united-roads-of-america-dalle-strade-blu-ai-welcome-center
© E. Bos
Biker in formazione sulle strade della Florida.
+1
ULTIME NOTIZIE Ticino7
Ticino7
3 gior

Dalla biopolitica alla psicopolitica. La filosofia ci salverà?

‘Nel cuore della relazione di potere, e a provocarla costantemente, c’è la resistenza della volontà e l’intransigenza della libertà’ (Michel Foucault)
Ticino7
3 gior

Brillante come un ramarro

Verde, azzurro, giallo sono solo alcune delle cromie di quest’agile rettile, dall’indole timida e che può essere considerato il re dei sauri europei
Ticino7
3 gior

Karin Motta non abbocca, anzi...

“La caccia e la pesca (...) mi avvicinano alla natura, perché si ha l’opportunità di conoscerla da vicino". E se non conosci, come puoi giudicare?
Ticino7
3 gior

Mele. Dalla Capriasca un nettare rigorosamente ‘doc’

Avete delle piante di mele nel vostro giardino e volete produrre un succo “tutto vostro”? In Ticino si può, seguendo la filosofia della filiera corta
Ticino7
4 gior

Ambiente & azione

Oltre alla ‘Giornata della buona azione’, questo fine settimana in Svizzera si celebrano anche la natura e gli ecosistemi
Ticino7
1 sett

Salvare una vita è sempre una buona idea

Nelle acque del Mediterraneo continuano a morire esseri umani, leggi e diritti. Spesso nel silenzio. Ne abbiamo parlato con Cecilia Strada della ONG ResQ
Ticino7
1 sett

L’occhio sociale di Alessandro Ligato

‘L’arte mi ha insegnato ad avere un pensiero divergente che non si ferma mai all’apparenza ma che tenta, piuttosto, di scoprire cosa c’è sotto il tavolo’
Ticino7
1 sett

Se volevo essere un riempimento di vuoti nascevo stucco

Perché è così difficile per le persone percepire la differenza tra essere disponibili ed essere a disposizione?
Ticino7
1 sett

Dimmi come ti chiamano (e ti dirò chi sei)

Ti si attacca addosso in un attimo e ti accompagna per tutta la vita, spesso finendo per diventare anche un nome di famiglia alternativo: è il soprannome
Ticino7
1 sett

Quello sei tu, davvero

Hai voglia a costruirti un profilo pubblico rispettabile, se poi quelli che ti conoscono veramente...
Ticino7
2 sett

Gabriel Stöckli e l’età dell’incertezza

La durezza e la semplicità delle forme coinvolte nelle sue creazioni sono anche la metafora della precarietà della sua generazione
Ticino7
2 sett

Storie e curiosità col ‘ghiro d’Italia’ (ma senza sudare)

Anche se non siete amanti della bici, qui potrete trovare pane per i vostri denti. Perché in su e in giù seguendo la Maglia Rosa non si pedala e basta...
Ticino7
2 sett

Il castoro cerca casa, uomo permettendo

Cacciato, estinto e reintrodotto. Anche quella di questo ingegnoso roditore è la storia di una convivenza fragile e complessa con l’homo sapiens
Ticino7
2 sett

Essere ‘Supergiovani’ dentro

“Nel boschetto della mia fantasia c’è un fottio di animaletti un po’ matti inventati da me, che mi fanno ridere quando sono triste”
Ticino7
3 sett

La scelta ‘silenziosa’ di Claudio Zanini

Guida un’auto elettrica e con 120mila chilometri alle spalle l’esperienza è molto positiva. A parte quei costi legati alla ricarica ‘da migliorare’...
Ticino7
3 sett

Guidare elettrico: lo stile fa la differenza

Come si guida un veicolo con motore elettrico, con un occhio ad autonomia e resa, e rientrare nei margini di percorrenza promessi dai costruttori?
Ticino7
3 sett

Elettrificazione. Ok, la parola è giusta

Piccola guida per capirci qualcosa in un universo fatto di sigle, corrente, cavi, potenza, batterie, prese e molto inglese
Ticino7
3 sett

Mobilità e sostenibilità: le buone intenzioni

Serve a poco utilizzare veicoli (sulla carta) poco inquinanti, se poi si guidano così così
Ticino7
1 mese

‘Egolandia’ o le cinquanta sfumature di Narciso

Volete evitare di cadere vittima del narcisista manipolatore? Ecco il contributo giusto per voi...
Ticino7
1 mese

La narrazione emotiva di Luca Chieregato

Recente autore di un coinvolgente volume, l’attore e cantastorie ci ricorda l’importanza della tradizione orale. Perché raccontare è anche raccontarsi
Ticino7
1 mese

Sandra Zanchi, un volto del popolo

Attrice dialettale, scrittrice, regista e autrice di brani musicali, a inizio aprile è diventata centenaria. Ma l’affetto del pubblico ancora la sorprende
Ticino7
1 mese

Chiedilo alla pipì (e vedrai che sorprese...)

