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16.01.2021 - 14:50
di Natascia Bandecchi

Cristina Di Pietro e la materia

È nata a Locarno e vive a Nivo (Leventina) coi suoi quattro gatti. Ha una folta chioma e una manciata di rasta. Ama lavorare la pietra, ma non è tutto...

Pubblichiamo un articolo apparso sabato su Ticino7, allegato a laRegione.

È nata il 31 agosto 1983 a Locarno. Vive a Nivo (Leventina) con i suoi quattro gatti. Ha una folta chioma di capelli castani e una manciata di rasta che – nonostante il dolore pazzesco – sta creando all’uncinetto. I suoi mestieri? Marmista, scultrice e ridonare vita a oggetti di antiquariato. Oltre a quello della pietra, ama il suono dei suoi vari strumenti: batteria, chitarra, pianoforte. Di solito (assembramenti permettendo) si incontra ogni venerdì notte con suoi amici musicisti. Non esiste una partitura da seguire: si improvvisa lasciandosi trasportare dalle note, seguendo il flusso. Non sopporta la falsità e crede nel mondo parallelo, in qualcosa cioè che non è visibile agli esseri terreni, ma esiste. Un po’ come quando lavorala pietra grezza: in un pezzo inanimato di materia, lei ci vede un mondo.

La soffitta può essere quel luogo dove risiedono ricordi impolverati che aspettano solo di essere riesumati, ma può essere anche quel rifugio in cui i bambini si ritrovano per raccontarsi le storie di paura, nascondersi oppure, come Cristina, trovare l'ispirazione per creare. “Come tutte le estati, io e la mia famiglia passavamo un mese in montagna inVal Vigezzo. Avevo tre anni, ma invece di starmene fuori a scorrazzare di prato in prato, me ne stavo rintanata in solaio tra chiodi, martelli e pezzi di legno. Praticamente vivevo lì”. Per Cristina quello era il suo microcosmo, dove si sentiva bene e dove poteva creare e costruire.
“Fin da piccola ho avuto questo richiamo, la mia prima opera intagliata nel legno è un gatto – che conservo ancora”. Da quella soffitta a oggi sono passati più di 30 anni e Cristina ha avuto l’opportunità di crescere sia nella sua professione che nella sua vita. “In tutti questi anni ho avuto modo di esplorare dentro di me, di conoscere me stessa e avere una posizione ben definita. Voglio lavorare la pietra? Lavoro la pietra, punto! Che mi si dica: è un lavoro difficile, è un lavoro da uomo, farai la fame, è faticoso ecc. Io lavoro la pietra, punto!”. Cristina non ha mai avuto paura di non farcela. “Tutti abbiamo paura di qualcosa. Penso che la paura fomenti altra paura, ma quando si alimenta il proprio obiettivo con passione, determinazione e onestà non c’è ostacolo che possa fermare la tua intenzione”. Cristina continua a raccontarsi guardandomi dritta negli occhi, e sottolineando che per lei è sempre stato importante conoscere il valore di sé stessa.

Dolcezza nella durezza

Sul sito internet di Cristina – cristinadipietro.ch; che non è tecnologica, ma si è adattata al mondo virtuale – mi ha colpita una frase piuttosto emblematica: “La pietra per me è dolcezza nella durezza”. “Ho profondo rispetto per la pietra che lavoro, la maneggio con cura. C’è un verso, una forma, ci vuole delicatezza nel trattarla, i movimenti che eseguo con gli attrezzi non devono essere né troppo duri, né troppo morbidi. Ci si comporta così anche con le persone. Io accarezzo una scultura, non la tocco. Basta una mossa eseguita senza consapevolezza e posso rovinare tutto in un attimo”. Le apparenze ingannano: lì per lì chi non la conosce può pensare che Cristina sia dura, perché di carattere schietto, ma se la si conosce emergono qualità nobili. “Sono attenta verso il prossimo, so ascoltare. Il rispetto per me è fondamentale, ho dei valori saldi che amo seguire”. 


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In ʻvacanzaʼ da una vita

Tra una scultura e un restauro Cristina fa l’ispettrice di tirocinio, a stretto contatto con gli apprendisti che lavorano la pietra, posatori di pavimenti e parquet, piastrellisti. “La passione è una delle prime cose che cerco di trasmettere ai giovani. È importante che capiscano che qualsiasi cosa facciano è una loro creazione, quindi un pezzo unico che rimane nel tempo. Ci sarà sempre un pezzo di loro stessi in quel che creano. L’artigiano è un mestiere d’oro”. Per Cristina alla base dell’insegnamento c’è la valorizzazione dell’alunno. “Oggi, quello che intralcia i giovani nello scegliere un percorso nel settore dell’artigianato è il terrore di non trovare lavoro. Penso che sia necessario alimentare fiducia e non fermarsi davanti all’idea che non possa esserci futuro in questo settore”. Ovvio, aggiunge Cristina, sarebbe più semplice lavorare come dipendente, staccare alle ore 17.30 e andare a farsi l’aperitivo. “Lavoro 7 giorni su 7, non vado mai in vacanza, sono sempre reperibile. Questo non è solo il mio lavoro: è anche un hobby, una passione, una necessità”.

(R)esistere

Nel borgo di Giubiasco, tra saloni di parrucchieri, negozi di abbigliamento, una galleria d’arte e un bar c’è il negozio di Cristina, “Demetra”: amando la mitologia greca, non poteva che scegliere la figlia di Crono e Rea, sorella di Zeus. La globalizzazione e la costante comparsa di negozi mainstream strozza piccole realtà commerciali che si vedono costrette a chiudere i battenti. Cristina tiene botta. “Esisto, non resisto, e qui ci resto. Sono in via Borghetto da qualche anno e grazie al passaparola mi sono fatta conoscere, creando il mio giro di clientela. Cosa sogno? Mi piacerebbe ci fossero più botteghe di artigiani e che ci fosse un’attenzione maggiore verso il lavoro artigianale, i pezzi unici”.

La libertà

“Mi fa sempre sorridere ricordare un bimbo di tre anni che ha partecipato a un mio laboratorio sulla pietra. Stavamo creando un ciondolo con la pietra ollare, nota per la sua morbidezza. Non c’è stato verso che io potessi toccare o mostrargli cosa fare con il suo cimelio; quella pietra era sua e per lui contava quello che voleva creare, senza che io mi mettessi in mezzo. Questo dimostra la libertà dei bambini, il non aver paura e il non fermarsi davanti a qualcosa che non si conosce, con la classica frase ‘non sono capace, aiutami’...”. Chissà? Magari questo bimbo amava la soffitta, come Cristina da piccola.

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