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12.12.2020 - 14:50
di Laura (la Ficcanaso)

Ma chi te l’ha chiesto?

"Ora vivo da solo in questa casa buia e desolata / il tempo che dava l'amore lo tengo solo per me / ogni volta in cui ti penso mangio ..."

Pubblichiamo un articolo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione.

“Ma chi?”. Per qualcuno era il periodo dei bomber, per altri dei pantaloni cargo ammazza femminilità, delle maniche lunghe fino a coprire le dita, dell’eyeliner steso male e dei capelli davanti al viso. Per quasi tutti degli zaini pieni di scritte, delle gonne cortissime, degli ombelichi scoperti. Per tutti, a prescindere dal decennio e dalle mode, era il periodo della vita in cui si rispondeva “niente” a qualunque domanda fatta a casa e in giro si interrompevano gli amici loquaci con due brevi parole. “Ma chi?”. Quell’altro si fermava un istante e dall’altra parte arrivava la chiusa destinata a incenerire lui e far scoppiare a ridere gli amici: “Ma chi te l’ha chiesto?”.
C’è un sottotesto incredibilmente sano e liberatorio in quello scambio che analizzo qui con la sicumera e la passione per l’ovvio di una che ha studiato comunicazione (so che non me l’avete chiesto ma lo dico nel tentativo di esorcizzare, il mio analista lo ritiene importante): senza un interlocutore interessato qualunque contenuto è ininfluente. Pochi giorni fa ne abbiamo avuto la prova con la classifica annuale di Spotify. Non richiesta vi dirò che nel mio podio dei più ascoltati del 2020 ci sono, nell’ordine, Ivano Fossati, Lucio Dalla e gli Zen Circus. Sono anche decisamente responsabile dell’altissima posizione occupata nella classifica della mia compagna di banco in ufficio da Musica e il resto scompare di Elettra Lamborghini. Ho ritenuto doveroso annoiare voi perché mi sono sorbita decine di condivisioni della medesima classifica da parte di amici e conoscenti.
Siamo costantemente bombardati da annunci rivolti a tutti e in definitiva a nessuno. “Milady, il cuore è un soldatino, che scrive lettere a nessuno”, cantava un milione di anni fa un Roberto Vecchioni che non ho mai ascoltato su Spotify quest’anno. Ho sempre pensato che ci fosse un sottofondo romantico e struggente in quelle parole. Il cuore scrive lettere indirizzate a qualcuno che non le leggerà.
E invece eccoci, in questo 2020 che ce ne ha fatte vedere di ogni, impegnate a condividere annunci. Quando forse abbiamo bisogno – anche e soprattutto in questo 2020 – di una spalla amica a cui raccontare quanto sono stati stronzi quei due che ci hanno lasciato, facendo schizzare Marmellata#25 di Cesare Cremonini in cima alla classifica.

 

 

 

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