disavventure-latine-1-targato-panama-la-citta
© R. Scarcella
+2
ULTIME NOTIZIE Ticino7
Ticino7
2 ore

Elastici, trampolini e regali boomerang

Ieri erano gli esercizi in VHS, oggi sono i tutorial su YouTube. Ma poco è cambiato... sempre che a casa non vi manchi una scatola di cereali pronta all'uso
Ticino7
4 ore

$Amazon. Consumi, lavoratori, concorrenza (e grandi affari)

Il più grande mercato sulla faccia della Terra fa parlare di sé. Questa volta è un problema di diritti, ma la materia sulla quale riflettere è molto più ampia
Ticino7
9 ore

Pacco & contropacco (aggiungi al carrello)

Qualcuno la chiama responsabilità personale. Che poi è la solita storia: se vuoi un mondo diverso, inizia da te
Ticino7
6 gior

Disavventure Latine 1. Targato Panama: il Canale

Con questo secondo episodio, si conclude la prima tappa del viaggio che dal Canale ci porterà in Colombia. Nove tappe per capire "l'altra America". Se vi va...
Ticino7
1 sett

Nino Buonocore. ʻAll That Jazzʼ

È quello di "Scrivimi", che a risentirla oggi ti chiedi che cosa sia successo alla musica italiana negli ultimi 30 anni. Ma questa è un'altra storia (o forse no)
Ticino7
1 sett

Hedy Lamarr, la madre del wi-fi

Spesso definita ʻla stella più bella del cinema’, senza di lei non potremmo avere satelliti per la difesa, telefoni cellulari, bluetooth e internet wireless
Ticino7
1 sett

Tutti i colori di Francine Mury

ʻOgni persona ha una sua cromaticaʼ, ci confida l'artista di Meride. Una gamma di sfumature che manifesta nel vestirsi, nell’arredare casa o nel dipingere...
Ticino7
1 sett

Di donne, uomini, preventivi & crocette

Il bello delle Elezioni comunali è scoprire chi fa cosa e perché. Anche se a volte dubbi e sospetti non ti mollano
Ticino7
1 sett

Non togliete la moto a Deysy

ʻLa motocicletta crea dipendenza: quando guido i problemi si azzerano, regalandomi un grande senso di libertà. E molti anni in meno all’anagrafeʼ
Ticino7
2 sett

Bettina Pfister corre veloce (altro che roba da maschi)

Al mondo delle due ruote si è affacciata tardi, ma una volta salita in sella è diventato impossibile scendere. Anche se non è tutto rose e fiori
Ticino7
2 sett

United Roads of America. Dalle Strade Blu ai Welcome Center

Qui, in Alabama, anche i biker più rudi cedono al richiamo di un beccheggio calmo sulle sedie a dondolo. Un buon modo per riflettere sul da farsi, chissà
Ticino7
2 sett

In sella dopo gli "anta": alla ricerca di nuove emozioni?

Parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse, sentenzia Dennis Hopper nel capolavoro "Easy Rider". Come no, tu intanto inizia a prenderti una moto...
Ticino7
2 sett

Gesti con le dita, ma di cortesia

Salutarsi fra motociclisti è un atto di rispetto e condivisione. Forse l’ultimo baluardo della cavalleria medievale?
Ticino7
2 sett

Francesco Ros e le immagini in movimento

Dalle Belle Arti al teatro con Dario Fo. Cinefilo e viaggiatore, oggi è docente alle scuole medie e al prossimo Locarno Festival presenterà un film tutto suo
Ticino7
2 sett

Carne alla carne. I vegani e le teorie della rete

Che mangiare frutta e verdura sia assolutamente necessario è impossibile negarlo. Ma che mangiare polli e maiali faccia malissimo forse è un'esagerazione?
Ticino7
3 sett

Justin Fashanu: un coraggio da campione

Nato a Londra, classe 1961, è stato il primo calciatore di fama mondiale a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità. Decenni fa, mica ieri...
Ticino7
3 sett

La duchessa e i calzini del principe

Te ne vai negli Stati Uniti e sbatti la porta. Eppure la fortuna ha voluto che ti sposassi uno dal "sangue blu". Che poi non è garanzia di nulla, si sa
Ticino7
3 sett

La pandemia e la pancia ritrovata (un inno alla piramide perduta)

Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei. Una domanda a cui è meglio non rispondere se da mesi vivete di pizzette e panini. Certo, non è tutta colpa vostra...
Ticino7
3 sett

United Roads of America. La realtà di Reality

Si chiama Reality Winner. Non è un nome d’arte e non ha vinto nulla. Anzi, del 2017 è in prigione per aver rivelato quanto in pericolo fosse la democrazia
Ticino7
4 sett

La lunga strada di Ricardo Torres

Nato a Bogotà, in cima alla vetta delle sue passioni ci sono i viaggi. Che, combinati con ʻl’ammoreʼ, lo hanno fatto approdare nel nostro cantone...
Ticino7
4 sett

Se tu sapessi chi era Cristoforo Colombo...

