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03.10.2020 - 14:450
Aggiornamento : 06.10.2020 - 09:32

Naomi Dominò crea meraviglie

Ha 32 anni, è originaria di Osogna e di mestiere fa l’orafa. E pensare che era partita studiando i cervelloni elettronici...

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione.

Terminate le scuole dell’obbligo, Naomi decide intraprendere la strada dell’informatica, forte dell’idea che quel ramo potesse garantirle un buon impiego. A 20 anni però della scuola di informatica, giunta quasi al termine, non vuole più sentir parlare; decide così di mollare tutto e si trasferisce in Germania per un corso di lingua. “Erano anni in cui non sapevo bene cosa fare. Volevo avvicinarmi a un mondo più artistico, che potesse esprimere la mia creatività”. Quando un giorno, casualmente, si imbatte nel web in una pagina dedicata al mestiere dell’orafo. E qualcosa si accende: “Non ne avevo mai sentito parlare in Ticino, e mi sono subito informata. Ho trovato un’azienda del Locarnese, gestita da confederati e li ho subito contattati. Purtroppo, non assumevano più apprendisti”. Tuttavia, con grande insistenza, dopo uno stage di alcuni giorni, riesce a farsi assumere per l’apprendistato...

Si ricomincia da capo

“Forse alcuni non condivideranno la scelta di lasciare una formazione quasi conclusa per iniziarne un’altra. Ma quando senti che hai finalmente trovato la tua strada, il ‘ricominciare’ non spaventa più, anzi, diventa una sfida ancora più avvincente. Da apprendista ho trascorso degli anni stupendi e ho imparato tantissimo. Dopo il diploma sono stata assunta in un’altra ditta ticinese, dove ho affinato le tecniche e guadagnato fiducia nelle mie abilità. Nel frattempo, anche la mia vita è cambiata. Al terzo anno di apprendistato ho conosciuto Luca, il mio attuale marito, e un paio d’anni più tardi, appena diplomata, ci siamo sposati. Eravamo giovanissimi, due pazzi innamorati della musica metal. A pensarci mi emoziono ancora”.

La svolta

Grazie soprattutto al sostegno di Luca, Naomi ha potuto coltivare l’idea di avere un posto tutto suo: “Ci è voluto un po’ di tempo, anche perché sono parecchi gli aspetti da valutare quando ci si mette in proprio e molti i rischi dietro l’angolo”. Il primo maggio del 2014 è stato il giorno del grande passo: “All’inizio ho lavorato da casa, ritagliandomi un piccolo laboratorio ‘casalingo’. Quasi subito però le ordinazioni sono iniziate a crescere e il lavoro ad aumentare, così ho deciso di creare un vero e proprio atelier”. 
“Mio marito si occupa degli aspetti più ‘informatici’. Poco dopo aver aperto l’atelier si è presentata una ragazza dicendosi interessata a lavorare come orafa. Inizialmente ho detto di no, perché avevo appena investito tanti soldi nell’aprire il mio spazio, non me la sentivo di assumere anche una collaboratrice. Invece, di nuovo, spinta e sostenuta da mio marito, ho deciso di assumerla a tempo parziale. Ed è stata una scommessa vinta. Mi trovo bene con lei, Lisa è davvero in gamba”.

Il laboratorio dell’orafo

“Qui è proprio dove nascono i gioielli” , mi dice indicandomi il retro dell’atelier dove trovano spazio macchine per saldare, pinze, tubi, lime, spazzole… E in mezzo a tutto quel materiale le chiedo se c’è un metallo che più di tutti ama lavorare: “Lavoro tanto con l’oro, che può essere rosso, giallo o bianco, ma uso anche l’argento, il palladio e il platino. Poi limo, trafilo, saldo... L’unica cosa di cui l’orafo di solito non si occupa è dell’incastonatura delle pietre preziose. Collaboro con un incastonatore di fiducia. Ho creato anche dei gioielli un po’ particolari con il ferro, un materiale che in gioielleria di solito non si usa. È stato un po’ il mio primo esperimento”. 

Il rapporto con la clientela

“I clienti fortunatamente non mancano, va tutto a gonfie vele! Ho clienti che arrivano anche dall’estero; la prima cosa che faccio è fissare un incontro con l’interessato e ascoltare la sua richiesta. Alcuni chiedono dei gioielli che hanno visto sul mio sito, altri invece hanno richieste più specifiche. La conoscenza e il contatto con il cliente sono fondamentali. Bisogna essere in grado di trasmettere fiducia. Io sono giovane e non è sempre scontato che ti affidino lavori costosi e impegnativi. Il gioiello è qualcosa di personale ed è importante capire chi hai davanti per riuscire a rispecchiare al meglio le sue aspettative”. 

Il coraggio di affrontare anche gli ostacoli più difficili

Oltre al coraggio di mettersi in proprio, qualche hanno fa Naomi ha dovuto anche far fronte a un’altra grande sfida; quella legata al consumo di alcol. “Una mattina mi sono svegliata e ho detto basta. Ho smesso di bere e anche di fumare. Ho iniziato a cambiare completamente il mio approccio alla vita riscoprendo lo sport, il prendermi cura del mio corpo e della mia mente. Ho cominciato ad andare in bici con mio marito e a fare Downhill, mi sono avvicinata anche al triathlon, all’allenamento funzionale, e ora al Crossfit. È tutto una continua scoperta, un ‘provare per capire’ , ancora una volta, qual è la strada giusta per me. La mia vita è cambiata molto, ho trovato il mio equilibrio. Sono più fresca, ogni mattina ho mille nuove idee e una grande voglia di lavorare. È stato come per i gioielli, tutto un incastonarsi di dettagli per raggiungere lo splendore del prodotto finito”.

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