laRegione
Nuovo abbonamento
+1
ULTIME NOTIZIE Ticino7
Ticino7
5 gior
Amarcord Italia ’90
Più che di un Mondiale da dimenticare per molti tifosi, quello andato in scena tra giugno e luglio di trent’anni fa è stato il ritratto di un paese con ancora molte idee, nonostante i soliti immancabili difetti.
Ticino7
5 gior
Minimal Minüs: la pandemia vista da Piazza Grande
A grande richiesta, nuovi appunti dal Covid-19. Questa volta è un fuori porta tutto locarnese, tra rive più ampie, gatti smarriti e salatissimi grotti (ahi ahi…)
Ticino7
6 gior
Il lungo cammino di Lokman Kadak
Nei luoghi in cui il vento della storia soffia ostile, le esistenze si consumano più velocemente. “Ho 42 anni, ma sono diventato come un anziano” racconta, riferendosi a tutte le avversità affrontate nella sua vita.
Ticino7
6 gior
Videoconferenze. L’ospite inatteso
Tra gli effetti collaterali interessanti della pandemia vi è la smaterializzazione dell’incontro con l’altro. Una tendenza peraltro già in atto da tempo, ma in questo frangente...
Ticino7
6 gior
Indovina chi c’è nel video?
Le videoconferenze non sono più materia per le solite grandi aziende. Ma una volta connessi, non pensate solo alla vostra immagine sullo schermo: anche i contenuti hanno una discreta rilevanza...
Ticino7
1 sett
Elogio della gratitudine
Desiderate iniziare con il piede giusto questo nuovo decennio ed essere felici? Provate con grandi dosi di gratitudine: costo zero e risultati scientificamente provati.
Ticino7
1 sett
Emanuele Santoro: finché c'è vita, c'è teatro
Attore, regista, direttore artistico del teatro "il Cortile" a Lugano, oggi definitivamente chiuso causa di un nuovo progetto edilizio. Ma lui, quel bisogno di mettersi in gioco ce l'ha proprio dentro.
Ticino7
1 sett
Evviva l'impunità di gregge
L’emergenza coronavirus ha confermato quanto oggi (ahinoi) dibattiti e confronti, pacati e costruttivi, siano la vera vittima delle nostre società. E così alla fine chi grida forte e vuole avere sempre ragione non sbaglia mai.
Ticino7
1 sett
All'outlet dell'intimo
Metti un giorno che, tanto per provare l'emozione che fa, entrate in uno di quegli spazi di vendita dove tutto costa meno...
Ticino7
1 sett
Turismo che va, turismo che resta
In inverno, a contarle una per una, non arrivi a quaranta anime. Ma da giugno a ottobre le cose cambiano (non in meglio).
Ticino7
2 sett
Disturbi mentali. Ai confini della realtà
André ha dovuto imparare a sopravvivere a un mondo di allucinazioni e deliri. Ma non è l’unico: una persona su cento soffre della stessa malattia.
Ticino7
2 sett
Sulle tracce di Pun Ka-Man
Per tutti, colleghi di polizia compresi, lei è ‘Pops’ e il suo mestiere ha quel nonsoché di cinematografico: veste la tutina bianca e si reca suoi luoghi del crimine...
Ticino7
2 sett
Bologna e le staffette alimentari partigiane
L’aiuto ai ‘tagliati fuori’ della pandemia nell’esperienza di un giovane bellinzonese nel capoluogo emiliano.
Ticino7
2 sett
Woody Allen: a proposito di citazioni
“Se potessi tornare indietro, cosa non farei? Comprare l’affettatutto che ho visto in televisione”.
Ticino7
2 sett
