Juventus
1
Roma
0
fine
(1-0)
OTT Senators
1
DAL Stars
1
1. tempo
(1-1)
gioventu-bruciata-al-mercato-della-nostalgia
ULTIME NOTIZIE Ticino7
Ticino7
24 foto

Ti-Press: quando l’immagine è al centro della notizia

Che cosa significa catturare per immagini l’essenza e i cambiamenti della nostra società? Francesca, Davide e il loro team lo fanno da oltre 20 anni...
Ticino7
1 gior

Vent’anni di ‘Tenenbaum’ (un film da rivedere)

“La gente non approva, ma oggi giorno che cosa approva la gente?” (Gene Hackman). Per tutto il resto cercatevelo e godetevelo, me vale la pena
Ticino7
1 gior

La Sindrome dell’Impostore. Se pensiamo di non sapere

‘Il problema (...) è che gli sciocchi e i fanatici sono estremamente sicuri di loro stessi, mentre le persone più sagge sono piene di dubbi’ (B. Russell)
Ticino7
1 gior

Svastiche al sole (ma forse è solo noia)

Ogni tanto compaiono, poi qualcuno le cancella e tutto passa. Altre volte restano lì, a futura memoria, chissà...
Ticino7
5 gior

E se fosse sbagliato, quello che pensi?

Sono circa 70mila i pensieri che attraversano la nostra mente ogni giorno: e quasi sempre diamo retta a quel flusso di idee, senza nemmeno riflettere
Ticino7
6 gior

Gabrielli, fuori! Storia una mente creativa

Antonella ride, piange, fuma e beve mentre la intervisto. Ha preparato un picnic, nel caso in cui ci venga fame: prosecco, insalata di riso, salametto...
Ticino7
1 sett

Buongiorno, sono il signor tasso

Animale di indole solitaria, prudente e sospettoso, cerca cibo solo al calar del sole. Riconoscerlo e facile: seguite le sue strisce nere sul musetto...
Ticino7
1 sett

I mondi perduti di Enzo Pelli (e quelli ritrovati)

“Ogni epoca distrugge in un certo senso quella precedente – non necessariamente con guerre –, quella attuale ha distrutto un modo di vita contadino".
Ticino7
1 sett

Social e comunicazione. I ‘meme’ e le pillole d’ironia

Si presenta come una vignetta ironica, ma si è rivelato uno strumento capace di attirare l’attenzione e di creare un’identità unitaria fra chi lo utilizza. Ecco la loro forza
Ticino7
1 sett

Quando un ‘meme’ fa miracoli

Spesso politicamente poco corretti, intelligenti e acuti al punto giusto. Sempre che siate sul pezzo e in grado di incassare anche i colpi più bassi
Ticino7
1 sett

Clock DVA: incubi passati e presenti

Nel 1981 usciva ‘Thirst’, l’album che li fece conoscere. Più tardi col singolo ‘The Hacker’ crearono la colonna sonora di un mondo che aveva abbracciato il sogno della grande rete
Ticino7
1 sett

New Order. ‘Movement’ compie 40 anni (e scusate se è poco)

Siamo nel 1981. Nell’arco di poche settimane la Factory Records pubblicherà due album: l’ultimo (postumo) dei Joy Division e il primo del gruppo che nascerà sulle sue ceneri
Ticino7
2 sett

Teotihuacan, sulla Piramide del Sole

1521-2021: 500 anni fa un pugno di spagnoli capeggiati da Hernán Cortés conquistava uno degli imperi più grandi e potenti della Mesoamerica. Nel sangue, naturalmente
Ticino7
2 sett

Lo scoiattolo è tra noi

Occhi lucenti e neri, testolina rotonda, pelo bruno-rossiccio e una lunga coda sono le sue caratteristiche. È il parente indigeno più prossimo alla marmotta, l’avreste mai detto...
Ticino7
2 sett

‘... e alla batteria, Sheldon Suter’

Figlio d‘arte, quando era ragazzo si “vergognava” di ascoltare e suonare ’il jazz’. Allora punta sulla chitarra... ma bacchette, cassa e rullante non si sono dimenticati di lui
Ticino7
2 sett

Sessualità maschile. Sapete cos‘è il Punto P?

Un viaggio nell’universo del piacere. Spostando l’attenzione dal ‘solito’ organo fallico ai miti che lo circondano, all’uomo e alla sua complessità
Ticino7
2 sett

La nota stonata (i lati nascosti dell’amore)

Perché non sempre i soli sentimenti – puliti, sani e romantici – permettono di cementare una relazione sentimentale
Ticino7
2 sett

Scusate, ma sono un cinghiale...

