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06.02.2021 - 10:42

Storie di zucche che brillano di luce propria

Come nella fiaba di Cenerentola abbiamo un castello, una ragazza (Letizia Cislini Ferrari) e una zucca. Che però qui non si trasforma in carrozza

di Lorena Scettrini
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© L.S. / L.C.F.
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Pubblichiamo un articolo apparso sabato su Ticino7, allegato a laRegione.

La zucca appartiene alla famiglia delle Cucurbitacee e può assumere forme bizzarre e colorazioni varie. La si ama o la si odia, “culinariamente” parlando. Infatti c’è chi dice che la zucca non ha sapore e che necessita di un’aggiunta di altri ingredienti per esaltarla e chi, invece, la ama talmente tanto da ricavarne ricette prelibate. Un frutto conosciuto e coltivato dai popoli più antichi tra cui gli egizi, gli arabi i greci. E anche dai romani che, una volta svuotata, la facevano essiccare e la utilizzavano come contenitore per il sale. Da qui il detto: avere (o non avere) sale in zucca. Veniva ritenuto cibo della bassa plebe utilizzato per sfamare il popolo contadino e sia Plinio sia Catone, per esempio, la citano nei loro scritti. Soltanto con l’avvento delle lunghe carestie si inizia a darle più valore, facendola diventare cibo anche per le classi più abbienti. A Ludiano invece ci arriva sotto forma di lampada grazie a Letizia e alla sua grande creatività. 


© L.S. / L.C.F.

Un amore incondizionato

Letizia crea lampade ricavandole dalle zucche, lo fa con la passione e con l’amore che possiamo leggere in tutte le sue creazioni. Proprio perché non è una cosa che metti in un macchinario e si crea. Si lavora con le mani, tanto che a volte fanno male. Ma la soddisfazione del risultato finito fa dimenticare tutto. Nel laboratorio nulla viene buttato. Le povere zucche che non sono riuscite a crescere a sufficienza si trasformano in altre creazioni come salvadanai, vasi pendenti... Non sono solo le lampade a emanare una luce calda e positiva. Durante l’intervista Letizia trasmette tutta la sua soddisfazione, il suo appagamento, la voglia di coinvolgere chi si affida a lei per un regalo speciale.


© L.S. / L.C.F.

Il bicchiere mezzo pieno

Come nasce l’idea? Stacchiamo i piedi dal divieto di viaggiare e catapultiamoci nel 2018. Anno in cui la famiglia Ferrari decide di fare un viaggio in Sicilia. Al rientro il volo viene ritardato. Letizia è madre di tre figli e quindi inizia a passeggiare all’interno dell’aeroporto per passare il tempo e far pesare meno la situazione ai ragazzi. Giunti davanti a una vetrina vedono due strane lampade e si rendono conto che sono fatte con delle zucche. Diciamo che il contrattempo assume immediatamente le fattezze di un destino che gioca a loro favore, attivando la creatività e la voglia di rientrare per poter iniziare un progetto nuovo. Nel piccolo orto di casa alcune zucche erano già state piantate. Altre invece utilizzate in modo ornamentale. Letizia però vuole capirne di più. Bisogna rientrare, al più presto!


© L.S. / L.C.F.

Produzione a chilometro zero

Da quasi tre anni mamma, papà e tre figli coltivano le zucche per un fai da te a 360 gradi. Dalla produzione alla vendita a intermediario zero. Una passione dettata da tempi anche abbastanza lunghi, se pensiamo che dal seme che viene piantato al raccolto passa circa un anno e mezzo. Il procedimento è semplice, ma necessita molta pazienza. Una volta piantato il seme e cresciuta la pianta bisogna portare la zucca a giusta maturazione, raccoglierla, depositarla in un luogo ventilato e asciutto per farla seccare. Solo questo procedimento necessita dai 6 ai 12 mesi. La zucca viene poi svuotata e pulita e da qui inizia forse il momento più divertente: la magia della trasformazione. Buona mano e occhio clinico permettono a Letizia di progettare disegni che si adeguano perfettamente alla forma della zucca che bisogna lavorare. Questo passaggio è molto importante, specialmente quando i disegni vengono commissionati. Il muso di un cane dovrà trovare giusta collocazione in una zucca un po’ più tozza e grossa mentre un disegno astratto magari può anche muoversi bene su lunghezza e altezza. A ognuno la sua zucca, insomma. Nulla viene lasciato al caso e nessuna lampada potrà mai essere uguale all’altra. Una volta progettato il motivo e scelta la zucca, lo si riporta e si procede con un trapano per forarne i contorni. Letizia sceglie bene dove bucare e dove invece fresare. Questo ultimo passaggio assume la sua importanza in quanto crea ulteriori effetti di luce, a seconda di quanto fine rimane il rivestimento del frutto. La zucca, una volta secca, ha la consistenza del legno, ma un errore può pregiudicare l’intero lavoro fino a dover buttare tutto e ricominciare da zero. 

Azienda a conduzione familiare

Tutta la trasformazione avviene tra le mura domestiche. La mattina, dopo la partenza dei figli Samuele, Nicole e Greta, Letizia scende in cantina e apre il suo laboratorio. Al suo interno parecchi attrezzi, nati anche pensando alle necessità di lavorazione e quindi inventati da lei con il prezioso sostegno di due aiutanti speciali: il marito Roberto e il papà Pierino. Mamma Laura è stata nominata “addetta alle consegne” mentre Nicole, sua secondogenita, spesso aiuta creando disegni e portando nuove idee. Un modo perfetto per conciliare famiglia e lavoro coinvolgendo tutti. Progettazione e disegno trovano il loro momento soltanto la sera, quando il paese tace e le idee nascono. “Mi rimane poco tempo per dormire – ci racconta Letizia – ma la soddisfazione che il mio lavoro mi regala mi dà l’energia giusta per non risentirne”. Usciamo dal salotto e diamo un ultimo sguardo all’illuminazione. Ci dispiace abbandonare questa gradevole sensazione di calore, passione e familiarità. Si stava proprio bene. 

 

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