Gente di mondo
Si convinse che in paese cambiare auto era un atto di coraggio un venerdì, mentre faceva benzina al solito distributore...
Ticino7
3 sett
The Murder Capital: delitto bernese
Forse il rock non starà vivendo i suoi anni migliori. Ma se non vi fermate alle solite programmazioni radiofoniche, le sorprese sono dietro l'angolo (da Dublino a Berna).
Ticino7
3 sett
Il galateo della distanza
Fate un po' come vi pare: uscite, divertitevi che ve lo meritate, ma occhio alle distanze. E siate (almeno per i social) politicamente corretti, in attesa del caos e della vita vera.
Ticino7
3 sett
Lambo, er gigolo romano
All’alba è già in piedi. Un quarto d’ora di doccia ed eccolo che emerge dalla foschia del minuscolo bagno...
Ticino7
3 sett
Oltre i confini. Da Sarajevo a Bironico
I conflitti degli anni Novanta nella ex Jugoslavia hanno condotto molte persone verso il Ticino. Da dove vengono, cos’hanno portato con loro e come vivono nel nostro cantone?
Ticino7
3 sett
Era bello e impossibile
Dedicato a chi vive di conquiste, di ricordi e in un mondo che forse non c’è più. Dedicato a chi non smette di provarci, sognando (sempre) Richard Gere.
Ticino7
1 mese
La grande notte dei single
L'altro giorno un amico mi chiama per dirmi che ha finito Pornhub: nel senso che ha visto tutto. Ma tutto tutto, anche quelle categorie che uno ha paura a cliccare...
Ticino7
1 mese
I colori di Natascia Maurino
‘Il colore di questo 2020 è il classic blu, una tonalità senza tempo, elegante nella sua semplicità’. Come quello intenso del mare che bagna la sua Sicilia.
Ticino7
1 mese
La natura che cambia
In che modo i mutamenti climatici e l’innalzamento della temperatura influenzano la flora e il paesaggio? L’opinione di Gianfranco Giustina, curatore dei Giardini delle Isole Borromee.
Ticino7
1 mese
La fine del possesso
Gli abbonamenti sono diventati molto popolari e, nel bene e nel male, hanno stravolto la nostra società. Uno schiaffo allo spreco e al consumismo?
Ticino7
1 mese
Jack Frusciante: dal gruppo all’antologia
Romanzo e film di una generazione, oggi è roba "di formazione" per chi, adolescente, deve leggere un classico ma non sa proprio quale. Eppure c'era dell'altro.
Ticino7
1 mese
La vita in una stanza
Quando il tizio della ditta di traslochi è entrato col fiatone nell’appartamento, non credeva ai suoi occhi. E dai sono libri e dischi. Nemmeno fossero cadaveri...
Ticino7
1 mese
Un maggio ridicolo
E anche un altro mese, tra angosce e incertezze, se n'è andato. Ma domani ne inizia un altro, non può che migliorare.
Ticino7
1 mese
Lugano e l'horror vacui
Appunti dalle palme sul Ceresio, tra un ‘tornerà la quiete’ e il programmatico ‘la Città ti è vicina’.
Ticino7
1 mese
Avventure in Marocco
Quattro giovani ticinesi raccontano il loro viaggio: dalle valli alpine verso i colori e la gente del continente africano (quando tutto ciò era ancora possibile)
Ticino7
1 mese
Il sasso di Maurito. Un racconto di Giorgio Genetelli
Era un’estate secca e ventosa, la squadra scalcinata come non se ne vedevano dai tempi del colera, dicevano i vecchi...
Ticino7
1 mese