Scavatore per passione, può esserci amico o acerrimo nemico. È l’unico animale selvatico sul nostro territorio appartenente alla famiglia dei suidi, quella dei ben più amati maiali
Ticino7
3 sett

Sì, anche i cani sognano

I nostri amici a quattro zampe sono in grado di guidarci alla scoperta del mondo. Parola di Michele Serra, che ne ha fatto un libro tutto da leggere e da guardare
Ticino7
3 sett

Quei ‘tagli’ precisi di Claudio Cavargna

Classe 1974, in mezzo alla carne e ai prodotti di macelleria ci è cresciuto, maturando il desiderio di portare avanti il lavoro di suo padre. Con successo
Ticino7
3 sett

Vasco Gamboni. Memorie di un cacciatore

Insegnamento e arte venatoria. Una doppia passione che si tramanda di generazione in generazione nella sua famiglia. Perché la caccia è anche amore e difesa del territorio
Ticino7
3 sett

Nuove correnti. Noi, il futuro e le auto elettriche

Politica e pianeta lo chiedono. Ma speriamo di arrivarci preparati e con le batterie ben cariche alla grande rivoluzione della mobilità
Ticino7
10.07.2021 - 12:200

Gioventù bruciata. Al mercato della nostalgia

“La giovinezza finisce quando il tuo calciatore preferito ha meno anni di te”. Lo scriveva David Trueba in Quattro amici.

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione.

“La giovinezza finisce quando il tuo calciatore preferito ha meno anni di te”. Lo scriveva David Trueba in Quattro amici. E non so se abbia ragione, ma è difficile dargli torto. Io sono stato fortunato e sfortunato assieme, perché essere giovani – o illudersi di esserlo –
è un piacere e una condanna. Ti fa portare senza fatica un fardello sempre più pesante. Con la spiacevole sorpresa di sentirne, a un certo punto, il peso tutto assieme. Non solo sulla schiena.

Il mio giocatore preferito era (e sarà sempre, ma questo è un altro discorso) Francesco Totti: è nato un anno e tre mesi prima di me.
E io, grazie a lui, che non voleva smettere più, sono stato giovane fino a 40 anni e una primavera.

Abbiamo parlato di me, ok. Ora parliamo di voi. Sapete quando siete diventati vecchi, tutti e senza eccezione? Quando avete cominciato ad aspettare con impazienza il Reunion Tour della band dei vostri vent’anni, quello rigorosamente con le canzoni vecchie, perché la vostra amatissima band – diciamolo – non ne azzecca una da quando uscivano al cinema Rocky e Karate Kid. La cosa ancora più brutta è che siete vecchi perché vi siete appassionati perfino a Rocky 14, quello in cui Stallone sfida a ramino Ivan Drago per una questione d’onore legata al catetere. Vi eccitate per Eddie Murphy che torna nel ruolo del padre dopo aver fatto il figlio ne Il principe cerca moglie. Perfino Ralph Macchio, Karate Kid in persona, si è stufato di “metti la cera, togli la cera”. Invece voi lì, davanti allo spin-off nostalgico Cobra Kai. Dove Macchio non c’è, ma ci siete voi. Lui lo pagherebbero anche, mentre voi pagate.

Funziona così da sempre. È il mercato della nostalgia. Non serve nemmeno il marketing perché il marketing siamo noi. Uno di voi, mio fratello maggiore, era un paninaro: se gli toglievi il Moncler e le All-Star di ordinanza smetteva di respirare e gli esplodeva la testa, come gli astronauti dei fumetti rimasti senza casco che si perdevano nello Spazio. Poi per anni ha fatto finta che le All-Star e il Moncler fossero miei, come i cani che una volta fatta per strada si girano schifati dall’altra parte come se non ne sapessero nulla. Ha nascosto la musica anni Ottanta e rinnegato gli eroi di gioventù, buttando via dischi, annacquando ricordi. Ora gli stessi dischi, rigorosamente in vinile, li va a comprare. Perché, dai, vuoi mettere il vinile? Eppure per vent’anni ha comprato cd e il giradischi era roba del passato. Tanto che va a fare shopping, a ricomprare il nuovo disco vecchio che ha fatto marcire in cantina, si prende pure l’ultimo Moncler, resuscitato dalle catacombe della moda.

Vita, morte e musica

La nostalgia fa brutti scherzi. A tutti. Anche a quelli che hanno cominciato, come risvegliati da un lunghissimo letargo, a riempire i social e i loro dialoghi con l’ultima moda di cui non sentivamo bisogno, la frase: “Così, de botto, senza senso”. Lo dicevano nella serie tv Boris, messa in pausa per un decennio, perché c’era anche da vivere e altro da scoprire. Ora hanno ricominciato, perché Boris torna. E allora dobbiamo tornare anche noi, dall’altra parte dello schermo. Non serve a nulla la lezione di Beverly Hills 90210. Mentre preparavano il grande ritorno, uno di loro, Luke Perry (alias Dylan), è morto. Qualcosa vorrà pur dire. Ma noi non ascoltiamo. Veri e propri tubi catatonici.

