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10.03.2021 - 12:00

I panchinari dello jodel

Dalle Alpi con furore, alla conquista del mondo a forza di ooh-iii-dii, ooh-iii-dii... (e altri notevoli vocalizzi)

di Sandro "Tondo" Bassanini
i-panchinari-dello-jodel
© Ti-Press
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Pubblichiamo un articolo apparso sabato su Ticino7, allegato a laRegione.

Era l’estate del 1978. Stavo trascorrendo le vacanze in Val Gardena quando ho visto Manuela. Manuela col suo vestito tradizionale, Manuela che cantava jodel su un palco. Inutile dire che me ne innamorai immediatamente. E sebbene ne abbia fatte parecchie di stupidaggini, nella vita, quella di trascorrere i due mesi delle mie vacanze estive con una banda di jodelisti della Val Gardena rimane saldamente nella top ten. Speravo in un bacio di Manuela, che ovviamente non arrivò mai.

Avanti veloce di vent’anni. Stavolta sono a Beaver, Oklahoma, durante l’annuale World Championship Cow Chip Throwing Contest, il tipo di competizione che solo gli americani sanno apprezzare: uomini e donne fanno a gara per entrare nella storia dei migliori lanciatori di sterco di vacca secco, raccolto direttamente dai pascoli dello Stato. Ma sto andando fuori tema. Quello che conta è che qui ci incontro Bonnie con la sua interpretazione-tributo a Jack Guthrie, cugino del più famoso Woody e meglio noto nel mondo come ‘Oklahoma’s Yodeling Cowboy’. Anche stavolta i miei istinti primitivi prendono il sopravvento, ma la mia stupidità s’incanala in modo diverso: inizio una vita da collezionista di dischi di jodel, una passione che sfortunatamente continua tuttora. E ora, ironia della sorte, mi trovo in Svizzera, culla dello jodel, finalmente un posto nel quale il mio fetish per il genere viene considerato normale, o almeno non è oggetto di scherno e preoccupazione.
Per definizione, lo jodel nasce alternando ripetutamente e rapidamente il più basso registro di petto a note altissime in falsetto. E se la Svizzera gli ha dato i natali, è pur vero che le culture indigene di tutto il mondo utilizzano questo tipo di canto per una serie di funzioni: guidare il gregge, avvertire di un pericolo, impartire ordini in battaglia oppure, in tempi più sereni, semplicemente per divertimento. A favore di questa forma di comunicazione c’è il fatto che le note dello jodel possono coprire grandi distanze senza che le note si debbano ‘tenere’ troppo a lungo sprecando ossigeno, un bene prezioso soprattutto ad alta quota.
Ecco allora che con grande emozione mi onoro di proporvi i Panchinari dello jodel. Fedele allo spirito di questa rubrica eviterò i giganti del genere come la tedesca Stefanie Hertel, il bavarese Franzl Lang, e ovviamente gli elvetici Oesch’s die Dritten, considerati a livello mondiale la “famiglia reale dello jodel”.

10. Leroy Gibbs, ‘Yodel Reggae’ (1987)
Cominciamo col botto. Alcuni sostengono che Gibbs abbia realizzato questo pezzo sotto l’effetto di potenti erbe locali, ma no: questo mix di jodel e reggae è semmai la prova di come molti popoli nel mondo abbiano saputo sposare questa tecnica e adattarla al loro sound. Coraggiosa.

9. Bob Cribbie, ‘Rockabilly Yodel’ (1959)
Soprannominato “Avalanche Bob” (Bob la Valanga), Cribbie è considerato l’inventore dello jodel punk. Fu una vera impresa, nel 1959, quella di fondere jodel e rockabilly per tirarne fuori qualcosa di completamente nuovo, e nonostante la tecnica piuttosto spartana di Bob, questo gesto lo proiettò nello Shangri-La del genere. Sveglio.

8. Big John Patton, ‘The Yodel’ (1966)
Proprio lui, John Patton, il re dell’organo Hammond, quello che registrava per la leggendaria Blue Note. Tranquilli: in questa esecuzione Patton non canta, bensì declina lo jodel sui tasti del suo Hammond B3, e per questo gli siamo grati. Ambizioso.

7. Takeo Ischi, ‘Bibi Hendl’ (1974)
Il migliore jodelista di Tokyo in uno dei suoi momenti migliori. Se siete tristi, preoccupati, abbattuti, non vi serve altro che una spruzzata di Takeo. Il videoclip originale, con l’artista circondato da galline selvatiche alle quali fa il verso (o viceversa) è uno dei momenti epici del genere. Sfrenato.

6. Ilinca & Alex Florea ‘Yodel It!’ (2017)
Il power duo rumeno fece impazzire tutti all’Eurovision con questo mix di pop, rap, rock e ovviamente jodel. Un momento storico che raggiunge l’apoteosi al minuto 2’30” , facendo palpitare più d’un aficionado come il sottoscritto. Palpitante.

5. Kishore Kumar, ‘Door Ka Raahi’ (1969)
Leggenda di Bollywood e fenomeno dello jodel, Kishore Kumar infila il genere ovunque, dimostrando che non conosce confini. Una bomba al curry.

4. Arthur Brogli ‘Spectacular’ (1973)
Proveniente da Lodi, California – altitudine: 12 metri –, Brogli era un californiano di origini svizzere. La sua fama è dovuta proprio al fatto di essere il migliore jodelista a livello del mare. Un classico, questo album è entrato nella Top Quindicimila del 1973 schierando con solida coerenza polka classica e jodel. Un album che non potrà mancare nella vostra collezione. Corposo.

3. Rudy and Inge Meixner ‘Yodeling in Hi-Fi’ (1958)
Un altro power duo, stavolta svedese. Qui troverete lo jodel svedese in purezza, incluso il battimani in ‘Der Bergener Bua’. D’ispirazione.

2. Kerry Christensen, ‘Hooked on Yodeling’ (1995)
L’unica ragione per la quale ‘Chicken Yodel’ non si trova nel Pantheon del genere è che Kerry, non essendo svizzero, non riuscì a diffondere la sua Gioconda del genere come avrebbe meritato. Eppure si tratta di un pezzo che mi resterà sempre nel cuore, ideale per cucinare, sciare, viaggiare in autobus e in automobile e anche per fare l’amore, quando capita. Stimolante.

1. Donn Reynolds, ‘She Taught Me How To Yodel’ (1965)
Un classico, reso famoso dall’inglesissimo Frank Ifield. Numero 2 in Canada nell’anno dell’uscita, ha proiettato Reynolds nel Valhalla dello jodel canadese. Contiene il record mondiale per il più veloce jodel a 5 toni, dei quali 3 falsetti: 1,9 secondi. Roba leggendaria.

→ Potrei andare ancora avanti, ma Ticino7 ha imposto un limite alla mia prosa e quindi devo contenere il mio entusiasmo entro dieci titoli. Dopo avermi letto, spero che almeno uno o due di voi vorrà abbassare la puntina o premere play su uno di questi classici dello jodel. Se poi avete già dei dischi del genere, quando la pandemia lo permetterà venite al mio negozio e li faremo suonare, tra due risate e tre birre.

Nota della Redazione: ricordiamo che uno jodel si sente anche alla fine del brano ʻOttocentoʼ di Fabrizio De André (1990) e che ʻAus Freude am Lebenʼ di Franzl Lang è finita anche nel ritornello di un pezzo di Caparezza, ʻJodellavitanonhocapito-uncazzoʼ (2004). Come sempre decliniamo qualsivoglia responsabilità nel caso dʼincidenti dovuti all’ascolto dei brani suggeriti in questo articolo. Tra gli effetti collaterali riscontrati con più frequenza si contano alterchi col vicino del piano di sotto, travestitismo morboso a mezzo di Dirndl improbabili e improvvide partecipazioni a lanci dello sterco (non necessariamente secco). Poi non dite che non ve l’avevamo detto.

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