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05.02.2022 - 17:21
Aggiornamento: 07.02.2022 - 10:09

‘Ottieni quello che hai il coraggio di chiedere’

Chiara Frei, da Cevio in giro per il mondo, e ritorno. Con gli occhi di chi vuol imparare e dire la sua: ma non bastano un paio di spruzzi per far arte

di Natascia Bandecchi
ottieni-quello-che-hai-il-coraggio-di-chiedere
© Ti-Press / Samuel Golay
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Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione.

È nata in Vallemaggia nell’agosto del 1988. Legatissima alla sua famiglia, curiosa per natura ed equipaggiata per apprendere velocemente le lingue, si mette in saccoccia una maturità linguistica. Per completare il ‘pacchetto’ scolastico segue la formazione di apprendista grafica nello studio del padre. Adora viaggiare e maneggiare il bastone di unihockey in campo: è capitano della squadra femminile della Vallemaggia. Scarponi, ciaspole e snowboard sono suoi compagni fidati per vivere la montagna. Oltre a creare immagini con bombolette spray e pennelli, i suoi occhi catturano istantanee attraverso la fotografia macro, suscitando emozione e sorpresa. Quando dipinge ascolta sempre musica.

La pittrice messicana Frida Kahlo sosteneva: “Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni”. Realtà che per molti artisti si dipana attraverso esperienze di vita vissuta o emozioni che hanno bisogno di prendere forma. “Ho incessantemente coltivato il gene creativo che mi è stato donato dai miei genitori. Sono cresciuta immersa in libri di fotografia e d’arte, colori, idee e immagini. Quando ero piccola giocavo con i miei fratelli ad “andare a Lugano”. All’epoca mio papà ci andava per motivi di lavoro e io e Sofia, Anna e Jonas, inforcavamo le nostre cartelle e non vedevamo l’ora di andare a disegnare nel suo ufficio luganese”. Mentre parla, Kler si prende il tempo, riflette e muove gli occhi, quasi volesse acchiappare i pensieri al volo. Mi conferma di essere una persona visiva e non posso esimermi dal chiederle se nella sua infanzia ci sia stata un’immagine che l’abbia folgorata e ispirata a seguire la strada della pittura. “Sapevo che me l’avresti chiesto – ride –. L’unico ricordo che mi viene in mente è un ritratto che mi fece mio padre nel libro dei ricordi. Avrò avuto 6-7 anni. Hai presente? Quella sorta di diario in cui i tuoi compagni di scuola ti scrivevano una dedica, un pensiero, magari corredato da un disegno”.


© Ti-Press / Samuel Golay

Outsider

La vita di un libero professionista può essere inebriante e ricca di sorprese perché non è dettata da troppe sicurezze: lo stipendio non bussa alla porta ogni fine del mese, non si hanno orari e soprattutto è necessario coltivare l’arte del sapersi dare un valore. “Ultimamente mi arrivano proposte di lavoro in maniera naturale, anche se ammetto di aver passato periodi non proprio semplici. Questo mi ha aiutata a propormi di più e di conseguenza mi ha spronata a uscire dalla mia zona di comfort. Solo il fatto di definirmi artista era strano. Ho sempre pensato che gli artisti fossero quelli che avevo studiato a scuola e su cui c’è un’ampia letteratura: Salvador Dalí, Keith Haring eccetera. Avevo la sensazione che definirmi non mi desse lo spazio per diventare ‘qualcos’altro’. Non volevo mettermi in una casellina e basta”. Kler è riservata, ama più ascoltare e osservare che parlare di sé. Le interviste la mettono un po’ in imbarazzo: apprezzo molto – io che scrivo – il fatto che mi abbia dato fiducia a scatola chiusa.

Famiglia: amore eterno

Dai muri di Barcellona, Parigi, passando per Bruxelles, via verso Lucerna, Losanna, approdando in Ticino: Locarno, Ascona... e l’elenco continua. Tra i murales creati ce ne sono di tutti i tipi; la maggior parte ritrae persone, espressioni, sguardi, caricature. Personalmente mi ha colpita la frase di una sua opera in cui sono ritratti mamma, papà e due figli con la didascalia “famiglia: amore eterno”. “Mi risuona questa frase. Siamo sempre stati profondamente uniti. È sempre una festa quando siamo insieme”. Kler è nata a Cevio. Creatività e natura sono sempre andati a braccetto nella sua famiglia. “I miei genitori hanno un’azienda agricola e ho avuto la fortuna di crescere a contatto con gli odori e i colori della campagna. Amavo fare il fieno e sentirmi libera a contatto con le meraviglie della Vallemaggia”.


© Ti-Press / Samuel Golay

L’ombelico del mondo

‘Vivi a Cevio? Davvero, lassù?’: questa è la classica domanda che le persone mi pongono quando dico dove vivo. Per me è super naturale vivere qui. Sono cresciuta in mezzo al bosco, senza televisione. Conosco Cevio a memoria e ancora oggi riesco a inventarmi un nuovo percorso da scoprire”. Kler continua ammettendo che a tratti le mancavano gli stimoli ed è per questo motivo che ha vissuto per più di due anni nella vivacissima ed eclettica Barcellona facendo una tappa, zaino in spalla, in Sud America. “Quando sono tornata a Cevio era inverno, ti lascio immaginare come mi sentissi tra il freddo penetrante e le giornate corte. Quello che mi fa sentire a casa sono le persone, gli affetti, e quindi la Vallemaggia rappresenta un luogo in cui sentirmi intimamente bene e dove tornare sempre: l’ombelico del mio mondo”.

Connessione

Mi sono sempre chiesta cosa facesse muovere la mano di un artista su un foglio, una tela o una parete. Non ho avuto mai la risposta. Io, al massimo, disegno la classica casetta elementare con il camino sul tetto e una linea che dovrebbe essere il fumo che esce dal comignolo. “Quando dipingo parto per un viaggio. È come se vivessi in una sorta di meditazione. C’è totale assenza di pensiero, è come se fossi in una trance profonda. Seguo le vibrazioni della musica che ascolto, ma non penso a nulla, sono in un luogo non meglio definito, ma in cui mi sento connessa al tutto”.


© Ti-Press / Samuel Golay

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