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The Ferragnez e noi (o viceversa)

La serie TV sulla coppia social che più social non si può ci fa passare dal rosicamento alla sorpresa. Più o meno

di Giovanni Luise
the-ferragnez-e-noi-o-viceversa
Keystone

Un crescendo rossiniano del "rosicà interiore", come direbbe l’armadillo coscienza di Zerocalcare, si sviluppa dentro di te appena posi lo sguardo su The Ferragnez, la serie TV sulla coppia social che più social non si può. I due protagonisti, Chiara Ferragni e Federico Leonardo Lucia in arte Fedez, sono giovani, belli, ricchi, intelligenti, furbi, famosi, innamorati e felici. In questo docu-reality, figlio dell’iper-esposizione mediatica dei nostri strani tempi, si narrano le vicende dei due noti imprenditori di successo e della loro esistenza da sogno vissuta in un perenne stato di tracotante agiatezza, condivisa con un affettuoso e sempre disponibile entourage familiare, domestico e lavorativo.

Come fai a non rosicare?

In questo fatato schema narrativo appare tutto così maledettamente perfetto. Osservando questo sfavillante benessere vuoi semplicemente quello che hanno loro e così, come Gollum brama l’anello, anche tu finisci per desiderare ardentemente il collare personalizzato del Bulldog di Chiara con la scritta "Matilda", anche se il cane non ce l’hai e comunque se ce l’avessi l’ultimo nome che gli daresti è proprio Matilda.
Quell’irrefrenabile voglia di far parte del loro cerchio magico genera poi un’ingiusta antipatia verso la coppia social che più social non si può, perché nel susseguirsi delle puntate è oggettivamente evidente come questi due ragazzi siano anche simpatici e proprio per questo motivo finiscano per risultare paradossalmente... ancora più antipatici!
Ma il fastidio che ti assale già durante la sigla iniziale confrontando il loro divano di casa con il tuo, si dissolve completamente quando vedi i protagonisti impegnati nell’ultima cosa che ti aspetteresti da una serie TV che doveva essere l’iconica esasperazione italiana del trash. E invece cosa ti combinano questi due? Affrontano insieme un percorso di terapia di coppia.
Eccolo l’imprevisto del dorato Monopoli. Il rosicamento iniziale automaticamente si trasforma in senso di colpa per averli invidiati perché dietro i loro occhi, sempre più indifesi nel recepire i saggi consigli del terapeuta, non ci puoi leggere altro che il coraggio di una Chiara e un Federico qualsiasi che tentano di aprirsi e confrontarsi emotivamente. Hai detto niente. Affrontano il percorso terapeutico con l’obiettivo di comprendersi meglio, di farsi reciprocamente "del bene", ed è inevitabile sentirli vicini perché quando scopriamo l’anima a qualcuno siamo tutti uguali: fragili e vulnerabili.
Tra loro non percepisci rancore, non senti l’odio della coppia in frantumi. Non si aggrappano a uno specialista con la rabbia di chi oramai considera estinto il proprio amore. Cercano di migliorarsi come coppia provando ad appianare le normali (ed evidenti) divergenze caratteriali, di indole e di mood sentimentale; in questo inaspettato e vivaddio sdoganato contesto, i Ferragnez sono l’identica rappresentazione della canonica relazione in cui siamo invischiati quasi tutti.

Lei contro lui, e viceversa

Lei vuole parlare, lui tende a chiudersi in sé stesso. Lei è espansiva, lui piuttosto introspettivo. Lei ama circondarsi di persone che le vogliono bene, lui la guarda e dice "oh chissà perché ti vogliono tutti bene...". Lei lo stressa con la tipica espressione femminile "facciamo qualcosa dai che palle", lui risponde con l’altrettanto abituale esclamazione maschile "oggi voglio solo cazzeggiare", e rivolgendosi serio al terapeuta aggiunge "io non sento proprio il bisogno di espandere la mia rete di relazioni". Lei straripa di vita, lui cerca di arginarla. Insomma lei è una super positive woman, lui è un mega negative man. Sono l’uno l’opposto dell’altra, eppure si attraggono come un orso (tatuato) va alla ricerca del miele (sdolcinato), riuscendo a ricordarci che non è l’uguaglianza bensì la diversità che crea la meraviglia di una coppia.

Un plauso particolare lo merita Fedez, vero mattatore della serie, perché anche se tu probabilmente non ti rivolgereresti mai alla tua compagna in preda alle contrazioni con l’esclamazione "dai, andiamo a sparare fuori ’sta baby", durante l’arco delle puntate è in grado di sfatare il mito dell’uomo macho che deve essere forte a tutti i costi. Federico non ha la minima paura di mostrare le sue insicurezze e paradossalmente è proprio dalla consapevolezza di questa fragilità che nasce la sua forza. Con gli occhi lucidi ha il coraggio di ammettere che "il più grande nemico di me stesso sono io".
Ecco, cerchiamo anche noi di ricordarci chi è il nostro principale nemico.

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