Qualche tempo fa girava una ricerca che diceva che dopo i 35 anni, mediamente, si smette di ascoltare musica nuova. Più o meno l’età in cui smette il vostro giocatore preferito, più o meno l’età in cui tornano di moda i capi che indossavate a 15 anni e che sfottevate a 25. Siamo animali sociali, ci sta: per questo citiamo tutti assieme i mediocri film di Lino Banfi, le vecchie imprese a Subbuteo, il telefono a gettoni, o i primi sms, quelli che da soli costavano quanto oggi un low-cost per le Canarie. C’è sempre un’età dell’oro da rimpiangere. Per dire: i nostri nonni schifati da Elvis e Chuck Berry si facevano parlare d’amore da Mariù, quando osavano swingavano con Buscaglione. I loro bisnipoti ascoltano la trap, magari non sanno chi sono gli Who o De Gregori, e per loro Presley che si dimena sa di vecchio almeno quanto a me sa di vecchio un clavicembalo.

Era meglio (senza il troppo)

Rimpiangiamo i fagioli di Raffaella Carrà, i passaggi indietro al portiere, gli sceneggiati in cui un dialogo durava quanto una puntata di una serie tv di oggi. La verità è che i giovani a cui consigliamo queste cose sbadiglierebbero. E sbadiglieremmo anche noi (talvolta lo facciamo, senza farci vedere) se vedessimo davvero quei film e quelle partite di cui decantiamo le meraviglie. Il problema è che in ogni fotogramma vediamo noi stessi quando c’era una vita davanti e le estati erano delle ferie infinite. Sophie Marceau non è Sophie Marceau, ma la nostra fidanzatina dell’epoca (che non era Sophie Marceau), Maradona siamo noi che pensavamo – un giorno – di alzare la coppa del Mondo. Questo vale per i nostri papà con Sophia Loren e George Best, per i nostri nonni con Greta Garbo e Valentino Mazzola. E indietro, indietro, fino a che il cinema era teatro, il calcio era boxe, ciclismo, pallacorda. E gli eroi, pian piano, non se li ricorda più nessuno. Come nessuno, tra un po’ si ricorderà di Eddie Murphy, del Moncler. E, diciamolo, anche di noi.

La verità è che, chi più chi meno, abbiamo bisogno di dirci che c’era un posto in cui stavamo meglio, anche se avevamo i brufoli e nemmeno un telecomando per cambiare canale. Siamo stati tutti il telecomando dei nostri padri. E tutti vorremmo usare come telecomando i nostri figli, per sintonizzare il tempo dove pensiamo di esserci trovati meglio. Non era così, ma chissenefrega, attacchi di nostalgite per tutti. Più contagiosa della variante delta. Rimpiangiamo le lettere scritte a mano, ma non ne scriviamo una nemmeno sotto tortura, passando dal corsivo svolazzante di un tempo allo stampatello. E il mondo, signora mia, era meglio senza internet, ma poi se non prende il segnale per cinque secondi, crolla il mondo. Condannati a guardare nello specchietto retrovisore, anche se l’immagine è sfocata, perché se ci guardassimo allo specchio, avremmo tutti un rimpianto, una ruga o un capello bianco che ci ricorda tutti i bivi che non abbiamo voluto o potuto prendere.

Passaggi generazionali: è sempre stato così

E va bene così, l’importante è non confondere presente e passato. Non incattivirsi con chi arriva dopo e accumula esperienze e ricordi inevitabilmente diversi dai nostri. Come i reduci Sessantottini perfettamente descritti da Zerocalcare, con pelata e occhiali d’ordinanza, che sbraitano: “Che giorni, che tempi. Le nostre sì che erano proteste, non quegli smidollati di oggi. In galera e buttare via la chiave. E sai perché prima era meglio? Perché c’avevo i capelli. E scopavo”.

Tra vent’anni gli smidollati di oggi daranno degli smidollati agli eroi di dopodomani, giocheranno a Fortnite tra gli sguardi stralunati dei loro figli, proprio come loro guardano noi mentre ci esaltiamo davanti a Space Invaders. Siamo il ciclotappo di chi arriverà. L’importante è non fare del ciclotappo, di Tetris, di Martin Scorsese, del Moncler e di David Bowie e Freddie Mercury le Colonne d’Ercole della Terra Piatta. Il mondo non finisce con la nostra giovinezza. A volte, anzi spesso, ce ne dimentichiamo. E lo replichiamo all’infinito. Eppure dopo c’è ancora qualcosa, c’è sempre qualcosa. Possiamo solo decidere, finché siamo in tempo, se metterci in panciolle a poppa a contemplare paesaggi visti e rivisti, o – facendo un po’ più di fatica – andare a prua, sporgerci e dare una sbirciata a quel che c’è, ci sarà, dopo, anche se non ci metteremo mai piede.

© Regiopress, All rights reserved