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‘Ero andato a trovare il mio vecchio amico Sherlock Holmes due giorni dopo Natale, con l’intenzione di fargli gli auguri per le festività...’
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"Ci sono buoni motivi per pensare che, nell’evoluzione del pensiero, la religione sia successiva alla magia" (J.G. Frazer)
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Qatar 2022: due o tre cose sui Mondiali

Nel grande dilemma etico che grava sulla manifestazione sportiva, c’è davvero da sentirsi come il figlio di un dentista dentro un negozio di dolciumi
20.11.2021 - 07:00
Aggiornamento: 25.11.2021 - 10:28

L’ultima libertà dell’ultima cena

Nel nome del vostro bene e di quello dei vostri ospiti, mettete un bel cartello sulla porta di casa, con scritto: "Qui è vietato parlare di Covid’

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No, non sono fiochi di neve.

In occasione della serata in compagnia, era stato deciso di lasciar fare alla playlist ‘del cuore’ che dimorava in uno degli smartphone. Pescando qui e lì, la selezione avrebbe di certo accontentato tutti. E infatti tra un classico di Joe Dassin, qualche immortale di Battiato, mezzo repertorio degli Smiths e le migliori hit dell’elettronica indie degli anni Ottanta/Novanta, i bicchieri si svuotavano che era un piacere.
Ma basta poco ad ammazzare la goliardia: ci pensò Jim (Morrison) a riportare prima il silenzio, innescando in seguito una sessione di autoanalisi collettiva. Prendi un tizio che percorre un corridoio ed entra di stanza in stanza portando morte e violenza. Parrebbe un brano d’addio dedicato a una lei (a capirci qualcosa). Insomma, non proprio una canzonetta, tanto che qualcuno (chissà perché) si lanciò nella preveggenza, tirando in ballo cabala e numerologia: “2019: per me ce lo ricorderemo come l’ultimo anno di libertà”. Silenzio. Poi partì l’embolo col filotto pandemia-vaccino-democrazia-pericoli, anche nella libera Svizzera. E a forza di ‘sono questioni di principio’, addio fondue, addio allegria.
This is the end, beautiful friend”: sì, ma la prossima (volta)...

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