Sei giovane o vecchio dentro, schifiltoso o aperto come una rosa di maggio? Lei è in grado di dirci molte cose su noi stessi e sulla nostra specie
Ticino7
1 mese

Non è solo una ‘stupida felicità’

‘Questa è la ballata dell’uomo felice, felice di nome, di fatto, si può dire di mestiere, uno che la felicità l’ha imparata a dovere...’
Ticino7
1 mese

Chiara Zocchetti e l’iconografia della decadenza

Oltre al lavoro legato alla cronaca, si dedica a progetti personali come reportage e la fotografia d’architettura. E poi ci sono i luoghi abbandonati...
27.03.2021 - 13:05

United Roads of America. Dalle Strade Blu ai Welcome Center

Qui, in Alabama, anche i biker più rudi cedono al richiamo di un beccheggio calmo sulle sedie a dondolo. Un buon modo per riflettere sul da farsi, chissà

di Emiliano Bos

Pubblichiamo un articolo apparso sabato su Ticino7, allegato a laRegione.

“From Pine to Palm”, dai pini alle palme, c’era scritto sul cartello appeso dentro una stazione di servizio. Indicava il tragitto della celebre Jefferson Highway, cicatrice verticale in mezzo all’America, dal Canada a New Orleans. Io però avevo visto quel cartello con la mappa d’epoca sulla Interstate 95, lunghissimo corridoio per scivolare sulla dorsale atlantica degli USA, dai pini del Maine alle palme della Florida lambendo la East Coast. Meno iconica della Jefferson e meno storica della Route 66. Ma altrettanto intrigante con i suoi “Welcome Center”, che sanno accoglierti con eleganza, solitamente collocati appena oltre il confine tra uno Stato e l’altro. Sono il biglietto da visita ostentato lungo la doppia carreggiata, sorprendente cartolina di un’America meno ricercata delle illustrazioni patinate dei Parchi Nazionali.
In questi “centri d’accoglienza” stradale circola il Dna turistico degli USA. Le aree di servizio di solito sono più modeste, trasandati benzinai in identici non-luoghi. I “Welcome Center” invece possono rendersi accattivanti agli occhi del visitatore di passaggio, mettendo in mostra a colpi di dépliant le proprie perle-segrete-da-scoprire-in-giornata. A quello della South Carolina ho incontrato pochi giorni fa il signor John Dale, veterano del Vietnam, un velo di pizzetto e occhialoni neri come la sua Harley-Davidson del 2007 in tinta pece. Accanto a lui, in un’insolita formazione da viaggio, la moglie con il pick-up stracarico di vettovaglie per il tardo svernamento a Myrtle Beach, non proprio come il weekend da Varese a Varigotti. “La moto è il mio modo di essere libero” mi ha detto John mostrandomi con orgoglio i cilindri tirati a lucido. Pronto per la sua transumanza stagionale verso temperature ormai miti. 


© E. Bos
John Dale, veterano del Vietnam, incrociato mentre viaggiava con la sua Harley, e sua moglie in auto verso la South Carolina.

In branco 

Se i truck – gli autoarticolati – sono i bisonti della strada, loro sono le iene delle due corsie. Rigorosamente in drappelli. Rumorosamente in gruppo. Realisticamente baby-boomer. E, certo, a bordo di una Harley-Davidson. A parte John, di solito si muovono in branco. Come quelli che scorgo qualche ora più a sud non lontano da Orlando, quando ormai è già Florida e infradito. 
Non è una moto. Ma uno stile di vita, consacrato da Hollywood e dal suo Easy Rider alla ricerca di un’America “non trovata”. Un mito inscalfibile. Che non invecchia, come mi disse la coppia di amici, non esattamente un branco, incontrati l’estate prima davanti al Bear Claw Bakery and Coffee appena più in là del confine del Montana arrivando dal Parco di Yellowstone. Indossavano maglioncini troppo leggeri per l’alba imperlata di rugiada, ma erano decisi a far ruggire le loro Sportster 1200 in direzione ovest verso la più soleggiata California. Questo brand di motocicletta è l’incarnazione del sogno americano transustanziato in un oggetto di culto, ben oltre le speranze di William Harley e Arthur Davidson quando nel 1903 costruirono il primo modello a Milwaukee, in Wisconsin. Non solo per gli appassionati di motori, ma per l’immagine stessa del motociclista, immortalata nelle cromature della “Captain America” di Peter Fonda. E poi i gadget, il look. Persino la postura con la gamba allungata sulla pedana. Un vero collante identitario. Ma anche un traino economico. Il picco delle vendite fu nel 2006, prima del crollo delle certezze: 260mila esemplari venduti quell’anno. L’apoteosi dell’idea stessa di viaggio sconfinato. Persino se ti tallona la moglie col pick-up strabordante di valigie e l’immancabile cooler per le birre gelide (e le buste di pancetta affettata accanto alle confezioni già un po’ unte di burro d’arachidi). 


