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Per un pugno di piume (d’edredone)

Quanto sareste disposti a spendere per dormire come dei re? Materasso e albergo “10 stelle” a parte, qui parliamo di piumini e cuscini. Ma molto speciali

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione

L’Islanda è l’isola dei vulcani capaci di fermare da soli gli aerei di mezza Europa, è la terra del ghiaccio, del vento artico e delle maree bizzose che ogni tanto si portano via i turisti più sprovveduti. Sono infide le strade, dura la lingua, criptico l’alfabeto – con simboliche sembrano usciti da Star Trek – e dispettoso il meteo (a Reykjavík e dintorni si dice: “Se non ti piace che tempo fa, aspetta cinque minuti”). Il cibo? È sempre troppo acido, troppo colloso o troppo puzzolente; troppo “carino” (balene e pulcinelle di mare su tutto). Oppure troppo costoso, perfino per un banchiere di Zurigo.

Anche gli islandesi sono all’apparenza chiusi e diffidenti. Non è proprio così, e certe generalizzazioni non valgono mai per tutti, però c’è un aneddoto che spiega bene tutte queste cose: la chiusura del piccolo museo che documentava l’eruzione dell’Eyjafjallajökull, il vulcano diventato all’improvviso celebre nel 2010 per aver coperto con le sue ceneri i cieli fino all’Inghilterra e oltre. Even Olafur Eggertson era un contadino che gestiva una delle fattorie colpite dall’eruzione. Metà della sua andò distrutta, ma lui fece di quella disgrazia un’opportunità: un museo che conteneva le foto e le storie di quei giorni polverosi. Fu un successo inaspettato e talmente enorme che appena qualche anno dopo ha deciso di chiudere per un motivo apparentemente insensato: “Troppo turismo”. Evan Olafur Eggertson, come non adorarlo, voleva stare semplicemente tranquillo. L’alter ego animale del signor Eggertson sono i fulmari, buffi uccelli ciondolanti e apparentemente innocui che alcuni turisti inteneriti provano a prendere in braccio: i fulmari, che non possono ovviamente parlare, per dirvi di tenervi lontani vi vomitano addosso.


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Roba per intenditori

Proprio quando ci si convince che l’Islanda faccia di tutto per rendervi la vita scomoda, potreste imbattervi nell’edredone, il cui soffice nome scientifico, Somateria mollissima, dovrebbe già far capire qualcosa. L’edredone è un’anatra selvatica che non disdegna escursioni nell’Europa centromeridionale, ma predilige Nordeuropa e Nordamerica. Le piume delle femmine, brune, striate di bianco, morbide e avvolgenti, sono una versione deluxe di quelle dell’oca. La sottospecie chiamata “islandica” ha un piumaggio da far invidia a tutti gli altri edredoni e anche a noi, che da quando ne conosciamo le caratteristiche siamo costretti a rivedere una delle poche certezze della vita, la superiorità incontestabile dei piumoni d’oca. Il fiocco della femmina di edredone, vale a dire quella parte di piumaggio che cresce sul loro petto, è – a quanto dice chi se ne intende – il materiale più confortevole al mondo su cui poggiare una mano, la testa. O in cui avvolgerci. A dare quel tocco che aiuta ad accrescerne il mito (e anche il prezzo) è il modo – immutato nei decenni – in cui le piume vengono raccolte, rispettando rigorosamente vita e abitudini degli uccelli. In Islanda l’edredone è specie protetta dal 1848.

Raccolta per temerari

In primavera, la Somateria islandica nidifica sulle perigliose scogliere islandesi: tanto ci arriva volando, mica a piedi. Lì le femmine usano le piume del petto per rendere il più possibile caldo e soffice il nido in attesa della schiusa delle uova, che deve resistere alle temperature rigide e ai venti che soffiano sulla costa. Solo dopo le sei settimane di svezzamento – una volta che gli edredoni, grandi e piccoli, lasciano il nido – un numero ristretto di raccoglitori specializzati raggiunge le scogliere e preleva i preziosi fiocchi, che vengono poi ripuliti e sterilizzati in attesa di diventare i piumoni e i cuscini più ricercati del mondo. Va da sé, che a rendere costosi questi prodotti è la modica quantità che ogni anno viene raccolta. Non esistono infatti allevamenti e tutto dipende dalla quantità di edredoni che si riproducono, dalla posizione dei nidi, dalle capacità di chi raccoglie le piume e di chi, infine, le tratta. Certo, vedere i prezzi a volte è straniante e fa pensare all’errore: cuscini venduti singolarmente a mille franchi, giacche da 3’000 e piumoni da 6’000 franchi e oltre. Dicono che dormirci sia un’esperienza in grado di cullarti come capitava solo da bambini: chi l’ha fatto ha soggiornato in alberghi islandesi selezionatissimi, ha parecchi soldi ‘da parte’, ha visto uno zero di meno sul cartello del prezzo e poi non ha avuto il tempismo o il coraggio di portarlo indietro, oppure l’ha ricevuto in regalo: in quel caso si consiglia di tenersi stretto l’amico in questione almeno quanto un piumone d’edredone in una notte d’inverno. Oppure un edredone vero, stando ben attenti a non confonderlo con i fulmari.

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