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Aggiornamento : 11.01.2022 - 10:30

Positiva ma non isolata? ‘Caso conforme’, dice il Cantone

Talora i test PCR possono trovare residui del virus anche nelle persone guarite. Il caso di una donna e i chiarimenti del medico cantonale Giorgio Merlani

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato settimanale de laRegione

Ha suscitato comprensibilmente confusione e anche un po’ di rabbia un video condiviso da un utente su Facebook il 16 dicembre 2021. Il motivo è la comunicazione ufficiale del 20 novembre scorso (vedi sotto) da parte del Servizio tracciamento dei contatti, dell’Ufficio del medico cantonale. Nel video, l’utente racconta il caso di una donna, sua conoscente non vaccinata, che un po’ meno di tre mesi prima contrae il Covid-19 con sintomi tipici quali febbre e perdita del gusto. La donna si mette in isolamento a casa fino alla guarigione, attestata dall’assenza di sintomi, due tamponi negativi e un’analisi sierologica per gli anticorpi con i quali ottiene il “certificato Covid”.
Malgrado ciò, scoprirà di essere nuovamente infetta; infatti, si legge che è “risultata positiva al tampone PCR in data 18.11.2021”, tuttavia “non le verrà intimato nessun isolamento”. È quest’ultimo aspetto che ha suscitato le reazioni di vari utenti in coda al post: “Trovo totalmente illogica e assurda la risposta (...)! Poi aumentano i casi!”, commenta una donna; “Roba da matti!”, dice un’altra; “Quantomeno strano”, afferma un altro utente e così via. Ma che cosa è successo in verità?


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Il virus che rimane

Per capirci qualcosa abbiamo interpellato il medico cantonale Giorgio Merlani, il quale ci risponde che “il caso è stato trattato conformemente alle direttive in vigore”. Ovvero? “Una persona guarita può risultare positiva a un test PCR a lungo, perché nel corpo restano residui di virus che le analisi sono in grado di rilevare”, spiega Merlani. “Per indicazioni dell’Ufficio federale della sanità pubblica, attualmente due risultati PCR positivi a distanza inferiore a 90 giorni sono considerati come evento unico” continua; perciò “la positività al test PCR di questi casi è l’espressione del resto di materiale genetico del virus che viene rilevato dal test, ma non è più contagioso”. Insomma, perché se i test PCR stabiliscono che una persona è positiva, in realtà non è più contagiosa? La spiegazione sta nell’estrema sensibilità di questa tecnologia, che si basa sui cosiddetti “cicli di amplificazione”, i quali servono a rendere più o meno ‘visibile’ il virus, moltiplicandolo.

Positivo (ma non contagioso)

Ma molto dipende da quanti cicli si utilizzano, come spiega bene uno studio del 2021 di un gruppo di ricercatori francesi, apparso sulla rivista scientifica Clinical Infectious Diseases, pubblicata dall’università di Oxford e citato anche in un recente contributo della RSI (che pubblichiamo anche qui sotto, ndr). Lo studio dimostra che se si usano 25 cicli, “fino al 70% dei pazienti rimane positivo”, mentre che con 30 cicli “questo valore scende al 20%”, e con 35 cicli – che è “il valore che abbiamo usato per segnalare un risultato positivo” si legge – risulta che “meno del 3% delle colture sono positive”. Tradotto, più sono alti i cicli, più aumenta la probabilità che il virus rintracciato nel corpo sia innocuo, con una carica virale bassa; e viceversa. In Ticino, stando alla pagina internet dell’Ufficio del medico cantonale, si usano fino a “40-50” cicli. Ciò spiega perché la donna guarita è risultata ancora positiva ma non più contagiosa, quindi non più soggetta all’isolamento.


Dal sito del Cantone.


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