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“Sono vigliacchi, hanno riempito l’universo di frastuoni ma si sgomentano al ramingo ululato, il mio solo, naturale e condannato verbo”
14.05.2022 - 20:30
di Giovanni Luise

Se volevo essere un riempimento di vuoti nascevo stucco

Perché è così difficile per le persone percepire la differenza tra essere disponibili ed essere a disposizione?

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione

Siete abituati a essere sommersi da frasi del tipo "com’è facile aprirsi con te" oppure "hai questa capacità di ascoltare che non ha nessun altro", o ancora "solo in tua presenza riesco a essere davvero me stessa/o"? Bene, allora sarete perfettamente consapevoli di quanto sia labile la linea di demarcazione tra l’essere una persona empatica e il trasformarsi in una spugna emotiva. Dicono che chi ti cerca, ti vuole. Ed è vero. Però poi c’è chi ti cerca solo perché vuole qualcosa. Non è esattamente uguale. Tutti dovremmo provare la straordinaria gioia dell’essere immersi in rapporti "speciali". Con tale termine si intende, per esempio, una relazione tra due persone innamorate per davvero, l’affetto sincero tra amici fraterni, rimanere coinvolti in quei legami che nascono senza alcuna spiegazione, o ritrovarsi a vivere sintonie immediate che si ribellano alla ragione.

Apro o non apro (la porta)?

Ciò che rende potenti tutte queste alchimie è la presenza costante di due fattori: l’unicità e la reciprocità. Il rapporto, cioè, deve essere percepito unico nel suo genere e deve essere vissuto come tale da entrambe le parti. Se viene a mancare uno di questi due elementi, forse l’unica cosa veramente speciale che c’era nel rapporto… eri tu (oppure l’altro, dipende da chi si aggrappa a chi).
Se mescoli insieme l’acqua e la farina ottieni il pane, ma se metti insieme la farina con la farina non ottieni altro che farina. Occorre sempre trovare l’ingrediente giusto che ti valorizzi, perché viviamo tutti con il grande desiderio di essere rimpianti ma la nostalgia va meritata, e di certo non sentiremo la mancanza di chi ci ha utilizzato come cestini dove poter buttare le proprie cartacce emotive.
Usare le cose e amare le persone. Perché la maggioranza inverte quest’ordine di fattori? È al di là di ogni ragionevole dubbio che se ci troviamo coinvolti in un legame non equilibrato la colpa è anche nostra, perché quando colui che scopriremo poi in futuro essere uno sfruttatore emotivo bussa alla porta, entra solo se lo invitiamo e lo facciamo accomodare. In casa o dentro di te, il principio è sempre quello: non possono averti se non sei tu ad acconsentirne l’ingresso. Per quanto abbia dimostrato tutta la sua abilità nell’essere in grado di creare un razzo e andare su Marte, l’uomo ha evidenti margini di crescita nella gestione dei propri atteggiamenti e concetti come quello di "altruismo" spesso rimangono solo belle teorie.


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Avere tempo vs avere voglia

È inutile girarci intorno, la maggior parte di noi fa un’enorme fatica a donare. "Ricevere" lo diamo per scontato anzi quasi per dovuto, ma "dare" non è nelle nostre corde e quando lo facciamo spesso dietro si cela, in maniera più o meno conscia, un fine utilitaristico. D’altronde siamo abituati a vivere la nostra esistenza in uno stato di perenne insicurezza e nel nostro pauroso mondo personale ci ritroviamo a volere senza prendere, a pensare senza esprimere, a dire di voler bene ma a non riuscire poi mai a dimostrarlo e finiamo per supplicare consigli dimenticandoci di lasciare all’altro la possibilità di poterli esprimere.
Eppure il binomio di comunicazione ce l’hanno insegnato alle elementari e funziona così: quando parla A, ascolta B; e quando è il turno di parlare di B, ad ascoltare è A. Altrimenti chiamasi monologo vomitativo. Capita che, a un certo punto, per quanto pazienti possiamo essere, troviamo finalmente il coraggio di perdere qualcuno (e se lo troviamo è perché evidentemente quel qualcuno non valeva più di tanto), ed ecco che il nostro "ex rapporto speciale" assume l’atteggiamento del cucciolotto abbandonato indossando pure la maschera da super vittima con quell’espressione sorpresa tipica del "ma io non ho fatto niente…". Appunto. Non è che magari è proprio quella la colpa? Non aver fatto niente per rispettare e salvaguardare quell’unicità e reciprocità che tanto sbandieravi? Magari bastava semplicemente esserci quando ad aver bisogno eravamo noi.
Fortunatamente la regola da applicare a tutti i rapporti per capire se c’è corrispondenza è chiara: chi non ha tempo per te, non ha poco tempo. Ha poca voglia. E se alla fine nessuno dei due fa un passo vuol dire che non si ha più voglia di rincorrersi e va bene così, perché per quanto la cornice sia bella vale ben poco se il quadro non ti emoziona più. In fondo basta ricordarsi di tenere strette le persone che al posto del telefono hanno in mano un bicchiere di vino quando stanno con noi.

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