Di recente lo scopritore delle Americhe è stato al centro di molte polemiche. Eppure, su di lui c’è ancora molto da dire e da scoprire (nel bene, nel male)
Ticino7
4 sett

Sognare di sognarsi: tra mente, realtà e fantasie

Perduti in un mondo dove l'onirico incontra paure e necessità di evasione, immaginiamo l'impossibile. Ma perché lo facciamo e quali le possibili conseguenze?
Ticino7
4 sett

Ruote bollenti. Tanto rumore per nulla?

Berna prende sul serio i problemi legati alle emissioni spaccatimpani di alcuni veicoli a motore. E tra modifiche illegali e inciviltà c’è poco da ridere...
Ticino7
1 mese

I panchinari dello jodel

Dalle Alpi con furore, alla conquista del mondo a forza di ooh-iii-dii, ooh-iii-dii... (e altri notevoli vocalizzi)
Ticino7
1 mese

Sui travestimenti e il folclore del male

Elaborare le tragedie è umano. Ma sdoganarle come un’innocua questione di costumi e ʻcuriositàʼ forse è troppo (anche se sotto elezioni ogni vota conta)
Ticino7
1 mese

Senti come suona Emmanuel Pfirter

Di professione fisioterapista, gestisce uno studio, collabora con una casa anziani e fa visite a domicilio ai pazienti. E poi c'è la sua musica...
Ticino7
1 mese

United Roads of America. Il villaggio dell’utopia esiste (giù in Florida)

Al “The Villages” è un viavai, sibili invece di rombi. All’ora di punta il traffico è intenso. Ci sono quasi solo veicoli da golf, qui tutti ne hanno uno
Ticino7
1 mese

Amici miei. Tutto è meglio, tra maschi

Per gli esperti lʼamicizia tra gli uomini sta cambiando. Ecco il bromance: una fratellanza tutta al maschile a scapito di mogli, compagne e fidanzate?
Ticino7
1 mese

Sanremo è un festival di ricordi (e noi siamo sempre seduti)

È passato un anno dall’ultima kermesse spensierata e inconsapevole. E questa edizione 2021 ci ha trovato di nuovo sul divano. Ancora più stabilmente.
Ticino7
1 mese

Sul telecomando e la (solita) nostalgia

Cresciute coi cartoni giapponesi dove le pallavoliste si allenavano "catene ai polsi", pretendiamo di spacciare la sofferenza come valore. Ma a chi?
Ticino7
03.04.2021 - 17:450

Disavventure Latine 1. Targato Panama: la città

Inizia da qui il viaggio in compagnia di Roberto Scarcella, che da Panama ci condurrà verso la Colombia. Nove tappe per capire "l'altra America"

Pubblichiamo un articolo apparso sabato su Ticino7, allegato a laRegione.

Volevo vedere il Canale di Panama perché da bambino sfogliavo quei libroni con le grandi opere dell’uomo. E poi volevo attraversare un confine. Un confine vero. Perché ormai in Europa, anche quando ci sono, è come se non ci fossero. Niente timbri, niente suspense, niente di niente. Ti giri e all’orizzonte vedi l’Ikea da tutte e due le parti. E non sai più se stai tornando a casa o se stai andando via.
In America Latina, come altrove, le frontiere sono mondi a parte: faccendieri, cambiavalute, procacciatori di ogni genere di bene materiale e immateriale. Tra Panama e Colombia è un mondo ulteriormente a parte. Sempre se non scegli la via facile, l’aereo, o quella difficilissima, avventurarsi tra le boscaglie e i guerriglieri del Darien, al cui confronto i faccendieri di confine hanno la pericolosità dei puffi. Insomma, volevo entrare in Colombia in un modo un po’ avventuroso, ma possibilmente vivo. Ci sono arrivato via mare, su una barchetta grande quanto un divano, ma non altrettanto comoda. Da lì mi aspettavano la Cartagena di García Márquez, la Medellín di Escobar e la Bogotá di due tipi loschi col coltello. Ma ancora non lo sapevo.


© R. Scarcella
Da Panama alla Colombia, in nove tappe. Sempre che fili tutto liscio...

Atterrando a Panama uno pensa di vedere il Canale e poco altro. Almeno, era quel che pensavo io, che la consideravo una tappa di passaggio prima di raggiungere la Colombia via mare. Invece si vede di tutto, anche troppo, a parte le targhe delle auto. Ecco, quelle è già più difficile. E quando le vedi hanno l’aria di non essere proprio a norma, con disegni di teschi e pistole o scritte colorate tipo El Diablo, The Boss, El Rey, Patron, Terminator. Nomi così. Sempre vagamente minacciosi.
A parte questa cosa delle targhe a Panama c’è davvero di tutto, a cominciare - come non notarle - da ragazze bellissime, davvero per tutti i gusti: panamensi nere come centrafricane e panamensi bianchissime come svedesi; venezuelane e colombiane attratte dal potere del Balboa, che no - non è un pugile, non qui almeno - ma la moneta locale che vale esattamente quanto il dollaro; nordamericane ed europee attratte dai dollari, quelli originali, che circolano attorno al Canale e ai suoi affari. E poi partite di calcio e di baseball, anzi béisbol, come si dice qui, a ogni angolo di strada. Città di Panama è anche l’unica capitale al mondo ad avere al suo interno una foresta pluviale.
Ci sono Porsche nuove di zecca e vecchie Ritmo scassate, statue abbandonate di eroi dimenticati ed enormi cartelloni luccicanti con candidati alle elezioni, dimenticabili, a quanto pare. Ci sono murales lirici (“Vota Poesia, vota Futuro”) e murales storici che raccontano le nefandezze centro-sudamericane dello Zio Sam, rumerie, birrifici artigianali, guaritori, barbieri itineranti, strilloni, un lungomare infinito pieno di gente che passeggia, corre, ride, amoreggia, beve, mangia, balla. Ma soprattutto mangia.


© R. Scarcella

Metà Miami, metà LʼAvana 

C’è poi un enorme mercato del pesce e tutt’intorno decine di ristoranti che preparano ceviche: i loro buttadentro hanno tre menù diversi: uno per i locali, uno per i turisti e uno per i turisti tonti. Con prezzi a salire, ovviamente. Ci sono tante, tantissime bandiere. C’è una ragazza vestita da principessa che prende il gelato in mezzo alla strada, benzinai che vendono birra fredda e negozi che hanno finito la birra ma possono procurarti benzina, se ne hai bisogno. 
C’è una metropolitana, nuova, pulita e lentissima. E taxi che costano meno di un viaggio in metropolitana. C’è anche una stazione di polizia, in pieno centro, e, a pochi metri, dall’altra parte della strada, un cartello con scritto: “Vecinos vigilantes. Attenzione, vi stiamo osservando”. Nel migliore dei casi, ammesso che ce ne sia uno, non si fidano della polizia, e fanno le guardie da sé, nel peggiore osservano direttamente la polizia. In questo caos, su un sacco di muri, c’è perfino Dio, che è e fa un sacco di cose: “è vita”, “è luce”,
“è colore”, “è nero”, “parla spagnolo”, “ci guida”, “ci salva” e - la mia preferita - che “non perde, né pareggia”.
A sinistra c’è Miami, con i grattacieli, i negozi di lusso, le banche, l’hip hop americano, i casinò, gli oxygen-bar e ristoranti dove un pesce alla piastra costa come un Rolex. Poco più in là, i quartieri degli ultraricchi con sbarre e guardie armate fuori dalle ville, l’opulenza, quella vera, da “oltre, fidati, non ci andare. Tanto non ti fanno entrare, sono capaci di spararti”. È il mondo delle gated-community, i quartieri chiusi, dove si entra solo se lì ci vivi, ci lavori oppure ti invitano. Sennò meglio stare alla larga.
A destra c’è L’Avana, con le case coloniali, i muri dai colori vivaci, gli uccelli colorati che svolazzano sugli alberi, i venditori di cocco e quelli di Panama (che non è nemmeno di Panama), le ballate caraibiche, i negozi di souvenir e ristoranti dove lo stesso pesce alla piastra che un paio di chilometri più in là costa quanto un Rolex qui vale quanto la piletta di uno Swatch. Poco più in là, la miseria, quella vera, quella da “oltre lì, fidati, non ci andare, è pericoloso, sono capaci di spararti”. È il mondo dei quartieri dimenticati, quelli che quando hanno risistemato un pezzo di Ciudad Vieja a uso e consumo dei turisti non hanno ottenuto nulla, nemmeno di riflesso. Dove si entra solo se sbagli strada, ci vivi, ti barcameni oppure ti invitano. E comunque, pure qui, meglio stare alla larga.


© R. Scarcella
Perdi una targa, eccone un'altra (tutta tua)

Così parlò Mediavista

Il mio albergo si trovava esattamente nel mezzo, tra Miami e L’Avana, tra la Panama City dei ricchi, dove tutti parlano inglese, e la Ciudad de Panama dei poveri, dove non è necessario impararlo e dove nessuno o quasi lo parla. I nomi anche suonano diversi e ti danno subito l’idea: Miami comprende quartieri che si chiamano Coco del Mar, Bellavista, Costa Azul, Punta Pacifica. L’Avana comprende la Ciudad Vieja, El Chorrillo, San Miguel, Curundú.
Credevo di dormire a Bellavista, o perlomeno era lì che il mio hotel sosteneva di trovarsi. C’è voluto un tassista per spiegarmi il nome del mio quartiere: Mediavista. E perché? “Perché sono case che restano dietro il lungomare, la bella vista ce l’hanno solo quelli davanti”. Pensavo mi prendesse in giro e invece era proprio così. Mediavista, a parte per la vista, si rivelerà il luogo perfetto, a poche centinaia di metri dal lungomare e dai frullati e dai panini (probabilmente) più buoni del mondo del Café Boulevard Balboa, equidistante da Miami e dall’Avana, immerso nei luoghi dove i veri panamensi vivono, fanno colazione e la spesa, e dove - soprattutto - giocano alla lotteria: il vero gioco nazionale, più del baseball, che sta perdendo appeal, più del calcio, che dopo la storica qualificazione al Mondiale in Russia dello scorso anno (quello senza l’Italia), è tornato alla mediocrità di un campionato nazionale senza campioni.


© R. Scarcella
Lotterie senza tregua. Ma alla fine vincono i soliti (politici)

Lotterie infinite

La lotteria, che è una via di mezzo con il nostro Gratta&Vinci, è uno spettacolo di strada che Panama dovrebbe vendersi come attrazione. Si trova proprio accanto al ristorante che quattro tassisti su quattro mi hanno consigliato per mangiare come si mangia davvero a Panama. Si chiama El Rincon Tableño, e basta mettere un piede dentro per capire di essere stati catapultati in una qualsiasi cucina di una nonna di Panama, solo più grande, con più gente e un po’ più di scelta. Il caffè è davvero imbevibile, tutto il resto è da provare senza fare troppo gli schizzinosi.
Fuori dal locale c’è questa fila infinita di tavolini di legno, tutti uguali e strabordanti di foglietti di carta numerati. Dietro a ogni tavolo un venditore diverso, che sembra messo apposta per accalappiare chiunque passi di lì: la bella ragazza che si specchia e quella che ignora eventuali compratori messaggiando con il cellulare, la coppia di anziani marito e moglie che litigano, l’elegantone incravattato col cappello e lo sportivo con la maglietta della Nazionale di calcio, la mamma sovrappeso con il piatto davanti e quella con il figlio in braccio che non riesce a dare il resto, il tizio che urla, quello che scrive su un cartello che tipo di numeri ha, quello che si distrae guardando la fruttivendola, quello che non vuole essere fotografato e quello che uno scatto te lo chiede lui.
Uno dei venditori più vistosi e più attivi ha anche un paio di scagnozzi dall’aria poco raccomandabile che gli vanno a prendere la colazione o gli vanno a cambiare i soldi quando non ha da dare il resto. E chissà cos’altro. Dietro molti di loro la scritta “Lotteria istantanea. Vinci migliaia di premi all’istante. Compra, gratta e vinci”. “Vuoi provare?” mi chiede un tizio extralarge con il cappellino del Barcellona. Gli dico che è meglio di no. Lui insiste, poi mi fa avvicinare e dice: “Sono lotterie per i poveri. I premi quelli veri a Panama li vincono sempre i politici. E non stanno neanche a comprare biglietti, comprano direttamente i voti, che è più sicuro”. Ride. L’ultima lotteria presidenziale è stata lo scorso 5 maggio.


© R. Scarcella
Rinfresco da strada

© R. Scarcella
Guarda tutte le 6 immagini
© Regiopress, All rights reserved