PIGOSSI L./STEFANI L.
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BENCIC B./GOLUBIC V.
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1 set
(5-4)
SIEGEMUND L./KRAWIETZ K.
STOJANOVIC N./DJOKOVIC N.
14:15
 
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© Davide Stallone
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12.06.2021 - 11:420

Una partita con Claudio Boschetti

Classe 1957, ha studiato Belle Arti si è sempre mosso nel campo della vendita e del marketing. E gli scacchi gli hanno spesso dato una marcia in più

Pubblichiamo un contributo apparso su Ticino7, allegato a laRegione.

Metti un sabato al Lido di Melano ad assistere a un torneo di scacchi. Metti una bella giornata di primavera, il piacere di stare fuori, vedere finalmente gente e, in questo particolare frangente, tutta assorta e intenta a studiare la prossima mossa. E accorgerti quanto il mondo degli scacchi appaia interessante per una come te che della torre, il cavallo e l’alfiere ha ormai solo vaghi ricordi legati a una vacanza a Salisburgo e gli insegnamenti amatoriali del nonno. Grande è soprattutto la meraviglia nel vedere adulti e bambini seduti allo stesso tavolo da gioco, Davide contro Golia, affrontarsi come se niente fosse. Tre bambini intorno ai dieci anni che arrivano da Zurigo e mi dicono “certo alle prime fa impressione giocare contro un adulto che in teoria dovrebbe essere il più forte. Ma proprio per questo, quando vinci, la soddisfazione è doppia”. 

Prima c’è solo il calcio

A organizzare il torneo International Rapid Open, una delle tante tappe dello Swiss CHess Tour è Claudio Boschetti, scacchista appassionato dall’età di 15 anni. “Nessuno in famiglia giocava, la curiosità è nata nel seguire la sfida del secolo nel 1972 tra il detentore del titolo Boris Spassky e lo sfidante Bobby Fischer”. Due pazzi capricciosi ma anche due geni. Fischer giocava tutto il giorno con la sua scacchiera mentre i genitori divorziavano. Un po’ come Beth Harmon in La regina degli scacchi, piaciuta molto anche a Boschetti che spende commenti di elogio per la serie di Netflix “in fondo è il rifacimento della vita di Fischer al femminile”. Giocare a scacchi è una cosa difficile, ci vogliono studio e dedizione, tempo e risorse. “Spassky, l’ultimo campione del mondo amatoriale lo ha fatto quasi per hobby. Era una persona molto eclettica, quando mangiava nei ristoranti intratteneva discorsi con tutti, sapeva parlare di qualsiasi tema in dieci lingue diverse. Poi con Fischer è nato il professionismo ad altissimo livello”. Tra l’altro, tornando alla Regina degli scacchi c’è questa bella citazione che ci aiuta a calarci nella parte: “Fu la scacchiera a colpirmi. Esiste tutto un mondo in quelle 64 case. Mi sento sicura lì, posso controllarlo, posso dominarlo ed è prevedibile. So che se mi faccio male è solo colpa mia”. La serie andata in onda proprio in tempi di lockdown ha avuto grande seguito. Ha contribuito, mi dice Boschetti, a svegliare l’interesse di molti e ad avvicinarsi giocando online. È un fatto che durante il lockdown i giocatori di scacchi siano vertiginosamente aumentati tanto da far parlare di una nuova età dell’oro. 
Il New York Times in un articolo qualche tempo fa spiegava come “molti appassionati hanno detto di essere stati risucchiati nella passione degli scacchi dopo averli riscoperti mentre erano bloccati in casa. Sono prevalentemente persone che già si erano cimentate nel gioco da bambini”. Inoltre, l’assenza di altri sport da seguire ha dimezzato le scelte possibili in fatto di intrattenimento dal vivo, favorendo opzioni alternative, come appunto gli scacchi. È utile sapere che il gioco degli scacchi è il più praticato al mondo dopo il calcio e conta 650mila scacchisti iscritti alla federazione internazionale: “Più qualche migliaio di russi che giocano molto bene ma non partecipano a competizioni. In Russia nei parchi trovi giocatori molto forti che giocano tra di loro da una vita”. La mente corre di nuovo a Beth Harmon che dopo la vittoria cammina nel parco e viene omaggiata da tutti i giocatori. 


© Davide Stallone
Swiss CHess Tour promuove e organizza nei luoghi più belli della Svizzera e della regione italiana dei Laghi tornei scacchistici. Per maggiori informazioni e il calendario degli eventi vi rimandiamo al sito swisschesstour.com

Come si organizza un torneo

Ma, dicevamo, l’amore di Claudio Boschetti per gli scacchi è nato molto tempo fa e non si è arrestato al tavolo da gioco ma si è tramutato nell’organizzazione di veri e propri eventi. Tutto è iniziato negli anni Ottanta quando ha rimesso in piedi l’Open di Lugano che dopo quello di New York era uno dei più importanti al mondo. Oggi organizza e promuove Swiss CHess Tour, tornei di scacchi itineranti che prendono forma in alcuni dei luoghi più belli e suggestivi della Svizzera. Tutti luoghi tranquilli scelti accuratamente per stimolare lo spirito e la concentrazione degli scacchisti e per accogliere le loro famiglie per un intero weekend. Una delle ultime tappe è stato lo Spring Open al San Bernardino al Lagh D’Oss: “Sia per motivi di sicurezza sia per la tranquillità necessaria per giocare avevamo prenotato per noi tutta la struttura alberghiera”. Dalla montagna, alla città al lago, Claudio Boschetti i luoghi per i suoi tornei – di media due al mese – li sceglie con cura. Non solo tornei e prove tecniche per campioni, organizzatore di tornei internazionali, arbitro e giocatore amatoriale, Claudio Boschetti ha a cuore anche l’avvicinamento di giovani e non agli scacchi. Così qualche anno fa davanti a un caffè con il grande maestro Vladimir Lazarev è nata l’idea di creare un’ “università degli scacchi” a Lugano. Si chiama Swiss CHess Academy (swisschessacademy.com) ed è un punto di riferimento per scuole e privati, giovani e anziani, esordienti, appassionati o giocatori da torneo che vengono iniziati e allenati agli scacchi da grandi istruttori di fama internazionale.
Claudio Boschetti mi racconta dei benefici per i ragazzi che giocano regolarmente a scacchi: “È provato e non solo perché i più intelligenti scelgono gli scacchi come materia. I risultati di test fatti su classi intere di studenti dimostrano come tutti grazie agli scacchi siano migliorati in tutte le materie”. I benefici si riscontrano anche ad alto livello, si sviluppa un buon orecchio musicale, si diventa spesso concertisti o musicisti. “Determinante nel gioco degli scacchi è il senso dell’astrazione, cioè il presupporre come arrivare in una determinata posizione”. Un’intelligenza fina che traspare dal suo placido raccontare mentre beviamo il caffè in riva al lago di Melano con gli uccellini che fanno la spola per una briciola di gipfel con la marmellata rossa di ciliegia. A Claudio gli scacchi hanno sempre dato “una marcia in più” rispetto agli altri: “Senza difficoltà ricordavo a memoria nomi, appuntamenti e conversazioni con i clienti, avevo un sistema di ottimizzazione delle mie visite, ero più efficiente e più veloce dei miei colleghi”. Tra le sue passioni inoltre c’è la buona cucina, anche questa trasformata in un progetto professionale concreto. “Per otto anni ho gestito una guida gastronomica in quattro lingue con la quale ho rivoluzionato il settore. A differenza delle guide Michelin dedicavo due pagine a colori con fotografia, perché le persone oltre alla cucina potessero farsi un’idea anche del luogo. Ospitavo anche grotti e trattorie, ovunque si mangiasse bene”.


© Davide Stallone

Non solo uomini

Tornando agli scacchi e pensandoli a livello svizzero mi racconta che il Canton Zurigo vanta la più lunga tradizione e ospita i circoli più importanti. Molti grandi maestri internazionali che venivano dall’estero si stabilivano qui, insegnavano e tiravano fuori diversi giocatori forti. E le giocatrici? Netflix non ci parla di una scacchista? “La donna più forte di tutti i tempi è Judit Polár, scacchista ungherese classe 1976. È arrivata a essere numero 10 al mondo studiando le sue 10-12 ore al giorno, ma le donne nel mondo degli scacchi sono davvero poche”. In un’intervista al New York Times Judit Polár, che nel 2002 ha persino battuto Garry Kasparov, ha parlato apertamente di sessismo raccontando un episodio: “C’erano avversari che si rifiutavano di stringermi la mano. C’è stato uno che ha sbattuto la testa sul tabellone dopo aver perso…”. Non sarebbe uno sport per donne, dunque, ma in generale cosa rende così affascinante il mondo degli scacchi? “È un gioco intergenerazionale, si può giocare a scacchi fino a tarda età, Viktor Korchnoj, scacchista russo naturalizzato svizzero, a settant’anni era tra i primi 100 al mondo. Gli scacchi riuniscono persone di tutti i continenti e Paesi, negli anni si formano amicizie e saldi legami. Si sta proprio bene insieme e nasce uno spirito di fratellanza. Poi naturalmente giocare rilassa molto, nel momento in cui ti siedi al tavolo chiudi fuori il resto del mondo”.


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Blitz & Rapid. Al torneo svoltosi lo scorso maggio a Melano (diviso in 7 prove) erano presenti 18 giocatrici e giocatori provenienti soprattutto dalla Svizzera e dall’Italia, tra questi anche alcuni ragazzi.


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