© E. Bos
ʻCasa dolce casaʼ, il motto dellʼAlabama campeggia nel ʻWelcome Centerʼ sulla Interstate 20 arrivando dalla Georgia.

Strade secondarie e libri cult 

Questi biker li incontri ovunque. Dalle Blue Star Highways in memoria dei caduti americani alle Blue Highways dell’impareggiabile William Least Heat-Moon. Strade secondarie su cui ha caracollato pure John Steinbeck in viaggio col suo birbante barboncino Charley. Non circolava su un chopper dal manubrio a corna di bufalo. Ma sul suo Ronzinante, un mezzo-camper mezzo-furgoncino bolso a quattro ruote. Omeri d’America, cantori dei paesaggi umani infiniti, sospinti dall’eterno desiderio di scoprire questo Paese attraverso l’incontro imprevisto nel mezzo di un nowhere springsteeniano sempre più in là, tra le pianure dell’Iowa e del Nebraska. 
E poi il popolo delle Harley-Davidson te lo ritrovi comunque ai Welcome Center da cui siamo partiti. Compreso quello dell’Alabama – “Sweet Home Alabama”, pare di sentirlo in musica il motto dello Stato scritto su un grande pannello – sull’Interstate 20 arrivando da Atlanta. Anche il più ruvido dei biker – l’ho osservato settimana scorsa – cede al richiamo di un beccheggio calmo sulle locali sedie a dondolo pronte all’uso sotto il portico del Center. È una carezza di Sud, poi via col vento, in faccia, di nuovo. Una coppia sulla sessantina osserva il biker coetaneo agghindato come per Woodstock con bandana stelle&strisce sotto il casco. Loro, pacati, sfogliano la pletora di volantini dell’Alabama esibiti come un museo delle antichità per l’ingresso nella culla dei diritti civili. Il “Centro d’accoglienza” sul lato opposto dell’autostrada – quando si taglia in orizzontale l’America come un hamburger da Birmingham stavolta verso Atlanta – ha prugni fioriti, aiuole con petali freschi e pure le “pet walk” , spazio per permettere ai cani al guinzaglio di alleggerirsi senza rischiare lo stritolamento sotto un Tir. Scorgo un signore dai modi affabili che passeggia col suo bastardino. Si chiama Bunny, mi spiega, e pur non avendolo mai visto mi ricorda il Charley di Steinbeck. 


© E. Bos
Il signor Big H (come Harold) incontrato nei pressi di Yukon in West Virginia. È un camionista appassionato della sua Harley-Davidson.

Biker pro o contro 

Anarchico, in canotta senza maniche, barba incolta. Un po’ stereotipo e un po’ caricatura. Ma tra chi viaggia in Harley-Davidson questo personaggio non manca mai. Anzi, di solito ce n’è più d’uno. C’è chi ha tentato di etichettare un popolo senza bandiera. “Bikers pro 45” (Motociclisti per Trump) c’era scritto sul biglietto da visita che mi allungò George “Godfather” Colella. Lo incontrai a una manifestazione pro-armi a Richmond, in Virginia, appena prima della pandemia. “Siamo qui per sostenere il presidente e il nostro diritto a portare la pistola”, mi disse. Per par condicio, esistono anche i Bikers pro-Biden. Senza pistola. Drappi e drappelli, ognuno i suoi. Confederato quello appeso sulla porta del piccolo garage del signor Big H, Grande Acca come Harold. L’ho incontrato una decina di giorni fa sulla Statale 16, appena oltre la ferrovia nei pressi di Yukon: non è solo il mitico fiume che sfocia in Alaska ma anche una località della West Virginia.
Big H è un camionista in divisa blu petrolio e persino un po’ olio. Di motore, of course. Quando finisce il suo turno al volante, usa un panno per lucidare la sua pepita qui a Yukon: una Harley-Davidson del 2008 con le borchie sulle borse di cuoio posteriori. La moglie – maglietta “Jesus help us” , che Dio ci aiuti – assiste il consorte con un secchio di acqua e sapone. A lui che guida anche il bisonte della strada, chiedo cosa significhi cavalcare anche la iena: “When you ride, you ride” , risponde. Quando sei in sella, sei in sella. 

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
america biker harley-davidson vietnam welcome center
© E. Bos
Guarda tutte le 5 immagini
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved