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C’era una volta il primo skilift

È quello di Airolo-Lüina, nato nel 1950. C’erano una volta pure gli Ittiti e Hattusa, città sacra. Attualissimi, invece, gli insulti e gli insetti
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Da più di settant’anni, a Lüina si scia

‘Per i ragazzi la giornaliera costava 3 franchi, 5 per gli adulti. La salita singola, rispettivamente 30 e 50 centesimi’: storia del primo ski-lift
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Bärbel Koch e i piccoli abitanti del pianeta

Di Besazio, biologa di formazione con una passione per gli insetti nata durante gli studi, dirige la Società entomologica della Svizzera italiana
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Hattusa, nell’antica terra degli Ittiti

Scoperta in Turchia, fondata dal bellicoso popolo indoeuropeo venuto dal Caucaso, potrebbe esserne stata la città sacra
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Scrittore sarà lei!

Jane Austen vs Mark Twain, Virginia Woolf vs James Joyce, Truman Capote vs Jack Kerouac: le vie dell’insulto sono infinite
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Capra! Capra! Capra! Capra!

Mettiamola così: noi che abbiamo visto Vittorio Sgarbi e pensiamo di aver visto tutto, non abbiamo visto niente
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Mario Venuti, un equilibrista fra l’Etna e il Corcovado

C’è un pezzo della storia del cantautore siciliano dentro ‘Mai come ieri’, album in cui è presente il duetto con la Cantantessa e tanto Brasile
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Disavventure latine. Messico: diari da Oaxaca

Nella città che canta l’amore tra un quarantenne e una ventenne, io stesso finirò intrappolato in quelle parole
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Loretta Bubola, la parola è ‘cambiamento’

La sua missione: mettersi al servizio degli altri ma, in primis, togliersi di dosso strati che non la fanno esprimere per quella che è la sua essenza
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Il peggio non è passato, ma è comunque ‘Un sabato italiano’

Nella ‘Roma felliniana’ del 1983 usciva l’italian standard di Sergio Caputo, il ‘Re delle tronche’. Ne approfittiamo per fare un po’ di musica...
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Che musica ascoltano i ‘vampiri’?

Era il 1983, l’anno dell’Ep ‘4AD’, sei testimonianze dell’evoluzione dei Bauhaus (e una piccola nota su ‘Bela Lugosi’s Dead’, che piaceva tanto a Bowie)
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Permette un ballo?

La danza giova a muscoli e articolazioni, stimola la circolazione sanguigna, migliora l’equilibrio, previene la depressione. Lo diceva anche David Bowie
06.11.2021 - 12:59
Aggiornamento: 08.11.2021 - 11:53

La sindrome di Riccioli d’oro e l’esempio dei bimbi

Siamo sempre scontenti perché viviamo in perenne attesa di qualcosa di meglio. Eppure guardando all’infanzia dovremmo capire che spesso esageriamo

di Giovanni Luise
la-sindrome-di-riccioli-d-oro-e-l-esempio-dei-bimbi
(Pixabay)

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione

Prima di partire per una trasferta di lavoro, ho l’abitudine di avvicinarmi a mia figlia di 2 anni e, con stampato un sorriso da tele-imbonitore, le dico: “Amore, lo sai che la settimana prossima papà starà via per qualche giorno e che non ti devi dispiacere e che devi essere brava e che non devi fare arrabbiare la mamma e che... (bla bla bla)?”. Lei, interrompendo malvolentieri l’attività ludica, mi guarda un po’ stupita e risponde: “Sì, ma adesso no. Continuiamo a giocare!”. “Sì, ma adesso no”. In questa frase è racchiuso uno dei segreti fondamentali della vita, perché parafrasando queste quattro semplici parole è come se volesse dirmi: “Papà, ma perché mi parli di cose che devono ancora capitare? Per quale motivo mi dovrei preoccupare adesso di un evento che non si è ancora verificato? Perché devi distrarmi da quello che sto facendo con gioia e farmi pensare a ciò che forse succederà in futuro? Non possiamo solamente limitarci a vivere e goderci questo momento insieme?”. Hai proprio ragione, figlia mia. Hai presente quando quella sera abbiamo letto la favola di Riccioli d’oro? Quella storia in cui c’era quella bambina a cui non andava bene niente e per la quale ogni cosa o era troppo calda o troppo fredda, troppo grande o troppo piccola, troppo dura o troppo morbida?

Alla ricerca del (sempre) meglio

Ecco. Noi adulti siamo un po’ come lei. In particolare poi, tuo padre fa parte di quell’annoiata generazione cresciuta nella continua e disperata ricerca di un’identità (peraltro mai trovata), che trascorre gran parte della vita a fantasticare sulle meraviglie che il futuro presto ci riserverà, abile allo stesso tempo di rimuginare sui fallimenti che il passato ci ha invece già consegnato, ma incapace di concentrare la propria attenzione sull’unica cosa davvero importante, e cioè tutto quello che ci sta riservando adesso il presente. Ogni cosa che ci capita non è mai abbastanza e siamo in perenne attesa di qualcosa di “diverso”: un lavoro migliore, una casa più grande, un divano più comodo, un ristorante più buono, dei colleghi più simpatici, un libro scritto meglio, una serie TV più bella, un articolo meno banale, una palestra più vicina. Tutto quello che abbiamo, che stiamo vivendo o facendo non è mai sufficiente e vaghiamo alla disperata ricerca di “qualcos’altro” perché nella nostra mente sarà certamente quello l’agognato elemento che finalmente darà la svolta alla nostra vita!
Credo sia proprio per questo motivo che consideriamo fiabesche le vite dei personaggi famosi. Le idealizziamo senza viverle. Quando pensiamo a Tom Cruise nella nostra testa appare l’iconografia di un super uomo che guida un caccia F 14, o che corre sui tetti inseguito da duecento nemici, o che da solo salva il mondo da invasioni extraterrestri o, nel peggiore dei casi, lo immaginiamo al vertice di una setta religiosa, ma difficilmente riusciamo a concepirlo nella sua ordinaria quotidianità come ad esempio vestito solo di un pigiamino di flanella blu scuro, mentre si spalma la crema antirughe al collagene intorno agli occhi perché domani ha il primo ciak dell’ennesimo Mission Impossible. Ebbene sì, è dura rendersene conto, ma anche Tom fa la cacca.

Non è ancora tempo

Oggi, piccola mia, non concedendo ancora piena attenzione alla tua mente, riesci a vivere libera e spensierata, ma tra qualche anno quando comincerai a sperimentare i primi sentimenti negativi come tristezza, ansia o dolore, dovrai essere coraggiosa e affrontare le diverse emozioni stando attenta sia a non farti coinvolgere troppo dai discorsi interiori in cui proverà a trascinarti la mente, sia a evitare di eliminare a tutti i costi le sensazioni sgradevoli senza aver cercato prima di comprenderle. Se riuscirai a diventare per te stessa un “allenatore emotivo”, allora sarai in grado di goderti l’infinita bellezza del mondo. Perché, come esclama in una famosa vignetta Charlie Brown, “un giorno ci toccherà morire”. E Snoopy, girandosi verso di lui, replica: “Certo Charlie... ma adesso no!”.

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