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Natale in giallo. E per le feste un bel caso da risolvere...

“Ero andato a trovare il mio vecchio amico Sherlock Holmes due giorni dopo Natale, con l’intenzione di fargli gli auguri per le festività...”
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Il Natale visto da Milco Margaroli

"In una Svizzera sempre più secolarizzata" è importante riscoprire le radici cristiane che sono alla base di momenti di festa e ma anche di riflessione
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Quelli mai contenti (nemmeno sotto le feste)

"È Natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti..." (Charles Bukowski, 1920-1994)
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I “fiati" e i respiri di Giulia Genini

Un amore nato alle Elementari e che deve aver fatto felici i suoi, visto che a casa non faceva che soffiare e soffiare. Poi le cose si sono fatte serie...
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Pensiero magico. La vita e la potenza dei simboli

"Ci sono buoni motivi per pensare che, nell’evoluzione del pensiero, la religione sia successiva alla magia" (J.G. Frazer)
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Il vocabolario di Putin è al passato

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Qatar 2022: due o tre cose sui Mondiali

Nel grande dilemma etico che grava sulla manifestazione sportiva, c’è davvero da sentirsi come il figlio di un dentista dentro un negozio di dolciumi
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La scaramanzia e altri gesti per sopravvivere (al peggio)

Ha scritto Alejandro Jodorowsky: ‘Essere razionali è bene, ma essere soltanto razionali è una lebbra, una peste, una malattia’. Uomo avvisato...
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I Modern Lovers nel tunnel del tempo

Un disco apparso nel 1976 ma scritto almeno mezzo secolo fa. Tanto elementare quanto “moderno”, diventato un classico da ascoltare (almeno una volta)
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L’orto di Gino La Rocca: una metafora sociale

Da oltre 40 anni coltiva un fazzoletto di terra che sovrasta la trincea, all’altezza del ponte tra Lugano e Massagno. Uno vero spazio di ‘resistenza’
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‘Prima il formicolio alla lingua, poi la bocca resta aperta’

Il racconto di Sheila, Spohie e Nadia, tre donne che la borreliosi l’hanno vissuta (e la vivono) sulla loro pelle
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Piccole, indesiderate e fastidiose. Ma anche pericolose

Borreliosi ed encefaliti: i pericoli delle morsicature di zecca. Merlani: ‘Ma Ticino (con Ginevra) è il solo cantone a non essere zona endemica’
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Ecco il Balestruccio (prima che sia troppo tardi)

Nei mesi freddi se ne va al caldo, in quelli più miti nidifica anche nel nostro cantone. Che – pure per questa specie – è diventato un luogo poco ospitale
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Disavventure Latine. Messico 7: San Luis Potosí

Io a San Luis Potosí non ci volevo proprio andare. Ho provato in tutti i modi a evitarla, aggirarla, superarla senza nemmeno guardarla... Tutto inutile
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L’uomo parassita in un mondo sempre più caldo

Scriveva Plinio Martini: “Il nostro è un maledetto paese che d’estate ti rompe le giunture e d’inverno ti lascia con le mani in mano". 50 anni fa, però
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Kunsertu, fra Messina e il Maghreb a ritmo di pop-raï

Dal paginone della musica, sezione ‘Dischi dal retrobottega’, immersioni musicali siciliane no-mainstream
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Daniela Baiardi, la libertà di creare

Artista, storica dell’arte, studentessa e nuova responsabile della comunicazione per Visarte-Ticino
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Ballenberg, metti una ‘festa delle feste’ in un museo vivente

Cronaca di una full immersion a 360 gradi nell’essenza stessa della cultura con la bandiera rossocrociata
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A proposito del Torcicollo...

È un uccello migratore che soggiorna alle nostre latitudini tra aprile e settembre e sverna nelle savane africane
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Senza Jethro Tull, l’agronomo inglese che la inventò, non ci sarebbe stato il gruppo britannico, che dello stesso s’impiantò il nome
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‘Di tutto un pop’: Jethro Tull, le visioni del pifferaio magico

Un pubblico fedele al quale, nei decenni, si sono aggiunte seconde e terze generazioni pronte al richiamo dei tour e delle atmosfere sospese nel tempo.
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‘Riesco a mantenere un equilibrio interiore e a non sentirmi spaesata’, grazie alla creatività che trasforma ogni suo giorno in qualcosa che ‘le risuona’
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Le ‘cattive ragazze’ vanno (anche) in bicicletta