Sunderland, una passione 'fino alla morte'
Il pallone e i tifosi in una serie su Netflix. Per raccontare la vita di una comunità partendo dallo stadio di calcio.
Ticino7
1 mese
E la chiamano estate
Che quest’anno di vacanze al mare non se ne faranno proprio, alla moglie e ai figli lui non l’ha ancora detto. Spera ci arrivino da soli (come sempre).
Ticino7
1 mese
Seno. Oltre gli stereotipi
Perché siamo gli unici primati con le mammelle visibili anche quando non allattiamo? E cosa succede quando questa importante parte del corpo ci tradisce? Tre donne si raccontano.
Ticino7
1 mese
Il più grande calciatore sconosciuto del mondo
Tomás Felipe Carlovich, detto El Trinche, è stato il Maradona dei potreros: non si sa nemmeno quando sia nato, tanto per cominciare...
Ticino7
1 mese
Ah, la retorica della pandemia...
Le cose che mi hanno proprio stremata durante la quarantena. E che ancora continuano a ripeterci.
Ticino7
1 mese
Lì davanti, ecco il Böshorn
"... e noi capimmo che era meglio tornare sui nostri passi, mica che il Signore ci mandasse una delle sue vendette da Antico Testamento".
Ticino7
1 mese
Ritorno al passato
Prima chiusi in casa. Poi ci siamo abituati a lavarci le mani (da non credere), evitando di toccare tutto e tutti. Ma col quasi ‘liberi tutti’ si torna dove eravamo rimasti; perché, pensavate forse dovessimo cambiare?
Ticino7
1 mese
Sì, ma siete in forma per uscire?
Liberi tutti, ok. Ma se vi sembra facile varcare la soglia di casa dopo settimane e settimane passate con la tuta da ginnastica, fate pure.
Ticino7
1 mese
Autogestione: qui epicentro Molino
Quando se ne discute le prospettive sono spesso limitate e le posizioni ideologiche. Ma qual è la storia del Centro sociale autogestito il Molino?
Ticino7
1 mese
Liguriavirus o la nascita del distanziamento (sociale)
In questo caso il Covid non c'entra nulla: parliamo di una tradizione tutta ligure. Un po’ come il pesto, la focaccia, i muretti a secco o dire ‘belin’.
Ticino7
1 mese
A proposito di matrimoni & divorzi
Ticino7
1 mese
L'odore della paura
Il timore fa brutti scherzi? Sarà la gran fame, ma quella della pancia mica di denari e potere.
Ticino7
2 mesi
Ma tu, sei felice?
Negli ultimi trent’anni i ricercatori in tutto il mondo hanno cercato di capire come possiamo essere felici. Ecco cosa hanno scoperto.
Ticino7
2 mesi
Sesso e pandemia: è tutto relativo
Quante volte?! Eh no signora mia, i numeri vanno interpretati, contestualizzati e bisogna analizzare tutto con molta calma. A sparare alto son tutti buoni ;-)
Ticino7
2 mesi
Clan asintomatico
Tra marmitte ruggenti e i ‘ce la faremo’: appunti da una quarantena alla luganese tutta da inventare. Nell’attesa di nuove forme di normalità.
Ticino7
2 mesi
Rileggere Houllebecq (meglio se chiusi in casa)
"La verità è come una particella elementare: non è ulteriormente divisibile"
Ticino7
2 mesi
Cercasi felicità, disperatamente
Per non farci mancare nulla oggi la studiamo con metodi scientifici, alla ricerca di quell'algoritmo che ne chiarisca i meccanismi più oscuri. Eppure basta poco...
Ticino7
05.01.2019 - 14:300
Aggiornamento : 22:01

Disagi in cattedra. La dura vita del docente

Riforma o non riforma, tra i banchi restano le difficoltà vissute da molti insegnanti, tra vocazione, motivazione, allievi difficili, genitori e colleghi

Pubblichiamo un approfondimento apparso su Ticino7, disponibile anche nelle cassette di 20 Minuti per tutto il fine settimana.

Com’è noto della sperimentazione «La scuola che verrà» non si farà niente, per ora, dopo che lo scorso settembre il 56,7% dei ticinesi ha bocciato il progetto. E ciò nonostante prevedesse anche delle misure in aiuto ai docenti, come la co-docenza, i coordinatori di materia, i consulenti didattici, delle valutazioni più mirate, classi più piccole ecc. Per molti insegnanti restano quindi sul tavolo i problemi, i disagi e le difficoltà di sempre, se non peggiori di un tempo a causa dei mutamenti della società e della famiglia: dagli allievi difficili ai conflitti coi genitori, coi colleghi o coi direttori, dallo stress al «burnout», fino ai cali di motivazione, alla vocazione più o meno in crisi, alle competenze e alla qualità della formazione. Insomma, il mestiere si fa sempre più difficoltoso e non solo in Ticino: nella Svizzera tedesca non è forse già indice di qualche problema la recente richiesta di istituire dei «centri di mediazione» rispetto a dei genitori sempre più critici? 
Ebbene, alcuni docenti ticinesi di scuola media, cioè il contesto che sembrerebbe presentare maggiori problematiche in ragione dell’età di sviluppo degli allievi, hanno accettato di raccontarci alcune loro crociate quotidiane, a condizione di tutelare il loro anonimato. Ma di cosa stiamo parlando? Cominciamo col dire che si tratta, purtroppo, di un fenomeno «sommerso» di cui è «ancora in parte un tabù parlare», riconosce persino il capo della Divisione della scuola del DECS, Emanuele Berger, su Scuola Ticinese (n. 1/2018). 
Ora, va pur detto che la stragrande maggioranza dei docenti sta bene e lavora bene, eppure sulla base di studi recenti della SUPSI possiamo stimare, tra i vari ordini scolastici, quasi un migliaio di «insegnanti in crisi» sul totale, una media del 20-25%. Non sono certo pochi. Oltretutto, se non ci fosse un problema il DECS nel 2011 non avrebbe lanciato il progetto «LINEA - Sostegno ai docenti in difficoltà» (vedi in fondo all'articolo).

Un mestiere unico
«Quando ho cominciato c’era un po’ di timidezza, anche perché non conoscevo i ragazzi» ci racconta Daniele*, 35enne insegnante di educazione visiva/arti plastiche, «ma soprattutto mi rendevo conto che ero in aula e avevo un ruolo che si forma solo col tempo. È complicato, perché non hai un metro per capire subito gli atteggiamenti, i metodi, le tecniche». Di fatto l’insegnamento è un cosiddetto «helping job», un lavoro di aiuto (o di cura) come può essere il medico o il poliziotto. Tuttavia è unico nel suo genere: «Non esiste altra professione dove (il rapporto con l’utenza, ndr) sia così prolungato e insistito. Più ore al giorno, tutti i giorni della settimana, nove mesi l’anno» ribadiva su tempi.it uno dei più noti studiosi italiani dello «stress lavoro correlato» dei docenti e medico ASL, Vittorio Lodolo D’Oria. E questo per cicli continui di 4-5 anni lungo una carriera che può durare più di trent’anni: provate ad immaginare cosa vuol dire. 
Secondo Claudio*, 45enne insegnante di geografia, un aspetto positivo del mestiere è la grande autonomia di cui si gode lavorando da soli in classe. Nella maggiore parte degli altri mestieri si lavora in coppia o in gruppo, si deve rendere conto ogni giorno a colleghi, superiori e direttori, ma non a scuola. A ben vedere, però, è una libertà relativa in un ambiente chiuso come una sede scolastica. «Gli allievi si muovono, hanno altre materie e quindi parlano di te, anche coi colleghi, e poi si vede quello che produci, il risultato nelle note dei ragazzi» osserva per esempio Daniele. Andrea*, un altro docente di educazione visiva da poco in pensione, fa notare che «si devono seguire corsi di aggiornamento pressoché annuali, molto più di qualsiasi altra professione. La nostra è una figura super controllata!». Già, perché poi ci sono i docenti di pratica professionale che supervisionano le matricole al primo anno di docenza; gli esperti di materia che, una tantum, verificano l’attività in classe (con o senza preavviso); la formazione continua, molto più strutturata e controllata di un tempo dopo la nuova legge introdotta nel 2015. 

Genitori sindacalisti?
Non meno problematico sembra l’atteggiamento sempre più critico di alcuni genitori verso le valutazioni dei loro figli, ma non solo. «Docenti sviliti e genitori in cattedra, il paradosso della scuola al contrario» titolava per esempio La Stampa lo scorso febbraio. Secondo Andrea il docente sarebbe lasciato un po’ troppo solo: «Per un errore, un malinteso, una contestazione, ci si trova a dover rispondere all’esperto di materia, al direttore, al plenum dei docenti, al capo del settore medio eccetera» dice. Le persone a cui dare conto in una professione pubblica come l’insegnamento sono di fatto tante, specie quei genitori sempre più protettivi che sembrano ormai diventati i «nuovi controllori» dei docenti. Una parola di troppo, un gesto mal posto, un voto ritenuto ingiusto e si scatena la furia di mamme e papà. Basti dire che in Ticino reclami e ricorsi dei genitori contro le valutazioni dei loro figli sono in aumento: lo confermava a liberatv.ch Manuele Bertoli, direttore del DECS. Un grattacapo non da poco. 
Gianni*, 44enne professore di storia, vede chiaramente le conseguenze: «Se sei troppo severo vuol dire avere problemi coi genitori, così certi colleghi sono molto generosi per evitare dei ricorsi». Non sappiamo quanto ciò sia diffuso, ma non è possibile escludere che accada, purtroppo a discapito di una corretta valutazione delle competenze dell’allievo. Lo stesso accade, secondo Claudio, quando si assiste a certi comportamenti dei ragazzi: «Se un allievo tira un pugno a un altro, io scrivo e telefono a casa, ma il genitore mi dice ‘che vuole che sia? Sono ragazzi!’. E se per caso cerco di applicare una sanzione disciplinare, la reazione del genitore è quella di difendere sempre e comunque a spada tratta il ragazzo». La frustrazione è palpabile. Secondo Daniele «ci sono dei genitori un po’ arroganti, magari molto possessivi verso i figli, oppure un po’ ‘ignoranti’ rispetto al loro ruolo di genitore». Ci narra un caso puntuale: una madre che, per i problemi scolastici del figlio, aveva chiesto che venissero puniti anche altri compagni di classe. «Le ho dovuto spiegare come funziona la scuola e fino a dove arrivano le nostre responsabilità» dice Daniele. Per Gianni invece non c’è nulla di peggio di quei genitori che «vogliono anche spiegarmi perché non faccio questo oppure quello nella mia materia; ma io non dico come si fa la madre, quindi non mi s’insegni come si fa il mio mestiere!». Genitori in cattedra, appunto: sarà sempre peggio? 

Gli allievi problematici
A mettere in crisi i professori, soprattutto i più giovani e meno sperimentati, sono in particolare gli allievi cosiddetti «problematici» o «ingestibili». La scuola ticinese ne accoglie molti, specie le sedi urbane. Sono ragazzi con alle spalle molto spesso disagi familiari, personali, un passato migratorio, che li portano a manifestare «comportamenti non attesi o divergenti», afferma il DECS in una scheda, e per cui le «strategie di contenimento (...) non si rivelano sufficientemente efficaci». Persino alle scuole elementari. È di dicembre lo sfogo di una docente riportato da tio.ch: «Noi docenti spesso siamo abbandonati a noi stessi» ha detto riferendosi ai problemi con un’allieva ingestibile. Insomma, è davvero così? E perché? 
Di fatto l’armamentario della scuola appare già oggi enorme tra sanzioni, sospensioni, sostegno pedagogico, educatori, «zone cuscinetto», differenziazione curricolare, «progetti educativi personalizzati (PEP), «progetti di unità scolastica differenziata» ecc. Eppure non sembra più sufficiente. «In una sede ho avuto diversi casi difficili in prima media e lì, quando hanno 11-12 anni, è tosta» ammette Daniele. «C’era un undicenne veramente problematico che non stava coi genitori ma in un istituto. Aveva un comportamento ingestibile, prendeva a pugni il muro, ti gridava addosso ecc. Ho dovuto capire i miei limiti come docente e questo chiaramente ti mette un po’ in crisi, è un po’ frustrante». 
Gianni rammenta il caso di una sua ex allieva: «Non ho le competenze per dirlo, ma sono convinto che avesse dei problemi psichiatrici. In classe era ingestibile. Per richiami e interventi fuori luogo il 40-50% del tempo di una lezione era dedicato solo a lei! La soluzione sarebbe un accompagnamento molto più individualizzato, ma con quali fondi?». Già. Inoltre di fronte a questi casi, talvolta anche gravi, è legittimo chiedersi dove si deve spingere il ruolo educativo dei docenti.

Scontri tra colleghi 
Come se non bastasse anche la scuola è un’organizzazione fatta di persone e di personalità, che non sempre vanno d’amore e d’accordo. Senza contare le divergenze tra teorie, ideologie e correnti di pensiero, siano esse più politiche o più pedagogiche. «Si dà per scontato che ci sia collaborazione coi colleghi, ma ci sono sempre tensioni» sostiene Gianni, riferendosi in particolare ai consigli di classe o ai plenum docenti. «Si creano dei clan, ci si ignora l’un l’altro e dopo ci si scontra: io l’ho visto in molte sedi. Mi è successo per dei ragazzi con dei disturbi specifici di apprendimento (come la dislessia, ndr) per cui vengono approvati dei PEP: alcuni colleghi li applicano in modo scrupoloso, altri no, se ne fregano» afferma. «Ognuno di noi si reputa un professionista e il suo metodo ogni tanto va a cozzare con quello degli altri, specie per la metodologia di gestione degli allievi difficili» gli fa eco Claudio. 
La scuola ticinese è laica, lo dice la legge nella definizione della scuola pubblica: «L’insegnamento è impartito (…) nel rispetto della libertà di coscienza» (art. 1). Eppure l’eterogeneità delle sedi, dei contesti e di chi vi insegna creano talvolta piccole o grandi frizioni. Andrea ricorda addirittura il caso di quando si dovevano fabbricare presepi o alberelli di Natale: «Mi rifiutai categoricamente e andai in conflitto con il Collegio docenti, ricordando la laicità della nostra scuola e la multiculturalità» dice. Ma sembrano essere i voti e le valutazioni degli allievi il vero terreno minato tra colleghi, persino quando non contano per la media finale come la «nota di condotta». 
È quanto accadrebbe secondo Gianni: «Se un docente tendenzialmente rigido alla fine della quarta media dà molti sei in condotta, gli altri docenti di classe vorranno rifare il Consiglio di classe per rivalutare quello o quell’altro loro allievo!» sbotta. E così partono discussioni infinite, anche perché il fiato dei «genitori sindacalisti» è sempre sul collo. Normale, dirà qualcuno, ma c’è da chiedersi se tutta questa eterogeneità di pensieri, decisioni, pratiche e rivalutazioni faccia davvero il bene dell’allievo e della società, o piuttosto rifletta soltanto l’ego e l’individualismo del singolo insegnante. 

Chi getta la spugna
Poiché la società cambia anche la scuola dovrebbe cambiare, ma non è sempre così. E tanto meno sembra essere la scuola a cambiare la società, ma tant’è. Non sorprende però più di tanto che di fronte alle crescenti difficoltà vi sia un «progressivo aumento» delle «dimissioni» dal ruolo di insegnante già a partire dalle scuole elementari. In quelle professionali il 20% dei docenti cessa l’attività perché si licenzia. Sono le statistiche del DECS per i periodi, rispettivamente, 2009-2013 e 2009-2012. 
Uno dei motivi secondo Daniele sarebbe l’età troppo precoce con cui si comincia a insegnare: «Più si è giovani e freschi di abilitazione più è difficile. È come essere ancora un allievo che, tutto d’un colpo, cambia ruolo e si ritrova dall’altra parte» afferma. Secondo lui e Gianni sarebbe meglio insegnare con un po’ di esperienza di vita e professionale alle spalle, e non freschi di laurea e di abilitazione. Un tema che sarebbe da approfondire, ma il progetto «LINEA» conferma queste difficoltà: «L’entrata effettiva nella professione è sovente accompagnata da difficoltà in diversi ambiti», come quella «da parte dei neodocenti di gestire la classe». Mancano magari autorevolezza, carisma, attitudine eccetera. 
Sembrano aspetti fondamentali, forse più di quanto si pensi, a tal punto che una docente di scienze ci ha scritto la tesi di abilitazione al DFA/SUPSI. Ogni lezione, si legge nel suo testo di dominio pubblico, è una «costante ricerca di autorevolezza» con allievi annoiati, indifferenti, strafottenti. «Mi sembra un supplizio» si sfoga. Anche tra le nostre testimonianze troviamo conferma di questo problema. «Conosco dei casi in cui è intervenuta persino la scuola per far capire che, se quei neodocenti continuavano così, non andava bene. Non è un lavoro per tutti» ci tiene a dire Daniele. 
Anche la richiesta di cambiare sede da parte di un(a) docente può nascondere dei disagi personali e/o professionali, un clima di sede malsano, dei colleghi malvisti. Stando ai dati disponibili del DECS, nel periodo 2003-2010 alle Medie i trasferimenti hanno subìto un’impennata, arrivando a 53 casi solo nel 2009. Nei licei 33 professori hanno cambiato sede solo nel 2012. Non si può nemmeno escludere che persino l’arrivo di un(a) nuovo(a) direttore/direttrice possa generare una specie di «fuggi fuggi»: cambi di sede, persino di livello scolastico. 
Da nostre informazioni capita anche che uno o più allievi ingestibili portino degli insegnanti a richiedere (e a ottenere) il trasferimento di sede, accettando così una sconfitta nel loro ruolo educativo. Insomma, se la scuola non è più quella di una volta, forse non lo è più nemmeno l’insegnamento? Poiché il problema non è solo scolastico, sindacale o professionale, ma riguarda la società nel suo insieme, andrebbe forse indagato meglio di quanto non lo si stia facendo oggi. 

