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10.10.2020 - 17:300

Depilazione: cosa ci dice un pelo

Farlo o non farlo. Per alcune è diventato un dilemma. Per altre una questione di moda, di rivendicazioni e a volte di semplice pigrizia.

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione.

“Le millennials oggi non si depilano più”. O meglio: “Si depilano solo se ne hanno voglia”. Come sarebbe bello il mondo se fosse davvero così; forse i nostri nipoti (o già i figli) sceglieranno in libertà se strapparsi i peli, indipendentemente se sono maschi o femmine. Ma per molte di noi, donne del secolo scorso, il cespuglio sotto l’ascella o la gamba pelosa, non ce lo possiamo permettere. Anche se...

Il pelo delle star

Finora la depilazione è stata soprattutto una questione di moda. Oggi fior fiore di donne famose hanno dichiarato di non essere ossessionate dalla peluria; Gwyneth Paltrow preferisce un look più vintage per il suo pube, cioè lo lascia incolto; Madonna e soprattutto sua figlia Maria Lourdes stanno combattendo una crociata in favore del pelo ovunque e del monosopracciglio “alla Frida”; già Julia Roberts nel 1999 aveva mostrato ascelle non depilate, ma oggi si tratta di una vera e propria campagna in cui sempre più influencer, cantanti, attrici e modelle posano in modo nature al grido di “Long hair, don’t care”. In Corea, addirittura, si fa di più: è scattata la moda del trapianto di peli pubici, per infoltire. 


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Tortura cinese

La fashion blogger spagnola Paloma Goñi, dal suo airesdescambio.com ha lanciato la campagna contro lo strappo doloroso che sembra obbligatorio per ogni fanciulla sessuata. “Il fatto di essere donna mi obbliga a depilarmi?” , si è chiesta. “Se dipendesse solo da me non lo farei. Ma dipende davvero solo da me? Logicamente con il mio corpo posso fare quello che voglio, ma non sono preparata ad ascoltare critiche e sopportare gli sguardi altrui. Quello che contesto è che siamo arrivati a un punto tale che il genere femminile non abbia scelta. Viene dato per scontato che una donna si rada i peli su gambe e ascelle. Alcune ragazze sono arrivate a rivendicare il diritto di mantenere i propri peli sulle parti intime. Penso che noi donne dobbiamo tornare a poter scegliere se volerci depilare o meno senza aver bisogno di passare per una rivoluzione”.
Un’amica che studia teatro a Barcellona (una Millennial, cioè nata negli anni Novanta), mi ha raccontato che dopo mesi in cui non si depilava “perché non ne avevo voglia e non mi sento obbligata a farlo”, ha avuto caldo e si è fatta una ceretta. Ha così subito lo sguardo di delusione delle sue compagne: “Ah, anche tu ti depili allora...” , le hanno detto. In certi ambienti, mi ha spiegato, la depilazione è simbolo di “sottomissione convenzionale a canoni di bellezza superati”. Forse al di là dei fanatismi, alla fine l’atteggiamento più saggio resta quello di chi dice: “Ti depili? Non ti depili? E chi se ne frega”.

Donna barbuta non è sempre piaciuta

Ma perché ci depiliamo? Per non sembrare animali, per motivi di igiene, persino per ragioni religiose, come i sacerdoti egizi. Per sembrare più giovani, imberbi, efebi; per avere una pelle liscia, perfetta. Per mostrare i tatuaggi. Perché essere femminili significa accentuare le differenze con gli uomini. Si sa che in tempi antichi si depilavano gli egizi, i romani di classe elevata, gli atleti greci. Si dice che la Chiesa durante il Medioevo si era pronunciata su tali questioni: i peli non devono essere mostrati, in particolare quelli delle ascelle perché ricordano quelli pubici e sono osceni.
Da quando esistono i vestiti i peli sono detti “superflui” e quindi soggetti alle mode più che ai bisogni fisiologici. E da quando esiste il rasoio a mano libera (1762) finalmente si è potuto dire addio alle antiche tecniche con gusci di noce arroventati, pelle di pescecane da strofinare e altre amenità. Nel Rinascimento le donne consideravano la fronte un elemento di bellezza e quindi si strappavano i capelli all’attaccatura per renderla più spaziosa; negli anni Venti si depilavano le sopracciglia così da poterle ridisegnare con la matita. Ma niente ha valso il lancio nel 1915 dei primi rasoi usa e getta per gambe e ascelle femminili: i Milady Décolleté Gillette. Il motore più potente, quello che ha reso però la depilazione socialmente obbligatoria per le donne, è stata la pubblicità: per anni, su ogni rivista femminile veniva ricordato che per una signorina sexy i peli in vista non erano più accettabili. Mano a mano che i vestiti si accorciavano, la depilazione si allungava fino alla moda di rasarsi le parti intime, nata nel mondo del porno verso gli anni Ottanta e diffusa poi tra la popolazione, maschile e femminile.
Negli anni Settanta c’era già stata una tendenza controcorrente: alcune femministe si facevano crescere i peli perché volevano ribellarsi al motto “per essere belle bisogna soffrire” (e pagare, e perdere tempo). Oggi, nonostante siano sempre di più le ragazze e i ragazzi che si fanno le depilazioni integrali e definitive, sono sempre di più anche i giovani che non badano alle differenze di genere. Ragazze che non sono ossessionate dal loro aspetto fisico e che si fanno crescere i peli anche per sentirsi più belle: donne che stanno costruendo un nuovo ideale estetico.

 

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