Brevi note dal primo Campionato afghano femminile di Aigle, Canton Vaud. Perché le cose più importanti non sono solo le parole della vincitrice
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Acque sporche. Se l’inquinamento si fa liquido

Laghi, fiumi, riali contaminati. Sotto accusa industrie, aziende, cantieri, agricoltura. E Berna critica le pene troppo blande applicate nei cantoni…
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Quando ‘l’arte’ della bestemmia la si coltiva sin da piccoli

"(...) imprecare è un piacere per tutti i poveri diavoli - c’è una piccola ebbrezza di potenza" (da ‘Il crepuscolo degli idoli’, F. Nietzsche, 1888)
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‘Ascolta, l’ho scritta per te!’. ‘No grazie... cantala tu’

La legge del successo dice che a volte basta una canzone a cambiare una carriera, o ad avviarla. Sempre se si è in grado di guardare lontano
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Alla ricerca del tempo perduto, previsioni meteo incluse

I ricordi ci portano alle stagioni dell’infanzia. Le letture, spesso, al tempo meteorologico “com’era una volta”: quante speranze abbiamo di ritrovarlo?
01.10.2022 - 15:33

Disavventure Latine. Messico: l’ultimo cenote

Tutti a dirmi “vai a fare il bagno in un cenote”. E io ci sono andato, non in uno, ma in quattro. Che cosa sono mo’ ve lo spiego (per chi non lo sapesse).

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© R. Scarcella
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Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione

Avevo comprato il biglietto aereo per il Messico nel febbraio di due anni fa. La partenza era fissata il 17 marzo 2020 da Genova. Sono atterrato all’alba del 6 aprile di quest’anno, una pandemia e quindici ore dopo essere decollato da Zurigo. Nel frattempo, insieme all’aeroporto di partenza, sono cambiati sia il luogo in cui vivo che il mondo. E, a suo modo, pure il Messico. Non so come fosse prima, ma ho un mese di tempo per illudermi di capire com’è ora. (Quinta puntata)

I cenotes sono delle pozze d’acqua sotterranee, circolari e naturali che, viste sul mondo patinato, aggiustato e filtrato di Instagram, sembrano il posto dove si fa il bagno in Paradiso. Poi la realtà è un’altra cosa, come sempre. Me ne accorgo prima ancora di arrivare al primo cenote, quando noleggio la bicicletta in un negozietto scalcagnato di Valladolid, luogo strategico, colorato - e bellissimo - nel mezzo della penisola dello Yucatan. La bici che mi propongono costa pochi pesos, talmente pochi che quando la vedo mi viene da chiedere se il prezzo è così basso perché devo montarmela da solo. È praticamente un ammasso di ferraglia di consistenze e larghezze diverse saldate da qualcuno che mentre faceva il lavoro guardava da un’altra parte. Ci sono anche le ruote e un sellino, quindi tecnicamente è una bicicletta. Devo fare solo pochi chilometri, e allora perché no?


© R. Scarcella

Dentro la discarica

Il navigatore mi suggerisce di tagliare per una strada sterrata e io obbedisco. A un certo punto mi ritrovo all’interno della più grossa discarica in cui abbia mai messo piede (anche perché di solito non vado in giro per discariche): ai due lati della strada ci sono montagne di rifiuti e pure qualche simil-avvoltoio che rovista in cerca di qualcosa di commestibile. L’odore è quello che si può immaginare, ma non lo sto immaginando, ce l’ho nel naso, in bocca. Penso di aver sbagliato strada, ma mentre faccio dietrofront una ragazza su uno scooter mi ferma e mi dice che se sto cercando il cenote Oxmán la strada è quella giusta. Lei ci lavora, sta andando proprio lì e posso seguirla. Quindi pedalo su una bicicletta che pesa più o meno quanto me, devo tenere il passo di uno scooter in un pomeriggio afoso dello Yucatán e non posso respirare più di tanto, lì in mezzo.
Pochi minuti dopo appare l’hacienda che gestisce il cenote, con bar, ristorante, lettini sul bordo di una piscina artificiale e anche il buco con il cenote dentro, parzialmente illuminato dal sole. Vedere dall’alto la gente che fa il bagno in quella pozza azzurra ti invoglia. Alla cassa però avvisano che tra mezz’ora arriverà un gruppo di 150 persone, quindi posso solo sbrigarmi o andarmene se non voglio fare il bagno pigiato tra la folla come in un disegno di Mordillo: mi sbrigo, infilo le mie cose in un armadietto e imbocco le scale, scivolosissime, che mi conducono al cenote. Il giubbotto salvagente è obbligatorio e anche l’uso della doccia e del gel disinfettante prima di entrare: insomma, ti controllano. L’atmosfera è quella di un acquapark sotterraneo, schiamazzi, urla, gente che si lancia da una specie di liana posta sopra a un trampolino. Mi tuffo e l’acqua non è così azzurra ed è pure fredda: sono in un posto raro, speciale e anche bello eppure, con strane formazioni rocciose da film fantasy; eppure dopo mezz’ora me ne vado e non per colpa dei 150 in arrivo, che tra l’altro nemmeno incrocio.


© R. Scarcella

Pipistrelli inclusi

A una manciata di chilometri ci sono altri due cenote, lo Dzintup e lo Xheken: uno accanto all’altro, vado, e questa volta il pericolo non sono i miasmi di una discarica, ma auto e camion che sfrecciano su una strada in cui i limiti di velocità paiono non esistere. Quando arrivo nel primo dei due cenote, lo Dzintup, mi accorgo che l’unica parte gestita con cura è quella dove incassano i soldi, per il resto situazione sanitaria è carente, ti danno il giubbotto di quello che è appena uscito dall’acqua, non esiste gel disinfettante e la doccia sarebbe richiesta (ma nessuno controlla). Inoltre è talmente lontana che forse farei prima a farla in albergo.
Il cenote è buio, con pesci chiaramente depressi e un odore di umido che ti penetra nel naso: non è la discarica, ma non è nemmeno tutto questo passo avanti. Venti minuti lì dentro e sono già diretto al cenote accanto, aspettando qualcosa di meglio e trovando di peggio: il luogo è ancora più buio e più umido, con l’acqua salmastra piena di pipistrelli, per chi volesse ammalarsi senza passare per intermediari. Sembrano le terme del conte Dracula, con un fascino a dir poco sinistro. Rientro a Valladolid per una birra e finisco a La Joyita, un bar di paese con un mini-concerto mariachi sulla porta in cui, tra le risate dei presenti, vengono storpiati brani celebri con oscenità varie.


© R. Scarcella

Snorkeling da fiera

Il giorno dopo arrivo a Tulum convinto di rimanere abbagliato dal Gran Cenote, meta imperdibile, a quanto pare, e di un blu accecante stando ai depliant e agli Instagram altrui. Anche lì arrivo in bicicletta, una bicicletta vera, e scopro che l’ingresso costa 25 dollari, una cifra abnorme per il Messico, cinque volte più delle rovine di Palenque, quanto le maestose piramidi di Chichén Itzá. Prima della pandemia costava un terzo. Entro e il gran cenote non è né così grande né così blu. A un certo punto mi convinco di essere stato fregato, magari da un cartello messo lì per ingannare e deviare in questa conca i più distratti prima che arrivino al vero Gran Cenote. Invece è proprio lui. Mi preparo per fare snorkeling, ma i pesci sono pochi e per nulla colorati, le strombazzate tartarughe con cui "puoi nuotare" sembrano appena più cresciute di quelle che ti mettono nei sacchetti delle fiere, e boh, sarò io che non capisco. Anche qui rimango molto meno del previsto. A onor del vero, per chi fa immersioni pare siano dei paradisi incantati. Ma il punto di domanda resta. Faccio anche due foto dall’alto per fingere che tutto sia stato bello come su Instagram. Funziona.


© R. Scarcella

Nuotare in un frappè

Decido infine di andare a fare snorkeling in mare, ma non va molto meglio: ammassi di alghe fastidiose, i "sargasos", intorbidiscono l’acqua. Fare snorkeling qui è come provare a vedere qualcosa stando dentro un gigante frappè alla vaniglia. Incrocio alla fine un barracuda che pare sorpreso quanto me di vedere finalmente qualcuno. A Puerto Morelos riprovo, ma è di nuovo tutto lattiginoso. Quando il mare si apre un po’ - come un cielo azzurro che compare quando il vento sposta d’improvviso le nuvole - incrocio finalmente un paio di tartarughe giganti e perfino quello che sembra un campionario di razze su misura, tutte di taglie diverse. È ora di asciugarsi, prendere l’aereo e andare al nord.


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