calcio che potrebbe contenerne una.


© R. Scarcella

Destinazione Capurganá

Quando stiamo per arrivare a Puerto Obaldía, dove ci sono le guardie di frontiera, Edwin, la nostra guida, ci raccomanda di gettare in acqua qualsiasi tipo di droga. Lo fa con insistenza, quasi fino alla sfinimento. Il motivo sarà chiaro più avanti, quando veniamo messi in fila contro il muro - in stile I Soliti Sospetti - in costume e nient’altro, dai doganieri. Le nostre valigie vengono messe davanti a noi, per terra, e un cane che sembra uscito da un’illustrazione dell’Inferno di Dante viene liberato da una gabbia e portato ad annusare ripetutamente i nostri averi. Non ho nulla da temere, ma la situazione fa comunque salire la tensione. In direzione opposta viaggiano due spagnoli di cui le guardie non si fidano affatto. Fanno tirare fuori dal bagaglio tutto e li fanno denudare. Poi li portano in una piccola casetta sul retro. Vorrei fare una foto alla situazione o almeno al cane, ma ci sono cartelli enormi ovunque che dicono di non farlo. Meglio lasciar perdere. Il cane, intanto, è già rientrato nella gabbia. Passato il controllo restano le formalità burocratiche che ci lasciano un po’ di tempo per girovagare per Puerto Obaldía, sul cui cartello di benvenuto c’è scritto, ben visibile, “Pueblo en desarrollo” (in via di sviluppo). In effetti, a parte un piccolo bar, un caldo opprimente, cartelli che provano a disincentivare il traffico di droga e l’immancabile campo da calcio, non c’è nulla. Da lì si riparte per la Colombia: pochi minuti di barca, sufficienti per attraversare via mare il confine. A terra, in cima a uno strapiombo, ci sono due aste e una sola bandiera: quella di Panama. “Quella della Colombia l’hanno già rubata tre volte, e per ora si è deciso di non rimetterla”.


© R. Scarcella
A Puerto Obaldía è tutto talmente provvisorio che lo scrivono perfino sul cartello di benvenuto.

 

Il Grande Fratello (che non si vede)

Una volta arrivati a Capurganá, finalmente in Colombia, le cose cambiano. Si moltiplicano barche, voci, fermento. Ci sono negozi di souvenir e tour operator che possono organizzare escursioni di ogni tipo. C’è un problema però se arrivi dall’estero: i soldi. Non esiste una banca a Capurganá e l’unico bancomat è dentro l’ostello della gioventù, che ha una percentuale da strozzinaggio sul prelievo. Quei pochi che permettono pagamenti con le carte applicano la stessa esosa tattica. Ufficialmente nessuno può cambiare il denaro a Capurganá, lasciando l’economia in un limbo che sembra voluto. In realtà i soldi abbondano, te li cambiano tutti, ma proprio tutti, con tassi di conversione ovviamente spaventosi. E pure il rischio di farsi dare denaro falso. D’altronde chi l’ha mai visto un peso colombiano? E poi, sì, hai in tasca dei dollari, ma dai cambi proposti ti sembra di girare con qualche svalutato dinaro dell’Est Europa. Io sono stato aiutato dall’ultimo a cui avrei pensato. E tra l’altro si è proposto lui: l’impiegato dell’ufficio immigrazione che mi ha messo il visto sul passaporto. Ovviamente si è tenuto una percentuale, ma tutto sommato – se così si può dire, visto il ruolo – è stato il più onesto. Capurganá, come tanti posti di confine, è frequentata da faccendieri e contrabbandieri. Eppure mi assicurano che per un viaggiatore è il posto più sicuro di tutta la Colombia. Il motivo? “Semplice. Non c’è la polizia, ma i paramilitari”. Che detta così non è semplice per niente. “Hai fatto caso che non c’è nessuno con la divisa in giro? È perché qui comandano i paramilitari, che hanno uomini, occhi e orecchie dappertutto. Sono vestiti in borghese e hanno l’interesse a mantenere l’ordine”. Un discorso che dovrebbe tranquillizzarmi, ma chissà come, non ci riesce.

 


© R. Scarcella
Capurganá. dove però non funzionano né internet e nemmeno la macchina del caffè.

Il cane, oltre il buio…

Non contento, una volta ritrovati i quattro ragazzi con cui ho fatto la traversata via mare, decido di andare con loro a fare il bagno in una cascata lungo il sentiero del Cielo, noto in zona anche come sentiero delle Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, i ribelli che tengono sulle spine il Paese da anni). Per arrivarci si passa in mezzo alla pista di un aeroporto. Da lì ci si inoltra nella foresta con indicazioni tutto sommato precise per essere dove siamo. A colpirci più di tutto sarà il canto di un uccello che non riusciamo a identificare, ma che subito ribattezziamo Game Over, perché emette un suono identico a quello di quando si perde una vita nei videogiochi. Una volta trovate le cascate facciamo il bagno, ci attardiamo e uno di loro durante una corsa in discesa riesce a schiantarsi contro un albero che ha aculei che sembrano chiodi: poteva andargli meglio, ma anche peggio. Quando rientriamo è già buio e dei cinque telefonini che abbiamo, solo tre, poi due, infine uno (il mio), hanno abbastanza batteria da emettere una qualche luce. Cinque stranieri al buio nel sentiero delle Farc non è in effetti una grande idea. Una volta fatta la doccia, l’unico divertimento serale è un locale allo stesso tempo orrendo e bellissimo, con cinque tavoli da biliardo con il panno blu, stanchi e caraibici ventilatori d’ordinanza e due frigoriferi traboccanti di birra del posto, la Aguila. Ci sono un paio di ragazzi e ragazze che giocano, chi distrattamente, chi - scommettendo soldi - molto più seriamente. Dalle casse esce musica colombiana intervallata da vecchi successi anni Novanta come Boombastic. Come capita spesso, soprattutto in viaggio, è uno di quei posti in cui pensi che non sarebbe il caso di mettere piede, ma da cui - una volta dentro - non vorresti più uscire. Soddisfatto, rientro in albergo, ma all’improvviso un cane sbuca in fondo alla via e mi viene incontro abbaiando: all’inizio proseguo, poi mi fermo, poi arretro, infine scappo. Lui mi corre dietro sempre più minaccioso, interrotto solo da un sasso lanciato a terra da un signore che tiene un neonato in braccio. Mi dice: “Tieni qualche pietra in mano e se ti rompe ancora le scatole, lanciale per terra davanti a lui. Scapperà. Ma vedrai che non serviranno”. Serviranno. La mattina dopo, sveglia presto, c’è da prendere la barca per attraversare il capriccioso golfo di Urabá e poi un bus: destinazione Cartagena. Si preannunciano 12 ore di noia. Diventeranno 17, estenuanti e tutt’altro che noiose.


© R. Scarcella
Serata perfetta a Capurganá: birra Aguila ghiacciata, biliardo e ʻottimaʼ musica (del passato)...


© R. Scarcella
Sulle strade delle FARC

© R. Scarcella
Guarda tutte le 6 immagini
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved