England
0
Croazia
0
1. tempo
(0-0)
DJOKOVIC N. (SRB)
0
TSITSIPAS S. (GRE)
0
1 set
(5-5)
nino-buonocore-all-that-jazz
© Marco Medaglia
+6
ULTIME NOTIZIE Ticino7
Ticino7
1 gior

Biennale Architettura Venezia 2021. Visioni svizzere in Laguna

“Nell’opera che presento a Venezia c’è la mia Svizzera. Tutto è cominciato lì: facevamo le torri, le capanne sugli alberi, nel bosco" (Not Vital)
Ticino7
1 gior

Una partita con Claudio Boschetti

Classe 1957, ha studiato Belle Arti si è sempre mosso nel campo della vendita e del marketing. E gli scacchi gli hanno spesso dato una marcia in più
Ticino7
1 gior

I miracoli di tutti (i giorni)

Quando credi che la tua vita sia solo un casino, ascoltare i racconti degli altri aiuta (anche ad andare avanti)
Ticino7
6 gior

Mangiare fuori. Da ogni campo

Come spesso accade nella vita, basta aspettare. Aspettare che il vino faccia effetto, che la carne arrivi in tavola, che i bambini mangino con le mani. Basta aspettare...
Ticino7
1 sett

Alla fonte della tradizione con Edo Cima

Dai 19 ai 33 anni attivo nel campo dell’edilizia. Poi altri dieci come insegnante al Centro Formazione Professionale di Gordola... e ora produttore di bibite gassate
Ticino7
1 sett

La Bocciofila dal Crot. Un racconto di Giorgio Genetelli

"Non accettava la valutazione a occhio e metteva in atto una persistente strategia psicologica per innervosire l’avversario e poi sbeffeggiarlo se la tattica riusciva..."
Ticino7
1 sett

Senza 'diversità' si soffoca un po’

Le città prive di polmoni ‘non convenzionali’ e di luoghi dove sognare mondi diversi sono tombe sociali
Ticino7
1 sett

United Roads of America. Quella Georgia da ʻtenere in menteʼ

“Per loro natura, i neri – disse in un suo celebre discorso il sudista Alexander Stephens – sono adatti alla condizione che occupano nel nostro sistema”. Cioè schiavi
Ticino7
2 sett

Homer e la rivalsa del vero sé

Col debutto dei ʻSimpsonsʼ avvenuto più di trent’anni fa, cominciò a vacillare quel tabù mediatico delle animazioni perbeniste e dal lieto fine. Una rivoluzione
Ticino7
2 sett

Riflessioni sull'arte con Giuliano Togni

"Manca la qualità", secondo lui. E manca soprattutto un riconoscimento per chi fa ricerca e percorre strade diverse
Ticino7
2 sett

Disavventure Latine 4. Frontiera vista mare

Colombia, stiamo arrivando! Sì, prima però ci sono un paio di formalità e alcune usanze locali da "evadere". Procediamo con calma: eccoci alla dogana...
Ticino7
2 sett

Teatro: vivere il palco, ma in modo diverso

La recitazione può diventare un laboratorio dove rileggere il proprio vissuto, a volte drammatico e molto doloroso. Ecco alcune esperienze e testimonianze
Ticino7
2 sett

Un giorno da nulla

Una buona azione fa bene agli altri, ma soprattutto fa bene a noi. Non avete ancora deciso cosa fare?
Ticino7
2 sett

United Roads of America. La battaglia sull'aborto

Qui gli animi si sono accesi 50 anni fa e oggi tutti attendono di capire come si pronuncerà la Corte Suprema. In gioco c'è la vita o la morte, e i diritti civili
Ticino7
3 sett

C'era una volta la Valascia (con Danilo Gobbi)

Se volevate una birra e qualcosa da mettere sotto i denti dovevate vedervela con lui, lì, davanti alla "Buvette". E poi tutti in Curva a cantare e saltare
Ticino7
3 sett

Tecnologia e sicurezza. Una faccia, una persona?

Polizie e governi in tutto il mondo li usano, ma gli studi sembrano dimostrare come i sistemi di riconoscimento del viso siano spesso imprecisi e discriminatori
Ticino7
3 sett

Tu, fratello neanderthaliano

Viveva in società, cacciava e pescava, costruiva capanne, utilizzava un linguaggio articolato e cuoceva il suo cibo. Poi un giorno, dalla lontana Africa...
Ticino7
3 sett

Insomma, quante sarebbero: una, alcune o parecchie razze?

ʻNo, la razza non esiste. Sì, la razza esiste. No, certo essa non è ciò che si dice che sia; tuttavia essa è la più tangibile, reale, brutale, delle realtàʼ
Ticino7
3 sett

Siamo sempre, le solite, scimmie

LʼHomo sapiens cerca un nuovo salto evolutivo. La tecnologia lo aiuta, ma non è detto basterà
Ticino7
3 sett

A una certa età (tutti i problemi vengono al pettine)

Le amiche che fino a ieri si interrogavano sul prodotto miracoloso anticellulite oggi sono attanagliate da altri dilemmi. I principali sono botox e capelli bianchi
Ticino7
4 sett

United Roads of America. Chiedi alla ruggine

Una volta la "Rust Belt" era il cuore industriale e produttivo degli USA. Oggi questa manciata di Stati orientali cerca di ripartire, come può e a fatica
Ticino7
4 sett

In pista. Corrente per andare veloci

Il mondo delle gare è tutt’altro che disgiunto da tendenze ed evoluzioni della mobilità di tutti i giorni. Anche qui l’elettrificazione è una solida realtà
Ticino7
4 sett

Dietro al volante con Ivano Di Remigio

Tra i vostri propositi per il 2021 vi è quello di cambiare vettura? Ecco la testimonianza di chi ha fatto la sua scelta, con cognizione di causa va da sé
Ticino7
4 sett

"Sulla Rolls di Lennon". Un racconto di Giorgio Genetelli

Un manipolo di amici, una macchina musicalmente leggendaria, un viaggio senza meta, quella voglia di trasgredire e mandare tutti a quel paese. Se ancora si può fare
Ticino7
4 sett

Auto elettriche: attaccati alla presa

Quello che stiamo vivendo sarà ricordato come il punto di non ritorno per il comparto automobilistico. Per forza di cose, visti i cambiamenti sociali in atto
Ticino7
4 sett

Se non ora, quando?

Se siamo di fronte al tracollo dellʼOccidente post-Covid non saprei. Di certo non tutti stanno così male.
Ticino7
1 mese

United Roads of America. Il business della sofferenza

Sono usati e abusati i detenuti di alcune contee. Ma c'è chi lucra anche sulla pelle di migranti e richiedenti asilo. E i carnefici non sono i "soliti" repubblicani...
Ticino7
1 mese

Guardatevi dal tatagattamortismo

Mai dare il numero di telefono della propria fedele babysitter ad amiche e conoscenti. Piuttosto sacrificate (col suo accordo) l'uomo di casa, se necessario
Ticino7
1 mese

In quel posto. Storie e vicende di gabinetti, pubblici e privati

Secondo alcuni studi, una persona in salute dovrebbe espellere almeno 150 grammi di feci al giorno. Dove e come queste vengono fatte oggi è un segreto, una volta...
Ticino7
1 mese

Nella penna e sulle pagine di Roberto Genazzini

“Per Rialto” dice un cartello appeso in casa, e una freccia segnala di andare verso sinistra. Non potrebbe essere altrimenti: se ami Gandria, ami anche Venezia
Ticino7
1 mese

Greg, la Schiappa più famosa del mondo

Perché le avventure del personaggio creato da Jeff Kinney piacciono tanto? Lo chiediamo a Rossella Bernascone, traduttrice dei famosi ‘Diari’ di Gregory Heffley
Ticino7
1 mese

Fare per crescere, sin da bambini

Autostima e manualità si coltivano sin da piccoli. Anche se la materia parrebbe non essere la più consona
Ticino7
1 mese

United Roads of America. Sulla via delle stragi

Non c'è (quasi) settimana che non ne avvenga una, piccola o grande che sia. E il metro di misura, ahinoi, è sempre drammaticamente lo stesso: la conta dei morti
Ticino7
1 mese

Gli animali sono emotivi. Elogio all'empatia fra specie

È il "migliore amico dell'uomo", perché è fedele, certo. Ma anche perché è in grado di manifestare le proprie emozioni. Ma oltre ai cani c'è dell'altro...
Ticino7
1 mese

I miti del jazz. Hank Mobley, il tenore invisibile

La storia della musica nasconde innumerevoli paradossi. Come le vicende e i mancati riconoscimenti (in vita) di questo talentuoso sassofonista dimostrano
Ticino7
03.04.2021 - 14:300

Nino Buonocore. ʻAll That Jazzʼ

È quello di "Scrivimi", che a risentirla oggi ti chiedi che cosa sia successo alla musica italiana negli ultimi 30 anni. Ma questa è un'altra storia (o forse no)

Pubblichiamo un articolo apparso sabato su Ticino7, allegato a laRegione.

Se vuoi cantare e hai la R moscia è possibile che quando farai sentire le tue canzoni ti diranno: “Sai chi mi ricordi? Nino Buonocore”. Che spesso è un’alternativa a “Le faremo sapere”. “Mi ricordi Nino Buonocore” è come “il nuoto è uno sport completo” o “i napoletani hanno la musica nel sangue”, luogo comune, il secondo, che non è proprio buttato lì visto che di napoletano parliamo. Capace di essere amato dai tromboni del jazz (intesi come fighetti, non come fiati), sufficientemente rimpianto dal grande pubblico per apprezzarne ogni volta i ritorni, Nino Buonocore ha spiegato di recente la piccola privazione: “Non sono mai stato un presenzialista. Fosse per me, inviterei il pubblico a casa”. E noi dobbiamo farcene una santa ragione, che rende ancor più esclusivo ed elitario il suo ascolto (alla faccia del bicarbonato di sodio e di Sanremo che ci propina ‘Non ho l’età’).

In Jazz (Live) uscito per Egea Music è disco registrato dal vivo, giusto in tempo, il 27 febbraio 2020 all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Col camaleonte in copertina che partendo da altra bestia (“Amico coccodrillo”, singolo del 1979) diventa grafica sintesi dell’evoluzione jazz del musicista, qui con Antonio Fresa al pianoforte, Antonio De Luise al contrabbasso, Amedeo Ariano alla batteria, Flavio Boltro alla tromba, Max Ionata al sax, punto d’arrivo di una svolta maturata nel tempo. “Ci sono stati momenti in cui ho sentito l’obiettivo più vicino, posso citarti l’incontro con Chet Baker e altri musicisti d’estrazione jazzistica, ma non avevo mai pensato di realizzare qualcosa che avesse un’etichetta precisa”, ci racconta Buonocore. “Credo che un artista non debba rimanere ancorato alle proprie origini anche se lì stanno dei grandi successi, ma proseguire il suo cammino senza voltarsi nemmeno troppo indietro”. Che è un po’ come essere un pezzo della storia musicale di Napoli senza mai esserne completamente identificato: “Sì, anche perché il concetto di napoletanità è stato frainteso con la pizza, il putipù, il pomodoro. Io nasco in un ambiente che non è il vicolo di Napoli, sono cresciuto con l’idea di una grossa commistione di culture che riguarda ogni città portuale”.

C’entra Elvis

A Chet Baker si arriva ascoltanto la tromba di Flavio Boltro, che in In Jazz (Live) provoca un flashback di 33 anni. “Conobbi Chet Baker in un bar di Roma, mentre stavo realizzando ‘Una città tra le mani’. Lo avevo ascoltato in ‘Shipbuilding’ di Elvis Costello su Punch The Clock (1983) e venne fuori l’idea di contattarlo. Fu una cosa molto semplice: lui arrivò da Parigi, gli feci ascoltare le cose che stavo realizzando, gli piacquero e dopo due giorni era con noi in studio, con una leggerezza di spirito davvero inconsueta e prodigo di tanti consigli. In quel momento è chiaramente scattato qualcosa in me, perché tutto quel che ho fatto in seguito è andato lentamente avvicinandosi al jazz”. Guardando ai musicisti con cui si è accompagnato, Nino non si è fatto mai mancare niente e continua a non farselo mancare: “Rivendico solo la presunzione di essere stato bravo a lasciarli lavorare secondo la loro emotività. Bisogna avere sempre un certo equilibrio quando si chiamano personaggi di questa levatura, bisogna stare attenti a non frustrarli, ma nello stesso tempo non devi fare in modo che la loro grossa personalità possa sviarti da quelli che sono i tuoi principi musicali”. Rischiando di snaturare la canzone. 


© Marco Medaglia

La rivincita degli arrotati

Ognuno di noi nella vita vorrebbe scrivere una cosa come ‘Scrivimi’, che non è esattamente il frutto di giorni di struggimento da cantautore: “Avevamo già chiuso il disco (Sabato, domenica e lunedì, 1990) e ‘Abitudini’ sarebbe stato il singolo. Ero convinto di avere fatto un buon lavoro e forse arrivò un momento di creatività assoluta. Fu come se la musa avesse poggiato la mano sul mio capo. ‘Scrivimi’ è nata nel tempo che dura la canzone, di getto, musica e testo”. Copia e incolla: ognuno nella vita, se fa questo mestiere, avrebbe voluto scrivere una cosa come ‘Rosanna’: “Sono possibilista: io credo che tanti scrivano belle canzoni. E penso che se avessi scritto ‘Scrivimi’ oggi non avrebbe avuto lo stesso effetto, perché la canzone è legata al tempo, al tuo momento di crescita, alle condizioni di ascolto del pubblico. Sono tante le componenti che ne determinano poi il successo. Direi che sono casuali, ma bisogna saperle prendere al volo, saper incontrare l’estro
in quel preciso istante”.
‘Scrivimi’ e ‘Rosanna’ sono anche la rivincita di tutti gli affetti da rotacismo, testimonianza che si può cantare anche con la R moscia. A questo proposito: Nino, ti hanno mai detto in gioventù “Lei è bravo, ma con quella cosa lì non andrà mai da nessuna parte”?: “Beh, faccio l’esempio di Lucio Battisti, boicottato per anni in Rai perché dicevano che non sapesse cantare. Il modo di cantare nel tempo è cambiato tanto. Prima c’era una vocalità molto tecnica, oggi cantano un po’ tutti e secondo me è un bene. Dico spesso che chi canta ha l’esigenza di cantare; non canta solo per mestiere, ma perché gli riesce più facile utilizzare un linguaggio alternativo alla parola. C’è chi si confessa attraverso le canzoni, e il canto diventa una parte di noi, così come la voce”.

‘Forse ci vorrebbe una rivoluzione’

Con Michele De Vitis a mettere in ordine le parole da 34 anni – “Con lui è una seduta psicanalitica: io parlo, scrivo, propongo, e lui sintetizza le cose migliori” – Nino Buonocore esiste senza effetti speciali, coerente, attuale, cambiando poco e niente: “Una cosa che uno scrittore di canzoni non deve mai fare è quella di andare incontro al pubblico, perché prima o poi il pubblico verrà da te”. Concetto rivoluzionario. “Forse ci vorrebbe una rivoluzione”, cantava il Nostro ne ‘Il lessico del cuore’: quanto manca alla rivoluzione, Nino? “Credo che questo Covid abbia fermato la nostra smania di volere andare avanti incerottati, mettendo sempre delle pezze. Si dice sia l’uomo, che è da rimettere al centro, a fare la storia, e oggi invece pare sia la massa a farla. L’uomo s’è assoggettato all’omologazione generale e probabilmente non partorisce nemmeno più idee, perché non ha la possibilità di rappresentarle. Spero ne usciremo presto, con la forza di un rinascimento culturale”.

SETTE (E OLTRE) CAPISALDI DA ASCOLTARE

1. ‘Libero passeggero’ (2001)
Prendere il proprio repertorio e dargli una forma definitiva, quella acustica. È Nino Buonocore per sottrazione, con batteria, fiati, piano e Rhodes, contrabbasso e violoncello. Superato il rischio di Sindrome di Stendhal da traccia 1 (‘Sera di settembre’, col violoncello bello da fare male), passati per la contiana ‘Colpa della pressione fisica’, si arriva a ‘Quando piove così’ prendendo ‘I treni di agosto’ dal sottovalutato LP La naturale incertezza del vivere (vedi al punto 7).

2. ‘Scrivimi’ (1990)
Fabio Concato ci chiude ‘Non smetto di ascoltarti’ , le cover della sua vita, Laura Pausini la mette in un album da Grammy (Io canto); Mango la fece country, Anna Oxa la fece latin. Tre milioni di copie vendute, è la canzone preferita di Romina Power, ma è più importante il fatto che per questo motivo Nino sia tornato a suonarla alla tv italiana in un programma condotto dalla brava Serena Rossi, per la quale, nel 2013, aveva scritto ‘Nessuno’ , brano dal Buonocore sound col bel video rispettoso di ogni combinazione amorosa.

3. ‘Segnali di umana presenza’ (2013)
Il primo disco d’inediti in nove anni e forse il migliore di sempre, dove la ‘Scrivimi’ di turno è ‘Il lessico del cuore’ , dal respiro highway che potrebbe essere Napoli o Los Angeles. Echi di Steely Dan in ‘Serena’, che serve ai tavoli di un locale che potrebbe essere Napoli o NY. Echi d’infanzia in ‘Millenovecento73’, che (“Con gli occhi puntati lì sul suo balcone, lei per me si affaccerà, si affaccerà, solo per me si affaccerà”) potrebbe essere la storia di tutti.

4. ‘Sabato, domenica e lunedì’ (1990)
È l’album di Scrivimi (vedi al punto 2) e dei punti fermi live ‘Abitudini’ e ‘Così distratti’. Echi di New York (in quanto registrato a NY), alla batteria c’è anche Bernard Purdie, inventore dell’omonimo shuffle dal quale Jeff Porcaro attingerà per produrre il suo, di shuffle, nella ‘Rosanna’ non di Nino (vedi sotto) ma dei Toto. Insomma: tutto torna.

5. ‘Se’ (1981) / ‘Nino Buonocore’ (1984) / ‘Una canzone d’amore’ (1993)
È Nino Buonocore che canta ‘Se’ , la sigla de ‘L’uomo da sei milioni di dollari’ ,
storia dell’astronauta Steve Austin, bionico per metà. Malgrado sembri Paul Weller, è Buonocore anche quello sulla copertina dell’eponimo dell’84 (session men: Chris Whitten, Jerry Marotta e Pino Palladino). Infine, ultima a Sanremo
e quindi bellissima: “Di Buonocore-De Vitis, ‘Una canzone d’amore’ , dirige il maestro Vince Tempera, canta Nino Buonocore”.

6. ‘Una città tra le mani’ (1988)
Che a fine anni Ottanta Nino Buonocore stia andando verso il jazz lo dice quasi subito (traccia 2) ‘Anche questo è amore’. Che l’album sia di culto lo dicono ‘Rosanna’ e Chet Baker, qua e là tra le dieci tracce non tutte jazz e che morirà poco dopo l’apparizione con Nino nel televisivo D.O.C. di Arbore. In mezzo alla Napoli virtuosa – Vitolo, Jermano, Zurzolo, Senese – il bresciano Mauro Pagani all’armonica e i ‘Peppi’ Servillo e Vessicchio (sic) ai cori.

7. ‘La naturale incertezza del vivere’ (1992)
“E sono tanti quelli come noi, che il tempo non li cambia”. Il bambino che è in noi e che è anche in Buonocore frequenta ‘Il mandorlo’, troppo bella per diventare evergreen, abbastanza per essere riascoltata senza l’usura degli evergreen. Con, tra gli altri, Greg Bissonette alla batteria, Tony Levin al basso e Jay Winding al piano, brilla per rilassatezza ‘A chi tutto e a chi niente’, swingata constatazione su chi “ogni fine settimana mette la barca al mare” e chi “non ha nemmeno il salvagente”.

© Marco Medaglia
Guarda tutte le 10 immagini
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved