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27.03.2021 - 10:180
Aggiornamento : 30.03.2021 - 14:40

In sella dopo gli "anta": alla ricerca di nuove emozioni?

Parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse, sentenzia Dennis Hopper nel capolavoro "Easy Rider". Come no, tu intanto inizia a prenderti una moto...

Pubblichiamo un articolo apparso sabato su Ticino7, allegato a laRegione.

Da single d’oro di qualche anno fa, oggi George Clooney è diventato lo stereotipo del sessantenne (da rotocalco) amante delle moto. Ma prima di lui ci sono stati Mickey Rourke di "Orchidea selvaggia" e "Harley Davidson & Marlboro Man", Steve McQueen impegnato nelle corse fuoristrada e il selvaggio Marlon Brando, iconico capobanda col giubbotto di pelle. Siamo alle solite, in fondo: tra cinema, letteratura e viaggi organizzati il “maledetto” coi capelli al vento pare non tramontare. Un po’ come quei brani hard rock anni Settanta e Ottanta che nelle scalette radio non possono mancare. Mai. 

Gli ultracinquantenni di oggi sono, fortuna loro, solitamente persone con una situazione professionale e lavorativa consolidata e stabile. Adulti che possono permettersi “qualcosa in più” del necessario, e forse anche per questo il mercato per chi decide di montare in sella dopo gli “anta” offre parecchio, anche ai meno esperti. Superbike, sport touring, streetfighter, nacked, crossover, café racer, scrambler, bagger, bomber: una valanga di etichette e tipologie in cui perdersi. Dalle supersportive ai sedili bassi e morbidi, dal comfort alle erogazioni morbide ai cambi elettronici, basta avere qualche soldo e il gioco è fatto. Permesso di condurre permettendo, visto che da parecchi anni la patente per le motociclette con cilindrate importanti non viene più rilasciata “d’ufficio” assieme a quella dell’auto, e dall’inizio del 2021 i criteri si sono ulteriormente inaspriti. Non per nulla nel 2020 sono state 30mila le persone che in Svizzera hanno ottenuto una patente di guida per moto. Un incremento di oltre un quarto rispetto al 2019, da ricondurre proprio ai cambiamenti che vi sono stati dal 1. gennaio 2021 per accedere direttamente alla categoria massima.


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Meglio tardi (che mai)

Franco, che di anni ormai ne ha quasi 53, la motocicletta l’ha acquistata lo scorso maggio, in piena emergenza coronavirus, in qualche modo approfittando anche delle disgrazie altrui. Teneva d’occhio quel modello da alcuni mesi: il suo budget limitato – per evitare problemi in famiglia; diciamo che la moglie non era proprio d’accordo – lo ha obbligato a rivolgersi al mercato dell’usato.
Così ha contattato online una persona che vendeva la sua motocicletta “a malincuore”, aveva scritto. Si sono messi d’accordo quasi subito: “Quando l’ho visto arrivare a casa mia, avevo la pelle d’oca”, ammette Franco. “C’è chi si cerca la macchina sportiva, ma stare in coda per divertirmi la domenica pomeriggio mi pareva poco intelligente. Volevo fare un’esperienza diversa”. Il venditore stava esattamente dalla parte opposta: “Non gli ho chiesto l’età, ma ho capito che la famiglia si era allargata e a casa spazio per la moto non ce n’era più”, ci confida. Ovvero, la moglie lo ha posto di fronte al classico aut aut? “Non so – ride –, ma di certo gli dispiaceva. Io sono riuscito a tirare anche sul prezzo, perché era chiaro che prima la moto andava, meglio era per lui…”. 
Sì, perché non essere appassionati delle due ruote e convivere con un motociclista mica è sempre facile. Come ci conferma ancora Franco: “A meno che non tu non sia single, è difficile far capire alla tua compagna, interessata ad altro, le ragioni di possederne una: per andarci da solo? per usarla venti volte l’anno? per divertirti con gli amici? per provare l’ebbrezza della velocità? A me lo hanno chiesto più volte, ma ci sono aspetti che non hanno nulla a che fare con la razionalità. Di certo io non ho acquistato una moto per ‘bruciare’ gli altri al semaforo o arrivare per primo in cima al Lucomagno. Anche perché oggi è meglio starsene tranquilli col gas se non vuoi ricevere raccomandate da Camorino” (leggasi Ufficio giuridico della Sezione della circolazione, ndr).


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In sella per amore

Su una scrambler – moto stradali ma buone anche sullo sterrato, esperienza permettendo – Luisa c’è salita per la prima volta a 46 anni, provando quella di un collega. “Mi piaceva perché era personalizzata e ‘nuda’, con tutte le parti meccaniche in vista. Capivi che cosa c’era dentro, diciamo così: i cilindri, i raccordi, il radiatore… tutte quelle cose che su una macchina moderna, per esempio, quasi non vedi più”. 
Oggi Luisa ha superato i 50 e con quel collega convive: “Sì, la sua motocicletta è stata la colpevole di tutto, almeno all’inizio. Il nostro ufficio si trova in centro e lo vedevo arrivare, anche con la pioggia, sempre in sella. Per lui è una questione di comodità, ancora adesso”. Poi un giorno, in un grande posteggio privato, Luisa sale sulla moto e la prova: “In sella ci sapevo stare già ai tempi dell’università, perché avevo dei fratelli appassionati di motociclette. E così dopo un paio di giri tra i posteggi mi è sembrata una cosa naturale”. Detto, fatto: periodo di pratica, corsi di aggiornamento e all’esame di problemi non ce ne sono stati: “Mi ricordo che quel giorno nel nostro gruppo c’era un tizio che si atteggiava parecchio e dispensava consigli a tutti. Ma poi è cascato in un paio di disattenzioni e i sorrisi non sono mancati tra gli altri esaminati”. 
Il fatto che il compagno di Luisa non sia di primo pelo è stato di grande aiuto, anche nella scelta del modello da acquistare: “Le moto sono come le scarpe: meglio provarle più e più volte. Dimenticati del colore e della marca se vuoi stare comoda, perché se pensi di utilizzarla spesso devi sentirla tua. Se invece ti piace vederla solo parcheggiata e farci i selfie, allora è un’altra cosa”.


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A che ti serve?

Scegliere il mezzo giusto, appunto. Garagisti, rivenditori e professionisti seri non hanno alcun interesse a piazzare motociclette che potrebbero rivelarsi “poco adatte” a un cliente, soprattutto se alle prime armi. Chi invece in sella ci sta da una vita, le sue scelte le ha già fatte. Ma convincere una persona che la moto che vuole assolutamente potrebbe non essere quella “giusta” per lei/lui, non è sempre facile. L’esperienza di Sergio è emblematica: “Cominciare a cinquant’anni a guidare una motocicletta, specie se in città, è una cosa seria. Richiede attenzione e soprattutto non è uno scooter, è molto più impegnativo per quanto mi riguarda. L’ho capito a mie spese con una piccola caduta che mi ha fatto riflettere. Sulla moto sei ‘a cavallo’ , è un’altra cosa rispetto a stare seduti sul sellone: se qualcuno appena ti tocca sei giù, e di protezioni non ce ne sono”. 
Tre anni fa Sergio entra in un negozio: su quale moto vuole portarsi a casa pareva non avere dubbi, ma in verità non l’aveva mai provata: “Per una decina d’anni mi sono sempre mosso con uno scooter di media cilindrata. Al momento di acquistarne uno nuovo, mi sono deciso per ‘il salto’ di categoria. Il venditore mi ha fatto subito notare gli svantaggi della moto che volevo, che non erano tecnici ma specifici del tipo di telaio e del comportamento di guida. Ma sai, quando si è convinti, cambiare idea non è facile...”. Senza considerare che i riflessi non sono quelli di un ventenne: “In una rivista specializzata ho letto che salire in moto a 20 anni significa rischiare tre volte di più che se ne hai 50. Il fatto è che quando ne hai 50 i tuoi riflessi non sono quelli dei 25, eh…”. Insomma, Sergio si porta a casa la sua amata due ruote; ci gira per un po’ e si rende conto che non prova quelle emozioni che pensava di vivere, o che “percepiva” quando la guardava: “Era una guida troppo impegnativa, e anche le masse da muovere erano al limite delle mie caratteristiche fisiche. Ne ho parlato col garagista e abbiamo trovato un accordo: mi ha messo di fronte un paio di modelli che meglio potevano adattarsi alle mie richieste, mi ha detto di provarli e pensarci con calma. Oggi quella moto la guido ancora. Aveva ragione lui”.

MOTOCICLISTI E TESTE GRIGIE di Mariella Dal Farra

Ci si fa caso soprattutto durante quelle passeggiate domenicali in montagna, che diventano particolarmente piacevoli in questi mesi primaverili (restrizioni permettendo). Passa una Harley, bella e gagliarda; poi una Triumph, molto cool anche lei; poi arriva una Guzzi e qualcuno azzarda, per puro spirito campanilistico, che sono le migliori. Ma quello che poi constatiamo è l’età media dei motociclisti: non esattamente dei giovanotti, per la verità. “E certo, con quello che costano certe moto – belle, neh, bellissime, ma care come il fuoco –a vent’anni mica te le puoi permettere...”, si commenta prosaicamente fra noi. E il fattore economico ha di certo il suo peso, ma si tratta solo di quello? Se i ventenni/trentenni/quarantenni di adesso (si sa che oggigiorno la giovinezza dura più a lungo) avessero disponibilità pari a quelle dei cinquantenni/sessantenni, la comprerebbero anche loro, la moto? Oppure investirebbero in status symbol diversi, per esempio, una Tesla? 
La sensazione è che ci sia una cifra distintiva, generazionale, in questo tipo di scelta. Perché la moto, da sempre espressione e simbolo di libertà, lo è forse anzitutto per quella generazione lì. Easy Rider è uscito nel 1969; Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Pirsig nel 1974. Il mito dell’attraversamento degli Stati Uniti “coast to coast” è nato e cresciuto con la Beat Generation. Insomma, la moto sembra essere parte costitutiva dell’immaginario dei baby-boomer. Ma allora, perché aspettare
così a lungo per acquistarla? A lato dei presunti motivi economici, forse perché è quella la vera “età della libertà”? 
Prima, in effetti, di margine ce n’è poco: tante cose da fare e da dimostrare. Conseguire un titolo di studio, trovare un lavoro, sposarsi, mettere su casa, formare una famiglia. E se riesci a fare tutte queste cose insieme, allora c’è da investire almeno un paio di decadi per mettere a pieno regime l’impresa, ovvero sistemarsi e portare i ragazzi fuori dalla “zona pannolino”. E tutto questo richiede talmente tanta cura da non lasciare troppo spazio all’improvvisazione. 
E poi c’è il discorso della responsabilità: mica puoi permetterti d’incartarti con la due ruote quando i bambini sono piccoli e le rate delle ipoteche fanno ancora paura? E così gli anni passano e ci si scopre “più grandi” ma anche, per fortuna, con pargoli cresciuti e le entrate/uscite sotto controllo. Quindi, forse, è proprio dopo i cinquanta che si può iniziare a tirare il fiato. 
E se finalmente si può andare un po’ più piano nella vita, allora viene bene iniziare a correre con la motocicletta, quasi a riprendersi quel tempo che nelle fasi precedenti si è preferito dedicare ad altro, ad altri. Ora che quella sensazione di libertà ce la si può permettere, e non solo economicamente. E ritrovare in sella alla moto “(...) una consapevolezza intensificata di quanto accade intorno, mentre le preoccupazioni e i pensieri scivolano via, anche se solo per qualche ora” (J.P. Rand, Leisurely Motorcycle Riding:
A Phenomenological study of the psychology of leisurely motorcycle riding, 2011). 

 

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