LINEA
Un aiuto ai docenti: "Siamo contattati regolarmente"
Secondo il rapporto “Lavorare a scuola” (SUPSI, 2017) il 20% dei docenti di scuola media, licei e scuole professionali (circa 700 unità) prova “insoddisfazione” per il lavoro, le condizioni, i rapporti coi colleghi o coi direttori. Una percentuale che viene definita “non irrilevante”. Nel rapporto “Resilienza degli insegnanti della formazione professionale” (IUFFP, 2016) si parla invece di un 23% (circa 340 unità) di prof “fragili/a rischio” con “parecchie/molte difficoltà”, “bassi livelli” di competenza percepita, di fiducia nelle proprie capacità e che hanno già pensato “saltuariamente/spesso” di cambiare lavoro. Facendo due somme in base al censimento docenti 2010 significa che ogni giorno, senza contare le scuole comunali, entra in aula demotivato quasi un migliaio di insegnanti.
È proprio a questi e altri problemi che il progetto “Linea - Sostegno ai docenti in difficoltà”, lanciato dal DECS nel 2011, intende rispondere. 11 su 14 misure sono già state avviate nei seguenti ambiti: “sensibilizzazione, informazione e formazione; ricerca; alternative professionali; rete di supporto”. Sugli esiti e lo stato attuale del progetto c'è parecchio riserbo. 
Le responsabili Paola Maeusli Pellegatta, esperta di ingegneria della formazione continua, e Carlotta Vieceli del Servizio di sostegno psicologico per docenti, ci hanno detto soltanto che il servizio “LINEA” è contattato “regolarmente” da docenti e direttori “di ogni ordine e grado senza differenze in base al genere”.
Ma quanti sono? Quanti anni hanno? Questi sono “elementi interni e confidenziali” dato che “siamo in una fase ancora sperimentale”, spiegano le due esperte del DECS. Ai docenti che per ragioni di salute non ce la fanno più si offre, dicono, un “ricollocamento all’interno dell’amministrazione cantonale”. Non è però dato sapere in quale ambito. Infine dei “tutor” per giovani docenti (con meno di cinque anni di esperienza) sono già presenti in una “decina di sedi (medie, licei e scuole professionali)” ma “in maniera non valutativa e non legata alle singole materie”. Per maggiori informazioni: https://www4.ti.ch/decs/linea/linea

NOTE: * Nome di fantasia. Le vere identità delle persone coinvolte sono note all'autore dell'articolo.

 

 

 

Guarda tutte le 5 immagini
© Regiopress, All rights reserved