laRegione
united-roads-of-america-fra-covid-19-e-i-sussidi
© E. Bos
+3
ULTIME NOTIZIE Ticino7
Ticino7
10 ore

La linea del tempo e il ‘sé narrativo’

La nostra vita raccontata a noi stessi. Ecco perché è utile mettere nero su bianco i fatti della propria esistenza (o quelli che ricordiamo)
Ticino7
12 ore

Scivolando (e non solo) con Mattia Fogliani

Se amate la libertà e gli sport invernali, ma non avete la più pallide idea di cosa sia lo splitboard, questo contributo potrebbe interessarvi...
Ticino7
16 ore

E la televendita continua

Il "venerdì nero" è quasi un ricordo, va bene. Ma se avete bisogno di compensare lacune di qualsivoglia natura (anche sentimentali) non disperate
Ticino7
19 ore

Memorie di edifici fantasma (e altre visioni)

Che esista un legame fra territorio e memoria (umana) non ci sono dubbi. Peccato ci si ricordi della sua centralità sempre sulle macerie fumanti
Ticino7
1 sett

Sotto lo sguardo vigile di Selene Alcini

Oggi è una agente di custodia in carcere, ma nelle sue molteplici vite precedenti si è dedicata a molto altro. È tutto "scritto" sulla pelle...
Ticino7
1 sett

Quelle "stranezze" del mondo animale

La natura e gli esseri viventi non mancano mai di stupirci. Per esempio, quando devono garantire la sopravvivenza della propria specie...
Ticino7
1 sett

Noi, loro, i forconi e i pop corn

Perché l'elezione di un nuovo presidente americano scalda il mondo intero e la nostra politica (svizzera ed europea) no? Io ho un'idea
Ticino7
1 sett

Ricordiamoci delle violenze sulle donne. Sempre

Soprusi, pressioni psicologiche, schiaffi, prevaricazioni, pugni. La lista è lunga e dolorosa: ma le nostre sorelle, mamme, zie e nonne meritano tutto ciò?
Ticino7
1 sett

Trattalo male (per piacere). Il masochista della porta accanto

Eros & potere: uno strano groviglio di crudeltà, dominazione e sottomissione. E non si tratta del solito film...
Ticino7
2 sett

Burger King e l'amore da Whopper

Vendersi bene è importante quasi quanto stare bene. È così che nascono le grandi storie. Anche se poi passi le giornate a fare cose bizzarre, tipo...
Ticino7
2 sett

Molino Nuovo o l'estetica delle rovine

Al Canvetto una mostra celebra i suoi primi vent'anni con gli scatti del fotografo Igor Ponti. Sguardi sul presente e sui quali riflettere
Ticino7
2 sett

Alberto Pellanda ti prende per la gola

È panettiere, pasticciere e anche confettiere. Gestisce l’attività di famiglia a Intragna, dove è nato 44 anni fa.
Ticino7
2 sett

Dilemmi sullʼartista ai tempi della pandemia

Forse non ci salverà la vita e nemmeno l’anima, ma senza un pizzico dʼarte che colori avrebbero i nostri sogni?
Ticino7
2 sett

I migliori panchinari del jazz (secondo me)

Quali sono i dischi belli, bellissimi, ma che non rientrano nel solito canone dei primi 10? Ecco una possibile classifica, tanto per cominciare
Ticino7
3 sett

Quella "fortuna" di Victoria

Una famiglia siriana, una guerra assurda e senza fine, una casa che non c'è più. Poi la dea bendata volge lo sguardo, questa volta dalla parte giusta
Ticino7
3 sett

Il Metodo Mathieu: essere ragazzi al "Tempo delle mele"

Ovvero, quando i sogni diventavano la vera quotidianità. Perché essere giovani (mica fingere di esserlo) è la cosa più bella del mondo, si sa...
Ticino7
3 sett

E il futuro del lavoro? Sarà donna

Secondo molti esperti, tipicamente ‘femminili’ sono le competenze che saranno sempre più richieste in ambito professionale. Anche agli uomini.
Ticino7
3 sett

Emily e la meraviglia del corpo (che cambia)

Anche John Fante non se lo spiegava: "Quella cosa era dentro di lei e lei era remota, sdegnosa e beata". Che poi, più che un mistero e solo la vita.
Ticino7
3 sett

La sindrome del faggio (perché odiamo le foglie che cadono?)

Inizia a perdere il fogliame da metà ottobre. Improvvisamente. Che scende pacatamente, come lievi pensieri e ricordi, per lunghe settimane
Ticino7
3 sett

United Roads of America: il voto visto dall'ombelico

Il giornalista della RSI Emiliano Bos ci porta nel cuore del paese, a poche ore dall'elezione del nuovo inquilino della Casa Bianca
Ticino7
21.11.2020 - 11:350

United Roads of America. Fra Covid-19 e i sussidi

Dal Maine all'Ohio, continua il nostro viaggio nell'ombelico degli Stati Uniti. Ricordando Marguerite Yourcenar e gli indiani Sioux

Pubblichiamo un articolo apparso su Ticino7, allegato del sabato a laRegione.

