ULTIME NOTIZIE Ticino7
Ticino7
1 gior

Le corde (distorte) dei The Heads

Nel ventennale di un disco tutto da riscoprire, ancora oggi il quartetto di Bristol rappresenta un illuminante esempio di neopsichedelia “evoluta”
Ticino7
1 gior

James Taylor che fermò il tempo in ‘Hourglass’

Venticinque anni fa, un american standard prima di ‘American standard’, un libro aperto premiato con due Grammy, uno dei quali al Miglior album pop.
Ticino7
2 gior

Chi li ascolta? I giovani, l’attivismo e certi ‘fastidi’

Per alcuni sono degli ‘sdraiati’ (titolo di un fortunato romanzo di Michela Serra). Per altri delle menti manipolate. Ma loro, i ragazzi, che ne pensano?
Ticino7
2 gior

Fabiano Bevilacqua e le strade dell’arte

"Ne demande pas ton parcour a quelqu’un qui le connaît: tu risquerais de ne pas te perdre" (Nachman di Breslov; 1772-1810)
Ticino7
2 gior

Michael Jackson. ‘Thriller’: 40 anni di un album killer

Impossibile in questo fine 2022 non celebrare l’album più venduto della storia. L’occasione per ricordare come nacque e in quale contesto musicale maturò
Ticino7
2 gior

Extraterrestre portami via (quarant’anni di E.T.)

Dal genio di Spielberg, figlio di separati, e dalle mani di Carlo Rambaldi, fabbricante di mostri. Storia dell’alieno buono amato da tutti (o quasi)
Ticino7
3 gior

Scisma. Rock italiano senza il rimmel (o altri trucchi)

Quanto tempo deve passare per poter emettere un giudizio minimamente obiettivo sulla qualità di un disco? Nel caso di ‘Rosemary Plexiglas’ 25 anni bastano
Ticino7
3 gior

Er Thrilleraro e l’artri ‘Immortacci’

Perché, se non vedete l’ora di rivedere gente famosa di cui (in qualche modo) si sono perse tracce e corpi, dovete solo andare a Roma, eh
Ticino7
1 sett

La pigna: simboli, significati, leggende e atmosfere natalizie

Con un po’ di fantasia e un pizzico di manualità questi elementi vegetali, raccolti per tempo nel sottobosco, possono dare vita a suggestive decorazioni
Ticino7
1 sett

Natale in giallo. E per le feste un bel caso da risolvere...

‘Ero andato a trovare il mio vecchio amico Sherlock Holmes due giorni dopo Natale, con l’intenzione di fargli gli auguri per le festività...’
Ticino7
1 sett

Il Natale visto da Milco Margaroli

"In una Svizzera sempre più secolarizzata" è importante riscoprire le radici cristiane. Che sono alla base di molti momenti di festa nei quali riflettere
Ticino7
1 sett

Quelli mai contenti (nemmeno sotto le feste)

"È Natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti..." (Charles Bukowski, 1920-1994)
Ticino7
2 sett

I “fiati" e i respiri di Giulia Genini

Un amore nato alle Elementari e che deve aver fatto felici i suoi, visto che a casa non faceva che soffiare e soffiare. Poi le cose si sono fatte serie...
Ticino7
2 sett

Pensiero magico. La vita e la potenza dei simboli

"Ci sono buoni motivi per pensare che, nell’evoluzione del pensiero, la religione sia successiva alla magia" (J.G. Frazer)
Ticino7
2 sett

Il vocabolario di Putin è al passato

Con l’Occidente satanista e la Russia storica si spiega la guerra. Partendo da un saggio di Bengt Jangfeldt, alcune riflessioni sulla tragedia ucraina
Ticino7
2 sett

Qatar 2022: due o tre cose sui Mondiali

Nel grande dilemma etico che grava sulla manifestazione sportiva, c’è davvero da sentirsi come il figlio di un dentista dentro un negozio di dolciumi
Ticino7
2 sett

La scaramanzia e altri gesti per sopravvivere (al peggio)

Ha scritto Alejandro Jodorowsky: ‘Essere razionali è bene, ma essere soltanto razionali è una lebbra, una peste, una malattia’. Uomo avvisato...
Ticino7
3 sett

I Modern Lovers nel tunnel del tempo

Un disco apparso nel 1976 ma scritto almeno mezzo secolo fa. Tanto elementare quanto “moderno”, diventato un classico da ascoltare (almeno una volta)
Ticino7
3 sett

L’orto di Gino La Rocca: una metafora sociale

Da oltre 40 anni coltiva un fazzoletto di terra che sovrasta la trincea, all’altezza del ponte tra Lugano e Massagno. Uno vero spazio di ‘resistenza’
Ticino7
3 sett

‘Prima il formicolio alla lingua, poi la bocca resta aperta’

Il racconto di Sheila, Spohie e Nadia, tre donne che la borreliosi l’hanno vissuta (e la vivono) sulla loro pelle
Ticino7
3 sett

Piccole, indesiderate e fastidiose. Ma anche pericolose

Borreliosi ed encefaliti: i pericoli delle morsicature di zecca. Merlani: ‘Ma Ticino (con Ginevra) è il solo cantone a non essere zona endemica’
Ticino7
3 sett

Ecco il Balestruccio (prima che sia troppo tardi)

Nei mesi freddi se ne va al caldo, in quelli più miti nidifica anche nel nostro cantone. Che – pure per questa specie – è diventato un luogo poco ospitale
03.11.2022 - 17:56
Aggiornamento: 08.11.2022 - 10:51

Disavventure latine. Messico 6: Real de Catorce

Solo, a bordo di un Willy, una di quelle jeep che sembrano uscite da un cartone animato, verso un quasi-villaggio fantasma in mezzo al deserto

di Roberto Scarcella
disavventure-latine-messico-6-real-de-catorce
© Roberto Scarcella
+8

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione

Avevo comprato il biglietto aereo per il Messico nel febbraio di due anni fa. La partenza era fissata il 17 marzo 2020 da Genova. Sono atterrato all’alba del 6 aprile di quest’anno, una pandemia e quindici ore dopo essere decollato da Zurigo. Nel frattempo, insieme all’aeroporto di partenza, sono cambiati sia il luogo in cui vivo che il mondo. E, a suo modo, pure il Messico. Non so come fosse prima, ma ho un mese di tempo per illudermi di capire com’è ora. (Sesta puntata)

"Scusa, ma qui piove spesso?". "Lavoro qui da quattro mesi e non avevo praticamente mai visto piovere. E non avevo mai visto la grandine". Così mi risponde il gentile receptionist dell’albergo vedendomi zuppo dopo aver attraversato il paesino a piedi sotto l’acqua. Real de Catorce è un quasi-villaggio fantasma in mezzo al deserto, a nord di Città del Messico, ma a sud di Monterrey, da dove è iniziato il mio viaggio della speranza finito nella grandine. Sulla mappa può sembrare un villaggio come un altro, difficile da raggiungere per il fatto che non si trova su una strada principale, ma il suo problema è che praticamente non si trova su nessuna strada. Da ovest si può raggiungere – dopo un viaggio lungo, scomodo e costoso – solo a bordo di un Willy, una di quelle jeep che sembrano uscite da un cartone animato. Da est, che è da dove arrivo io, c’è una galleria talmente stretta – chiamata tunnel dell’Ogarrio – che a malapena passa un mezzo per volta. Essendo il tunnel lungo più di due chilometri, l’unico modo per attraversarlo è affidarsi alle due persone sedute ai due ingressi che regolano il traffico via walkie-talkie.

Per arrivare a Real de Catorce bisogna prima cambiare a Matehuala, uno di quei posti che sembra esistere solo per smistare viaggiatori (e dove le persone sembrano tutte comparse di un film), nel mio caso in un pulmino dove dovremmo salire in una quindicina, ma siamo almeno dieci di più. La prima cosa che pensi è che servirebbe un pullman più grande; la prima cosa che pensi quando vedi il tunnel dell’Ogarrio è che, da lì in poi, con il pullman più grande non arriveresti a destinazione.


© Roberto Scarcella

Il caffè del minatore

Chi c’era stato prima di me mi assicurava che ne sarebbe valsa la pena, visto che avrei potuto fare escursioni in mezzo al deserto. Ma il terreno, infradiciato, non permette neppure alle jeep di arrivare nei punti più belli e panoramici, quelli in cui alcuni visitatori (a quanto pare molti, se non quasi tutti) fanno poi uso di peyote, il fungo dalle qualità allucinogene che i locali chiamano da sempre "cibo degli dei". Il peyote non lo volevo, ma il deserto sì. Intanto gironzolo per il paese, in attesa che il terreno si asciughi. Il mio hotel si chiama Mesón de la Abundancia ed è un piccolo gioiello in pietra dell’Ottocento - quando a Real de Catorce si estraeva l’argento, ci vivevano 70mila persone e si progettava una ferrovia che non arrivò mai - riaperto nel 1995 da uno svizzero, Thomas Peter, e dalla moglie messicana Petra. Davanti c’è il Realbucks café, che è la copia operaia e non autorizzata di Starbucks, con al centro il disegno di un minatore. Le strade sono tutte un continuo saliscendi e l’altura ti fa continuamente perdere il fiato, però tutt’intorno sembra un film (ma senza comparse , rimaste tutte a Matehuala).

In hotel mi dicono che nel weekend c’è il pienone, ma in settimana, per di più dopo una botta di pioggia inattesa, non c’è praticamente nessuno. Passeggio, entro in una chiesa col vecchio pavimento in legno, compro una cosa che sembra una torta, ma sa di pane, bevo una birra del posto chiamata "El Porvenir" nel locale gestito da un italiano, rientro in hotel per cenare e infine concludo la serata nel solo locale apparentemente aperto, un saloon chiamato "Billar Saldaña" dove gli unici due divertimenti sembrano essere una partita di calcio in una minuscola tv che dimostra cinquant’anni o, appunto, i due biliardi che occupano il salone. Quando entro mi guardano tutti male, ma dopo un po’ la situazione migliora e mi ignorano: ci sono calendari con donne mezze nude, poster di gente in bicicletta, una tv più grande e moderna, ma spenta, la proposta di un provino per un film stampata in caratteri disordinati e un cartello che dice: "Brad Pitt è stato qui". Ed è vero: a Real de Catorce, infatti, hanno girato The Mexican, ma prima ancora alcune scene di Puerto Escondido e Il tesoro della Sierra Madre.


© Roberto Scarcella


© Roberto Scarcella

Un canestro senza giocatori

Resto un altro po’ e guardo chi gioca a biliardo accanto a un bambino che avrà sì e no dieci-dodici anni e che a un certo punto si accende una sigaretta nonostante fuori ci siano due scritte: divieto di fumare, divieto d’ingresso a chi ha meno di 18 anni. Nessuno ti parla (strano, in Messico, dove in ogni bar c’è sempre qualcuno pronto ad attaccar bottone), nessuno ti chiede se vuoi un’altra birra, nessuno ti dice niente nemmeno se insisti a fotografarlo: fino a farti pensare che il fantasma sei tu, non il villaggio. Il mattino dopo riesco a organizzare un’escursione su un Willy. Con me c’è una coppia di Monterrey, Ilda e Carlos: stanno festeggiando i 35 anni di matrimonio e sembrano una coppia che un giorno ha deciso di amarsi per poi non smettere più. Lei gli sistema il collo della giacca a vento, lui la guarda e sorride, scherzano continuamente tra loro, con me e con l’autista: mostrano sincera curiosità per ogni cosa gli viene detta e si premurano di togliertela, con gentilezza, se ne hai una tu. Finiamo in un villaggio totalmente abbandonato, creato da un uomo che aveva pensato in grande, ma nel mentre si era rovinato tra donne, vizi e gioco d’azzardo. Di quel che poteva essere resta solo un campo da basket abbrustolito dal sole e l’insegna di un bar, "L’aquila e il serpente" , gli stessi che compaiono sulla bandiera del Messico. Quando rientriamo, dopo una visita alla vecchia miniera, ho giusto il tempo di salutarli, perché mi aspetta il pulmino che mi riporterà a Matehuala e da lì verso sud. Vorrei proseguire direttamente per Guanajuato o San Miguel de Allende, decantate perle turistiche della regione, ma gli incastri degli orari dei bus non me lo permettono. Andrò a San Luis Potosí: una città che non promette niente, e dove quindi - casomai - sarà facile stupirsi.


© Roberto Scarcella

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved