Ticino7
03.08.2019 - 12:000

Il Jova, il caldo e l'amore

Jovanotti è un grande, e questa non è una novità. Almeno per la nostra Ficcanaso...

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, disponibile anche nelle cassette di 20 Minuti per tutto il fine settimana.

È capitato a tutte di innamorarsi di un musicista. Quello che a vent’anni si divertiva a vestirsi da vecchio risultando irresistibile ai nostri occhi adoranti. Chissà se era l’influenza del musicista o l’implacabilità dei vent’anni, sta di fatto che allora si discuteva di tutto. Certo, i cortometraggi di qualche amico con aspirazioni da regista proposti in notti interminabili potevano essere evitati. Ma, prima del cortometraggio e dopo il cortometraggio, si restava svegli a parlare di libri, paesi lontani e soprattutto di canzoni. Il «boom» della musica «alternativa» (oggi discuteremmo per ore della contraddizione insopportabile di quella definizione) doveva ancora arrivare e melodie non distanti da quelle di Calcutta, Gazelle o Zen Circus erano ancora appannaggio di pochi. Lui, come ogni profeta innamorato, piuttosto che concepire l’esistenza di gusti diversi diventava comprensivo: «È musica un po’ difficile».

Generalmente le discussioni più accese arrivavano su Jovanotti. Lui era tra quelli che ne apprezzavano al massimo «i bravi musicisti», io cercavo di spiegargli perché la frase «ogni cicatrice è un autografo di Dio» fosse fondamentale per la mia esistenza. Era anche profetica del nostro rapporto tormentato, ma allora non lo sapevo.
Tutto questo per dirvi che Jovanotti da queste parti è una passione antica e testarda, difesa di fronte a chiunque, mantenuta anche adesso che è fin troppo condivisa. Eppure ho fatto quello che nessuna innamorata deve fare mai: mancare ad un appuntamento. Il Jova Beach Party sta girando le spiagge d’Italia e io non ci sarò. Ho incaricato gli amici temerari di comprarmi le infradito limited edition, seguo con costanza la performance del nostro, imbarazzantemente bello con quelle camicie etniche e il cappello di paglia, ma non ci sarò. All’amica che ha scritto rammaricata inviandomi le clip dei momenti salienti dei concerti ero tentata di rispondere come i vecchi che rinunciano ad andare allo stadio: in fondo la partita si vede meglio da casa. Conosco amici sollevati dalla cancellazione della data di Albenga, all’idea di non dover arrostire in mezzo alla sabbia. 
Mi sono trattenuta, ma domani, sbirciando i momenti di quella data a Lido di Fermo piangerò. E sono sicura che Lorenzo si accorgerà che è il primo concerto in cui manco. 

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