Il signor Lee Conary ha mani che sembrano badili. Per una parentesi lunga dieci anni le ha usate per impugnare fucili automatici, alla guida di un plotone di marines in Iraq. Poi è tornato in questo paradiso di foreste e specchi d’acqua, dove tra quelle dita simili a tenaglie invece del grilletto tiene strette le gomene delle barche che affitta. Il guizzo di un luccio increspa la superficie della sua “Marina”. Questo è il Lago Kezar. Siamo nel Nordovest del Maine, dove possiede anche un ristorante il signor Lee, il viso imperlato da un filo di barba d’argento, lo stesso colore di queste distese cristalline al tramonto. “Non troviamo persone per lavorare come camerieri”, spiega. Al momento del nostro incontro aveva 31 dipendenti, la stagione stava per finire. “Molti sono rimasti a casa, tutta colpa dei contributi governativi”, si lamenta. 600 dollari al mese per fronteggiare l’emergenza Covid-19, in aggiunta al contributo per la disoccupazione.  
“Non ne troviamo nemmeno noi di camerieri”, aggiunge il titolare del Pleasant Point, un elegante alberguccio in legno affacciato su un’insenatura incantevole di questo lago. Che ha stregato pure Steven King. Il più prolifico scrittore americano – conferma l’albergatore – “qui possiede otto case”. Cottage immersi tra alte fronde. Non mancano clienti da queste parti, soprattutto d’estate. Manca la manodopera stagionale che accudisca i visitatori.  


© E. Bos
Lee Conary, ex marine e titolare di un ristorante e di un noleggio barche sul lago Kezar in Maine.

Il cimitero della Yourcenar 

Eppure l’estremità nordorientale del Paese ha un sacco da regalare a chi arriva fin qui, otto ore d’auto più in su di New York. Lo sanno bene gli appassionati dell’Acadia, il primo parco nazionale creato nel 1916 a est del Mississippi. Quassù finiscono gli Stati Uniti e appena oltre inizia il Canada. In una baia della Mount Desert Island, gioiello naturale dalle tinte pacate immerso tra isole e aragoste, col granito che scivola tra le onde, trovò ispirazione anche Marguerite Yourcenar. All’entrata del piccolo cimitero di Brookside ciuffi di fiori “cardinal” dai petali carminio punteggiano un torrente. In un angolo – ma bisogna proprio andare a cercarsela – c’è la sua tomba. Tra questi fari abbarbicati sugli scogli e distese di conifere miste a betulle concluse la scrittura del suo “Memorie di Adriano”.  Non potrebbe esserci contrasto più acceso tra il suo Imperatore appassionato di filosofia e arte, e un presidente al crepuscolo del suo mandato, accusato da taluni di atteggiarsi a “sovrano”, che ha dimostrato scarsa frequentazione con la storia e la scienza, un cabotaggio incerto e fallace e una malcelata assenza di empatia di fronte al dramma sanitario che squassa gli States.  


© E. Bos
La lapide sulla tomba della scrittrice Marguerite Yourcenar in un piccolo cimitero del Maine.

Alyssa e i sussidi 

A oltre 1’500 chilometri di distanza cambia la percezione di quei 600 dollari alla settimana. Secondo il signor Lee del Maine sono solo “un incentivo a stare sul divano, perché a quel punto conviene non lavorare e incassare i sussidi”. Ma senza un rinnovo del Congresso, scadranno a breve. Invece visti ora da qui, dall’Ohio, sono essenziali questi aiuti. Almeno per Alyssa, 51 anni, dipendente della taverna Short North, un pub con gl’immancabili televisori appesi alle pareti e gli sgabelli alti con cui si appoggiano i gomiti al bancone per consumare l’ineludibile rito della partita di baseball davanti a un boccale di birra. “Non ce l’avrei fatta senza quei soldi”, ammette Alyssa, sopravvissuta a un tumore al seno qualche anno fa “grazie solo all’Obamacare” , come ci tiene a precisare. Mesi di chiusura per il lockdown, poi la lenta riapertura del locale qui nel centro di Columbus, la capitale dell’Ohio, uno Stato dove il governatore repubblicano in primavera fu uno dei primissimi ad abbassare le saracinesche di bar e ristoranti per contenere i contagi. Misure preventive comunque mai adottate a livello federale. Il governo – riflette ancora il signor Lee dal suo lago incantato – “non avrebbe dovuto politicizzare questa pandemia. Hanno fallito. Non ci hanno protetto”. Dopo quasi 250mila morti qui negli Stati Uniti, lamenta tuttora la stessa carenza di protezione anche il sindacato degli infermieri. Dopo nove mesi di pandemia, continuano a mancare mascherine e guanti. Mesi fa, avevamo visto gli infermieri protestare davanti alla Casa Bianca. 88 paia di ciabatte bianche a ricordare altrettante colleghe e colleghi morti perché non protetti a sufficienza dal coronavirus. 


© E. Bos
La protesta silenziosa degli infermieri davanti alla Casa Bianca, nella prima fase della pandemia. Nove mesi dopo, denunciano la carenza di materiale protettivo.

Gli anziani Sioux, ʻla nostra bibliotecaʼ 

I Sioux degli Ogala in South Dakota, invece, si sono protetti da soli. Posti di blocco per fermare il nemico che stavolta non è il 7° Cavalleggeri. “Gli unici custodi della nostra storia sono gli anziani: dobbiamo salvarli”, mi aveva detto al telefono Julian Bear Runner, 34 anni, giovane capo di questa tribù. Un braccio di ferro con la governatrice, che mesi fa aveva dichiarato illegali quei check-point. Ma i nativi non hanno ceduto. “La mia gente ha una storia orale e una tradizione che non sono scritte nero su bianco” dice Julian “Orso Corridore”. Nativi, afroamericani, ispanici – qui negli Stati Uniti - sono stati colpiti tre volte di più dal coronavirus rispetto ai bianchi. Tra poco sarà Thanksgiving qui in America. Un tacchino sulla tavola per ringraziare, secondo la tradizione. Stavolta però, quasi 250mila famiglie avranno ben poco di cui essere grate.


© E. Bos
L'indiano Sioux Julian Bear Runner (immagine dalla sua pagina in Facebook).

 

© E. Bos
Guarda tutte le 7 immagini
© Regiopress, All rights reserved